lunedì 27 ottobre 2014

La Macchina si ferma



LA MACCHINA INFERNALE





The Machine Stops di E. M. Forster, fu pubblicato per la prima volta nel 1909 sulla Oxford and Cambridge Review e in seguito nell’antologia The Eternal Moment, ben prima delle più celebri produzioni di Huxley e Orwell (rispettivamente Brave New World del 1932 e 1984 del 1948)

Nella prefazione alle sue Collected Short Stories (1947), Forster scrisse che "The Machine Stops is a reaction to one of the earlier heavens of H. G. Wells." Sebbene non tutte le storie di Wells fossero ottimistiche rispetto al futuro, con questo racconto Forster dava voce alle sue preoccupazioni riguardo alla dipendenza dell'uomo dalla macchina. Certo ci sorprende che a descrivere con tanto anticipo un mondo in balia della tecnologia sia lo scrittore inglese Edward Morgan Forster, conosciuto e celebrato per i romanzi Passaggio in India, Camera con vista, Maurice al cui successo ha contribuito anche la trasposizione cinematografica.


Nel racconto Forster crea un universo cyberpunk in puro stile vittoriano portando alle estreme conseguenze la tecnologia ottocentesca: telefono, cinema, telegrafo, posta pneumatica, dirigibili – gli aeroplani erano agli albori – grammofono. Egli immagina un'umanità ridotta ad uno stato larvale che, come in un moderno inferno dantesco, è costretta a vivere in enormi città sotterranee in piccole celle esagonali ed è tenuta in vita dalla Macchina, che provvede a tutti i bisogni delle persone fino a sfociare in una vera e propria religione La macchina,” esclamavano, “ci nutre e ci veste e ci dà una casa; grazie a lei possiamo parlarci, grazie a lei possiamo vederci, in lei è custodita la nostra essenza. La Macchina è amica delle idee e nemica della superstizione: la Macchina è onnipotente, eterna, benedetta sia la Macchina.”

E' un universo claustrofobico che ha perso ogni contatto con la natura e vive di idee surrogate da altre idee, generando una sorta di babele culturale, dove l'unica verità è quella della Macchina. La storia non è più raccontata “come accadde, né come avrebbero voluto che fosse accaduta, ma come avrebbe dovuto accadere, se avesse avuto luogo nei giorni della Macchina.”

La principale occupazione delle persone è parlare agli altri per scambiarsi idee attraverso gli “speaking tubes” - telefoni - e i “cinematophoes” - piastre rotonde in cui possono sentire e vedere i loro interlocutori, antenati dei moderni tablets, trasformando così le loro stanze in reali “chat rooms”. Tutto sotto lo stretto controllo dalla Macchina: “Noi abbiamo creato la Macchina affinché ubbidisse al nostro volere ma noi ora non riusciamo a farle eseguire i nostri ordini... La Macchina procede ma non verso la nostra meta. Noi esistiamo solo come globuli sanguigni che scorrono nelle sue arterie, e se lei potesse funzionare senza di noi ci lascerebbe morire.”
 
L'unico contatto tra esseri umani avviene attraverso la Macchina, il contatto diretto, sia pure tra madre e figlio, fa paura. Solo un attimo prima della catstrofe finale i due protagonisti avranno la forza di cercarsi e di abbracciarsi. Oggi questo fenomeno ha un nome preciso: "Hikikomori" - un termine giapponese che significa letteralmente "stare in disparte" e che riguarda soprattutto i giovani, che rifiutano il confronto con la realtà per rifugiarsi nel mondo virtuale, proprio come i protagonisti di questo racconto visionario.

Anche la globalizzazione è un altro fenomeno previsto da Forster, come degenerazione del sistema: Perché andare a Pechino quando questa era proprio uguale a Shrewsbury? Perché ritornare a Shrewsbury quando tutto era uguale a Pechino?”

Ma l'aspetto più inquietante è che l'umanità si è volutamente consegnata alla Macchina dopo aver perso la sua sfida per soggiogare la natura: “Ma l'umanità, nel suo desiderio di benessere, aveva superato sé stessa. Aveva sfruttato le ricchezze della natura troppo oltre. In silenzio e con compiacimento, stava affondando nella decadenza, e la parola progresso aveva finito col significare il progresso della Macchina.”

Se ci stupisce il fatto che Forster abbia anticipato di sessanta anni Internet, non meno precisa è la sua visione di una società allo stremo che rinuncia volutamente alle sue prerogative per essere protetta da sé stessa, prevedendo quel perverso trade off tra diritti dei cittadini e più sicurezza, più lavoro, più benessere che sta snaturando e indebolendo le moderne democrazie.
 
 




💥Libri consigliati:
 
Edward Morgan Forster, La macchina si ferma,
trad. di Maria Valentini, Portaparole, 2012, pp. 156, euro 16

Butler Samuel, Erewhon
1975, XXII-237 p., brossura, 6 ed. Adelphi (collana Piccola biblioteca Adelphi)
Traduttore Demby L. D.

Rampini Federico: Rete padrona. Amazon, Apple, Google & co. Il volto oscuro della rivoluzione digitale, Feltrinelli (collana Fuochi), 2014, 278 p

 
👌Film consigliati:
 
Metropolis – diretto da Fritz Lang, 1927
La fuga di Logan – (Logan's Run) 1976, diretto da Michael Anderson,
L'uomo che fuggì dal futuro - (THX 1138) 1971, diretto da George Lucas,
L'esercito delle 12 scimmie - (12 Monkeys) 1995, diretto da Terry Gilliam









La Macchina si ferma.

E. M. Forster
(1909)




                                      Ugo Pozzo - 1925






L'aeronave

Immaginate, se potete, una piccola stanza, di forma esagonale, come la cella di una ape. Non è illuminata né da finestre né da lampade, eppure è pervasa da una delicata luminescenza. Non ci sono aperture per la ventilazione, eppure l'aria è fresca. Non ci sono strumenti musicali, eppure nel momento in cui inizia questa mia meditazione, la stanza vibra di suoni melodiosi. Al centro c'è una poltrona con affianco un leggio, e questi sono tutti i mobili. E nella poltrona siede un ammasso di carne fasciata, una donna alta circa un metro e mezzo, con il volto bianco come un fungo. E' a lei che appartiene la stanza.

Un campanello elettrico suonò.

La donna toccò un interruttore e la musica cessò.

Suppongo che devo vedere chi è,” pensò, e mise in movimento la sedia. La sedia, come la musica, era azionata da un macchinario e rullò sull'altro lato della stanza dove il campanello continuava a suonare inopportunamente.

Chi è?” chiese. La sua voce erra irritata, perché era stata interrotta spesso da quando la musica era iniziata. Conosceva diverse migliaia di persone, sotto certi aspetti i rapporti umani erano migliorati enormemente. Ma quando portò il ricevitore all'orecchio, il suo volto bianco si increspò in un sorriso e disse: “Benissimo. Parliamo, ora mi isolo. Non mi aspetto che accada niente di importante per i prossimi cinque minuti. Perché posso darti al massimo cinque minuti, Kuno1. Poi devo tenere la mia conferenza su “La musica durante il periodo australiano.” Toccò la manopola per l'isolamento, così che nessun altro potesse parlare con lei. Poi toccò il dispositivo per l'illuminazione e la piccola stanza fu sommersa dalle tenebre.