Ubi
maior…
Rapporto
di minoranza (Minority
Report)
è un racconto fantascientifico
dello scrittore americano Philip
K. Dick
(1928-1982), pubblicato
la prima volta nel 1956 nella rivista Fantastic
Universe Science Fiction.
Philip
Kindred Dick, oggi
considerato fra i più importanti scrittori postmoderni,
è
stato un prolifico autore di romanzi e racconti di fantascienza il
cui lavoro ha avuto un durevole impatto sulla letteratura, il cinema
e la cultura popolare. La
sua esistenza fu funestata da episodi psicotici e
sperimentazioni con droghe
che
lo portarono a dubitare della natura stessa della realtà, fino ad
immaginare numerose
realtà o universi alternativi, l'uno dentro l'altro.
Altre
tematiche a lui care furono
i confini dell’identità umana e l’impatto della tecnologia e
dell’autoritarismo sulla società.
Nei
suoi 53 anni di vita lo scrittore rimase semisconosciuto ai più e
apprezzato solo da una piccola cerchia di appassionati. Fu
grazie al cinema che divenne un autore di culto, fama di cui non poté
godere. Pochi mesi dopo la sua morte, usciva nei cinema americani
Blade
Runner, il
film di Ridley
Scott
ispirato al suo racconto
Do
the Androids dream of Electric Sheep?
Anche
Minority
report
deve
la sua popolarità
al cinema: nel 2002
usciva
nelle sale l’omonimo film di
Spielberg,
da
cui nel 2015 venne tratta anche una serie televisiva poco fortunata.
Riassunto
:
Il
racconto si svolge nella città di New York in un futuro post
apocalittico, segnato dalle rovine di
una ipotetica
guerra anglo-cinese che ha devastato l’occidente e ha fatto perdere
all’esercito la sua autorevolezza. Il protagonista è Anderton,
l’anziano capo della polizia Precrimine, istituzione da lui creata
e diretta. Grazie alle capacità di vedere nel futuro di alcuni
individui, chiamati precognitivi, la polizia ora può prevenire i
crimini prima che avvengano, mandando i potenziali colpevoli nei
campi di detenzione.
I
tre precog al servizio della polizia, sono creature deformi a cui la
preveggenza ha tolto ogni altra capacità mentale, moderne sibille i
cui oscuri balbettii vengono registrati e riordinati
dai
computer con cui vivono in una innaturale simbiosi. Quando
la
visione di
un precog differisce
da
quella
degli
altri
due, si ottiene un rapporto di minoranza, che viene scartato a favore
di quello di maggioranza e archiviato a parte.
La vicenda inizia
quando Anderton trova sulla
scheda perforata il
suo nome come futuro
assassino di un certo Kaplan, che scoprirà essere un generale a
capo di un’associazione paramilitare che agisce nell’ombra per
riappropriarsi del potere
perso.
Considerazioni:
Racconto
breve ma ricco di spunti di riflessione,
non ultimo quello del conflitto
generazionale
che
vede l’anziano commissario Anderton sospettare del suo giovane e
ambizioso vice: inesperienza vs. esperienza, chi avrà la meglio?
Ma
il punto dolente è la stessa ragion
d’essere
della Precrimine:
arrestare degli
innocenti, persone che non hanno commesso nessun crimine, sospendendo
le
garanzie costituzionali in nome della
pace sociale, l’iniquo trade-off di ogni regime illiberale.
Spielberg
risolve
il dissidio annullando la Precrimine e liberando i detenuti. Nel
racconto Anderton, per
poter
salvare
la sua ‘creatura’, dovrà tradire i propri principi morali e
accettare il castigo conseguente.
Ma
non è l’unico paradosso. Come
fai a prevedere un omicidio che non verrà commesso?
L’autore ricorre all’artificio dei futuri multipli, delle
diverse linee temporali, altrimenti il futuro non potrebbe essere
modificato. Narrativamente
l’escamotage regge, a fil di logica un po’ meno. Ma questo non è
un racconto sui
paradossi temporali.
Ma
torniamo al titolo: il
rapporto
di minoranza,
quello scartato perché espressione di una verità alternativa a
quella della maggioranza, è
un cuneo nella filosofia della Precrimine perché dà
all’individuo la possibilità di modificare la propria condotta una
volta messo di fronte alle proprie responsabilità. Alla fine si
scoprirà che non esiste nessun rapporto di maggioranza, esso
è frutto di un errore di interpretazione delle macchine
analizzatrici. Nessun
sistema è perfetto,
nemmeno il più sofisticato, pertanto,
non si può mai abbassare la guardia, questo è
il
lascito morale del
vecchio Anderton per
il suo giovane successore (e
a tutti noi):
“Farà
meglio a tenere gli occhi aperti,” consigliò al giovane Witwer.
“Potrebbe succederle in qualsiasi momento.”
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consigliati:
Rapporto
di minoranza
Philip
K. Dick
(The
Minority Report, 1956)
La
prima cosa che venne in mente ad Anderton quando vide quel giovane
uomo fu: sto diventando calvo. Calvo, grasso e vecchio. Ma non lo
disse ad alta voce. Invece, spinse indietro la sedia, si alzò e con
risolutezza si portò sul lato della scrivania, con la mano destra
rigidamente allungata. Sorridendo con forzata amabilità, strinse
quella del giovane.
“Witwer?”
chiese, sforzandosi di dare alla domanda un tono amichevole.
“Esatto,” disse il giovane. “Ma per lei sono Ed, naturalmente.
Cioè, se lei condivide la mia stessa antipatia per le inutili
formalità.” L’espressione impertinente sulla sua faccia chiara
indicava che dava la questione per scontata. Sarebbero stati Ed e
John: tutto sarebbe stato piacevolmente collaborativo fin dal primo
momento.
“Ha
avuto problemi a trovare l’edificio?” chiese Anderton sulle
difensive, ignorando quell’approccio troppo amichevole. Buon Dio,
doveva aggrapparsi a qualcosa. La paura lo sfiorò e iniziò a
sudare. Witwer si muoveva nell’ufficio come se già fosse suo –
come se stesse prendendo le misure. Non poteva aspettare un paio di
giorni – un intervallo decente?
“Nessun
problema,” rispose Witwer cordialmente, con le mani in tasca.
Esaminò con entusiasmo i voluminosi fascicoli che ricoprivano la
parete. “Non vengo nella sua agenzia impreparato, lei capisce. Ho
qualche mia idea su come gestire la Precrimine.” Con mano tremante,
Anderton si accese la pipa. “Com’è gestita? Mi piacerebbe
saperlo.”
“Non
male,” disse Witwer. “Anzi, abbastanza bene,”
Anderton
lo fissò. “È la sua opinione personale? O lo dice per cortesia?”
Anderton
trasalì, ma ovviamente rimase impassibile. Gli costò fatica,
comunque. Si chiese cosa stesse passando in quella testa rasata quasi
a zero. Gli occhi del giovane erano blu, luminosi e fastidiosamente
intelligenti. Witwer era tutt’altro che stupido. E, ovviamente,
aveva un bel po’ di ambizione.
“Per
quel che capisco,” disse Anderton misurando le parole, “lei sarà
il mio assistente fin quando andrò in pensione.”
“Esatto,”
rispose l’altro, senza un attimo di esitazione.
“Il
che potrebbe essere quest’anno, o il prossimo, o fra dieci anni.”
La pipa nella mano di Anderton tremò. “Nessuno mi fa pressione. Io
ho fondato la Precrimine e posso stare qui quanto voglio. È
solamente una mia decisione.”
Witwer
annuì, la sua espressione era ancora schietta. “Naturalmente.”
Con uno sforzo, Anderton si calmò alquanto. “Volevo semplicemente
mettere le cose in chiaro.” “Da subito,” concordò Witwer. “Lei
è il capo. Quel che dice è legge.” Dando prova di sincerità,
chiese, “Le dispiacerebbe mostrarmi l’organizzazione? Vorrei
familiarizzarmi con la routine generale il prima possibile."
Mentre
camminavano lungo le trafficate file di uffici illuminate di giallo,
Anderton disse: “Lei è già a conoscenza della teoria del
precrimine, naturalmente. Credo che possiamo darlo per scontato.”
“Ho
le informazioni disponibili pubblicamente,” rispose Witwer. “Con
l’aiuto dei suoi mutanti precog, lei ha coraggiosamente e con
successo abolito il sistema punitivo post-crimine fatto di prigioni e
multe. Come tutti sanno, le punizioni non sono mai state un
deterrente, e difficilmente avrebbero potuto offrire conforto ad una
vittima ormai morta.”
Erano
arrivati ad un’ascensore in discesa. Mentre venivano trasportati
velocemente verso il basso, Anderton disse: “Lei ha probabilmente
intuito il fondamentale lato negativo della metodologia precrimine.
Noi portiamo dentro individui che non hanno infranto la legge.”
“Ma
lo faranno sicuramente,” affermò Witwer con convinzione.
“Fortunatamente
no, perché li prendiamo prima, prima che possano commettere un atto
violento. Pertanto, la attuazione vera e propria del crimine è
assoluta metafisica. Noi affermiamo che sono colpevoli. Loro, d’altra
parte, continuano a dichiararsi innocenti. E, in un certo senso,
sono innocenti.”
L’ascensore
si aprì e i due si incamminarono di nuovo giù per un corridoio
illuminato di giallo. “Nella nostra società non abbiamo crimini
violenti,” continuò Anderton, “tuttavia abbiamo un campo di
detenzione pieno di mancati criminali.”
Le
porte si aprirono e si chiusero: erano nell’ala analitica. Davanti
a loro c’erano impressionanti banchi di attrezzature – i
ricevitori dei dati e le macchine computazionali che studiavano e
ristrutturavano il materiale in arrivo. E dietro le macchine sedevano
i tre precog, quasi invisibili in quel labirinto di fili.
“Eccoli,”
disse Anderton seccamente. “Cosa ne pensa?” I tre idioti sedevano
balbettando nella cupa penombra. Ogni frase senza senso, ogni sillaba
casuale, veniva analizzata, comparata, riassemblata in forma di
simboli visivi, trascritta su convenzionali schede perforate e
inserita in diverse slot codificate. Per tutto il giorno gli idioti
balbettavano, imprigionati nelle loro speciali sedie dallo schienale
alto, tenuti in una posizione rigida da bande metalliche, fasci di
circuiti elettrici e morsetti. I loro bisogni fisici erano gestiti
automaticamente. Non avevano esigenze spirituali. Simili a vegetali,
biascicavano, sonnecchiavano ed esistevano. Le loro menti erano
confuse, ottuse, perse fra le ombre.
Ma
non le ombre dell’oggi. Quelle tre balbettanti, goffe creature, con
le loro teste ingrossate e i corpi emaciati, stavano contemplando il
futuro. Le macchine analitiche stavano registrando profezie e mentre
i tre idioti precog parlavano, le macchine ascoltavano attentamente.
Per
la prima volta la faccia di Witwer perse la sua disinvolta sicurezza.
Un’espressione nauseata, sgomenta affiorò nei suoi occhi, un misto
di vergogna e trauma morale. “Non è… piacevole,” mormorò.
“Non pensavo che fossero così…” si scervellò per trovare la
parola giusta, gesticolando. “Così… deformi.”
“Deformi
e ritardati,” Concordò immediatamente Anderton. “Specialmente la
ragazza, eccola. Donna ha quarantacinque anni. Ma ne dimostra circa
dieci. Il talento assorbe ogni cosa, il lobo-esp danneggia
l’equilibrio dell’area frontale. Ma cosa ci importa? Abbiamo le
loro profezie. Ci danno quello di cui abbiamo bisogno. Lor non ci
capiscono niente, ma noi sì.”
Esterrefatto,
Witwer attraversò la stanza fino alle macchine. Raccolse un fascio
di schede da una slot. “Questi sono i nomi che sono usciti fuori?”
chiese.
“Ovviamente.”
Con espressione accigliata, Anderton gli prese le schede. “Non ho
ancora avuto l’occasione di esaminarle,” spiegò, nascondendo
nervosamente la sua irritazione.
Affascinato,
Witwer osservò la macchina immettere una nuova scheda nella slot ora
vuota. Fu seguita da una seconda e da una terza. Dai meccanismi
ronzanti veniva fuori una scheda dopo l’altra. “I precog devono
vedere molto lontano nel futuro,” esclamò Witwer.
“Il
loro arco temporale è piuttosto limitato,” lo informò Anderton.
“Una settimana o due in avanti, al massimo. Molti dei loro dati
sono senza valore per noi – semplicemente non rilevanti per la
nostra attività. Le passiamo alle agenzie appropriate. E queste a
loro volta scambiano dati con noi. Ogni importante dipartimento ha la
sua riserva di preziose scimmie.” “Scimmie?” Witwer lo guardò
a disaggio. “Oh, sì, capisco. Non vedo, non sento... eccetera.
Divertente.”
“Molto
appropriato.” Automaticamente, Anderton raccolse le nuove schede
che erano che erano appena saltate fuori dalla rotativa. “Alcuni di
questi nomi saranno completamente scartati. E la maggior parte delle
altre schede riportano soltanto crimini minori: furti, evasione
fiscale, aggressioni, estorsioni. Come lei già saprà, la Precrimine
ha tagliato i crimini maggiori del novantanove virgola otto per
cento. Raramente abbiamo reali omicidi o alto tradimento. Dopo tutto,
il colpevole sa che verrà confinato in un campo di detenzione una
settimana prima che abbia una possibilità di commettere il crimine.”
“Quando
è stata l’ultima volta che un crimine è stato realmente
commesso?” chiese Witwer.
“Cinque
anni fa,” disse Anderton con voce orgogliosa.
“Come
successe?”
“Il
criminale sfuggì alle nostre squadre. Avevamo il suo nome – in
effetti, avevamo tutti i dettagli del crimine, incluso il nome della
vittima. Sapevamo il momento preciso, il luogo esatto di quel crimine
premeditato. Ma nonostante noi, fu in grado di portarlo a termine.”
Anderton alzò le spalle. “Dopo tutto, non possiamo prenderli
tutti.” Anderton sfogliò rapidamente le schede. “Ma ne prendiamo
la maggior parte.”
“Un
omicidio in cinque anni.” La fiducia di Witwer stava ritornando.
“Un record impressionante… qualcosa di cui essere orgogliosi.”
Anderton gli rispose senza enfasi. “Ne sono orgoglioso. Elaborai
la teoria trenta anni fa – ai tempi in cui gli speculatori la
consideravano solo in termini di rapide incursioni alla borsa valori.
Io vi vidi qualcosa di legale che andava oltre – qualcosa con un
incredibile valore sociale.”
Lanciò
il pacchetto di schede a Wally Page, il suo subordinato responsabile
del settore ‘scimmie.’ “Vedi quelli che ci servono,” gli
disse. “A tuo giudizio.”
Appena
Page sparì con le schede. Witwer disse pensieroso: “È una grande
responsabilità.”
“Sì,
lo è,” concordò Anderton. “Se ci lasciamo sfuggire un criminale
– come accadde cinque anni fa – avremo una vita umana sulla
coscienza. Siamo gli unici responsabili. Se noi sbagliamo, qualcuno
muore.” Con veemenza, tirò via tre nuove schede dalla slot. “La
gente crede in noi.”
“Siete
mai tentati di…” Witwer esitò. “Voglio dire, alcune delle
persone che scegliete devono offrirvi tanto.”
“Non
servirebbe. Un duplicato delle schede esce contemporaneamente al
quartier generale dell’esercito. Si tratta di pesi e contrappesi.
Possono tenerci gli occhi addosso come e quando vogliono. Anderton
diede un’occhiata veloce alla scheda in cima. “Così, anche se
volessimo accettare un...”
Si
interruppe, stringendo le labbra.
“Che
problema c’è?” chiese Witwer curioso.
Con
cautela, Anderton ripiegò la scheda e se la mise in tasca. “Niente,”
borbottò. “Assolutamente niente.”
L’asprezza
della sua voce fece avvampare Witwer.
“Non
le vado proprio a genio,” osservò.
“Vero,”
ammise Anderton. “No, però...”
Non
poteva credere che quel giovane gli dispiacesse tanto. Non gli
sembrava possibile: non era possibile. Qualcosa non andava. Confuso,
cercò di calmare la sua agitazione mentale.
Sulla
scheda c’era il suo nome. Riga uno… un futuro omicida
definitivamente accusato! Secondo la scheda perforata, il commissario
della Precrimine John A. Anderton stava per uccidere un uomo…
entro la prossima settimana.
Con
assoluta, incondizionata certezza, non lo credeva possibile.
2
Nell’anticamera
dell’ufficio, intenta a chiacchierare con Page, c’era Lisa, la
giovane, snella e bella moglie di Anderton. Era impegnata in
un’intensa e animata discussione di politica e a malapena alzò lo
sguardo quando Witwer e suo marito entrarono.
“Ciao,
cara,” disse Anderton.
Witwer
rimase in silenzio. Me i suoi occhi chiari ebbero un lieve guizzo
quando si soffermarono sui capelli castani della donna nella sua
elegante uniforme da poliziotto. Lisa adesso era un ufficiale della
Prescrimine, ma una volta, Witwer lo sapeva, era stata la segretaria
di Anderton.
Notando
l’interesse sul volto di Wiewer, Anderton si fermò a riflettere.
Inserire la scheda nelle macchine avrebbe richiesto un complice
all’interno – qualcuno strettamente connesso con la Precrimine e
che aveva accesso alle macchine analitiche. Lisa era un soggetto
improbabile, ma la possibilità esisteva.
Naturalmente
la cospirazione poteva essere su larga scala ed elaborata,
coinvolgendo molto più di una scheda ‘truccata’ inserita in un
punto qualunque lungo il processo di elaborazione. Gli stessi dati
originali potevano essere stati manomessi. In effetti, non si poteva
stabilire a quanto tempo addietro risalisse l’alterazione. Fu
raggelato dalla paura mentre iniziava a intravedere le varie
possibilità. Il suo primo impulso – aprire le macchine e rimuovere
tutti i dati – era inutile e primitivo. Probabilmente i nastri
coincidevano con le schede. Si sarebbe incriminato ulteriormente.
Aveva
approssimativamente ventiquattro ore. Poi, quelli dell’esercito
avrebbero controllato le loro schede e scoperto la discrepanza.
Avrebbero trovato nei loro archivi una copia della scheda di cui si
era appropriato. Aveva solo una delle due copie, il che significava
che la scheda ripiegata nella sua tasca poteva benissimo stare in
bella mostra sulla scrivania di Page.
Dall’esterno
dell’edificio arrivò il rombo delle auto della polizia in partenza
per le loro ronde quotidiane. Quante ore sarebbero trascorse prima
che una si fermasse davanti alla sua casa?
“Cosa
c’è, caro?” chiese Lisa preoccupata. “Sembra quasi che tu
abbia appena visto un fantasma. Stai bene?”
“Sto
bene,” la rassicurò.
Improvvisamente
Lisa si accorse dello sguardo di ammirazione di Ed Witwer. “Quel
gentiluomo è il tuo nuovo collaboratore, caro?” chiese.
Con
una certa diffidenza, Andrton presentò il suo nuovo collaboratore.
Forse fra di loro c’era un’intesa dissimulata? Non lo sapeva.
Dio, iniziava a sospettare di tutti – non soltanto sua moglie e
Witwer, ma una dozzina di membri del suo staff.
“È
di New York?” chiese Lisa.
“No,”
rispose Witwer. “Ho vissuto la maggior parte della mia vita a
Chicago. Sono in albergo – uno di quei grandi alberghi del centro.
Aspetti, da qualche parte ho il nome scritto su un biglietto.”
Mentre
si frugava nervosamente le tasche, Lisa suggerì: “Forse le farebbe
piacere venire a cena da noi. Lavoreremo in stretta collaborazione, e
penso che dovremmo conoscerci meglio.”
Sorpreso,
Anderton indietreggiò. Quali erano le possibilità che
l’atteggiamento amichevole di sua moglie fosse spontaneo,
accidentale? Witwer sarebbe rimasto lì per il resto della sera e ora
avrebbe avuto una scusa per stargli alle calcagna anche a casa sua.
Profondamente turbato, si girò di scatto e si diresse alla porta.
“Dove
stai andando?” chiese Lisa, meravigliata.
“Ritorno
alla sezione delle scimmie,” le rispose. “Voglio ricontrollare
alcuni dati poco chiari prima che li veda l’esercito.” Uscì nel
corridoio prima che lei potesse pensare ad un motivo plausibile per
trattenerlo. Velocemente, raggiunse la rampa alla fine del corridoio.
Stava rapidamente scendendo le scale esterne che portavano al
marciapiede pubblico, quando Lisa apparve ansimando dietro di lui.
“Che
diavolo ti prende?” Afferrandolo per il braccio, gli si mise
davanti. “Lo sapevo che te ne stavi andando,” esclamò,
bloccandolo. “Cosa ti prende? Tutti credono che tu...” Si
trattenne. “Voglio dire, ti stai comportando in maniera così
imprevedibile.”
Intorno
a loro un mare di gente, la solita folla del pomeriggio.
Ignorandola, Anderton tolse le dita della moglie dal suo braccio.
“Sto andando via,” le disse. “Finché sono ancora in tempo.”
“Ma
perché?”
“Mi
vogliono fare fuori – deliberatamente e malevolmente. Questa
persona è qui per prendere il mio posto. Il senato vuole arrivare a
me attraverso lui.”
Lisa
lo guardò meravigliata. “Ma sembra un giovane tanto gentile.”
“Gentile
come un mocassino d’acqua.”
Lo
stupore di Lisa si trasformò in incredulità. “Non ci credo.
Tesoro, tutta questa tensione a cui sei stato sottoposto.” Con un
sorriso incerto, balbettò: “Non è assolutamente credibile che Ed
Witwer stia tentando di farti fuori. Come potrebbe, anche se volesse?
E sicuramente Ed non lo vuole...”
“Ed?”
“Si
chiama così, no?”
I
suoi occhi scuri ebbero un lampo rabbioso di incredula protesta.
“Santo cielo. Sospetti di tutti. Tu credi veramente che io vi sia
coinvolta in qualche modo, non è così?”
Dopo
un attimo di riflessione, “Non ne sono sicuro.”
Lisa
gli si avvicinò, con uno sguardo accusatorio. “Non è vero. Tu ci
credi per davvero. Forse dovresti andare via per qualche settimana.
Hai disperatamente bisogno di riposo. Tutta questa tensione e ansia,
l’arrivo di un uomo più giovane. Ti stai comportando da paranoico.
Non te ne accorgi? Tutti che complottano contro di te. Dimmi, ne hai
qualche prova?”
Anderton
prese il suo portafoglio e tirò fuori la scheda ripiegata.
“Esaminala attentamente,” disse, porgendola alla moglie.
Lisa
sbiancò in volto ed emise un breve gemito soffocato.
“La
trappola è palese,” le disse Anderton, cercando di restare calmo.
“Questo darà a Witwer un pretesto legale per rimuovermi
immediatamente. Non dovrà aspettare il mio pensionamento.” Con
amarezza, aggiunse: “Sanno che posso andare avanti ancora per
qualche anno.”
“Ma...”
“Sarà
la fine del sistema di pesi e contrappesi. La Precrimine non sarà
più un’agenzia indipendente. Alla fine, il senato controllerà la
polizia...” Serrò le labbra. “Poi sarà la volta dell’esercito.
Beh, è tutto estremamente logico. Naturalmente, provo risentimento e
ostilità per Wirwer, naturalmente ne ho motivo. A nessuno piace
essere rimpiazzato da uno più giovane, e ritrovarsi con tanto di
benservito. È tutto abbastanza plausibile – eccetto che non ho la
minima intenzione di uccidere Witwer. Tuttavia non posso provare
niente. Cosa posso fare, allora?”
In
silenzio, il volto pallido, Lisa scosse la testa. “Io… io non lo
so. Caro, se soltanto...”
“Adesso,”
disse Anderton bruscamente, “vado a casa a fare le valigie. Questo
è tutto quello che posso pianificare.”
“Hai
veramente intenzione di … andare a nasconderti?”
“Sì.
Fino ai pianeti della colonia centauriana, se necessario. È stato
già fatto con successo, e ho ventiquattro ore di vantaggio.” Si
voltò con decisione. “Torna dentro. Non c’è ragione che tu
venga con me.”
“Pensavi
che l’avrei fatto” chiese Lisa con voce roca.
Sbigottito
Anderton la fissò. “Non lo faresti?” Poi con stupore, mormorò:
“No, vedo che non mi credi. Pensi ancora che io mi stia immaginando
tutto questo.” Diede una manata rabbiosa alla scheda. “Nonostante
questa prova ancora non sei convinta.”
“No,”
replicò Lisa prontamente, “Non lo sono. Non l’hai guardata con
sufficiente attenzione, caro. Non c’è sopra il nome di Ed
Witwer.” Incredulo, Anderton le tolse la scheda di mano.
“Non
si dice che ucciderai Ed Witwer,” Continuò lisa rapidamente, con
un filo di voce. “La scheda deve essere autentica, capisci? E non
ha niente a che fare con Ed. Né lui né altri stanno complottando
contro di te.”
Troppo
confuso per rispondere, Anderton si mise a studiare la scheda. Lisa
aveva ragione. Ed Witwer non era elencato come sua vittima. Sulla
quinta riga, la macchina aveva aveva stampato a chiare lettere un
altro nome.
LEOPOLD
KAPLAN
Frastornato,
si rimise in tasca la scheda. Non aveva mai sentito quel nome in vita
sua.
3
La
casa era fredda e deserta e Anderton iniziò quasi subito a fare i
preparativi per il suo viaggio. Mentre faceva la valigia, la sua
mente era attraversata da una folla di pensieri.
Forse
aveva torto a sospettare di Witwer, ma come poteva esserne sicuro? In
ogni modo, la congiura contro di lui doveva essere molto più
complessa di quello che aveva pensato. Witwer, nel quadro generale,
poteva essere semplicemente un insignificante burattino manovrato da
qualcun altro, una figura remota e indistinta, solo vagamente
visibile sullo sfondo.
Era
stato uno sbaglio mostrare la scheda a Lisa. Senza dubbio, l’avrebbe
dettagliatamente descritta a Witwer. Non sarebbe mai riuscito a
lasciare la Terra, non avrebbe mai avuto l’opportunità di scoprire
come poteva essere la vita su di un pianeta di frontiera.
Mentre
rimuginava sui suoi problemi, una tavola del parquet scricchiolò.
Girò la schiena al letto, stringendo in mano un giaccone invernale
scolorito dalle intemperie, per trovasi di fronte al muso bluastro di
una pistola tipo A.
“Non
ci ha messo molto,” disse, fissando con amarezza l’uomo robusto,
con un cappotto marrone che stringeva la pistola nelle sua mano
guantata, serrando le labbra. “Lisa non ha esitato nemmeno un
momento?”
La
faccia dell’intruso rimase impassibile. “Non so di cosa stia
parlando,” disse. “Mi segua.”
Stupito,
Anderton mise giù la sua giacca sportiva. “Lei non è della mia
agenzia? Non è un ufficiale di polizia?”
Attonito
e recalcitrante, fu spinto fuori dalla casa verso una limousine in
attesa. Fu immediatamente circondato da tre robusti uomini armati.
Lo sportello sbatté e la macchina imboccò l’autostrada a tutta
velocità, allontanandosi dalla città. Impassibili e distaccate, le
facce intorno a lui sobbalzavano all’unisono con il movimento del
veicolo mentre campi aperti, scuri e cupi, gli sfrecciavano accanto.
Anderton
stava ancora inutilmente cercando di afferrare le implicazioni di
quanto gli era successo, quando l’auto arrivò ad una sconnessa
strada secondaria, svoltò e scese in uno oscuro garage sotterraneo.
Qualcuno gridò un ordine. La pesante porta metallica si chiuse
cigolando e le luci del soffitto lampeggiarono. Il guidatore spense
il motore.
“Avrete
modo di pentirvene,” li avvisò Anderton con voce roca, mentre lo
trascinavano fuori dalla macchina. “Sapete chi sono?”
“Lo
sappiamo,” disse l’uomo col cappotto marrone.
Sotto
la minaccia della pistola, Anderon fu fatto salire dall’umidiccio
silenzio del garage fino ad un ingresso ricoperto da una soffice
moquette. A prima vista, si trovava in una lussuosa residenza privata
che sorgeva in un’area rurale devastata dalla guerra. In fondo
all’ingresso poté scorgere una stanza – un semplice studio
tappezzato di libri, ma arredato con gusto. Seduto sotto un cerchio
di luce, col volto parzialmente in ombra, lo aspettava un uomo che
non aveva mai visto.
Mentre
Anderton si avvicinava, l’uomo inforcò nervosamente un paio di
occhiali senza montatura, chiuse di scatto l’astuccio e si inumidì
le labbra. Era anziano, settanta o forse più, e sotto il braccio
aveva un sottile bastone d’argento. Aveva un fisico asciutto,
atletico, e una postura curiosamente rigida. I pochi capelli che
aveva erano di un castano sbiadito - attentamente pettinati, davano
un tocco di colore alla sua testa pallida e ossuta. Solo gli occhi
sembravano veramente vigili.
“Questo
è Anderton?” chiese con voce querula, rivolgendosi all’uomo col
cappotto marrone. “Dove l’avete prelevato?”
“A
casa sua,” rispose l’altro. “Stava facendo i bagagli – come
ci aspettavamo.” L’uomo alla scrivania rabbrividì visibilmente.
“Faceva i bagagli.” si tolse gli occhiali e con movimenti
rigidi, li rimise nell’astuccio. “Insomma,” disse ad Anderton
con franchezza, “cosa le succede? È completamente pazzo? Come
potrebbe uccidere un uomo che non ha mai incontrato?”
Di
colpo Anderton capì: il vecchio era Leopold Kaplan.
“Aspetti,
voglio farle io una domanda,” replicò prontamente Anderton.
“Capisce quello che ha fatto? Sono un commissario di polizia. Posso
mandarla in galera per venti anni.”
Stava
per continuare, ma un dubbio improvviso lo bloccò.
“Come
lo ha scoperto?” chiese. Senza volerlo, la sua mano corse alla
tasca dove era nascosta la scheda ripiegata.
“Non
doveva accadere prima di...”
“Non
sono stato avvisato tramite la sua agenzia,” sbottò Kaplan, con
rabbiosa impazienza. “Il fatto che lei non abbia mai sentito
parlare di me, non mi sorprende troppo. Leopold Kaplan, generale
dell’esercito dell’Alleanza Federata del Blocco Occidentale.”
Risentito, aggiunse. “In pensione dalla fine della guerra
anglo-cinese e l’abolizione dell’ AFBO.”
Aveva
senso. Anderton aveva sospettato che l’esercito elaborasse
immediatamente i suoi duplicati delle schede, a propria protezione.
Alquanto rilassato, chiese: “Allora? Mi avete portato qui. E dopo?”
“Evidentemente,”
disse Kaplan, “non ho intenzione di eliminarla, o sarebbe saltato
fuori in una di quelle miserabili piccole schede. Lei suscita la mia
curiosità. Mi sembrava incredibile che un uomo della sua statura
potesse progettare l’omicidio a sangue freddo di un perfetto
sconosciuto. Ci deve essere sotto qualcos’altro. Onestamente, sono
confuso. Se questa fosse una specie di tattica poliziesca...” si
strinse nelle sue magre spalle. “Sicuramente lei avrebbe impedito
che ci arrivasse il duplicato della scheda.”
“È
proprio così,” disse Anderton, veloce nel vedere il vantaggio di
asserire francamente quella che credeva essere la semplice verità.
“La predizione sulla scheda è stata deliberatamente falsificata da
una cricca all’interno della polizia. La scheda viene modificata io
sono intrappolato. Vengo automaticamente sollevato dalla mia carica.
Subentra il mio assistente che afferma di aver prevenuto l’omicidio
nel solito efficiente modo della Precrimine. Inutile dire che non c’è
nessun omicidio o intenzione di uccidere.”
“Sono
d’accordo con lei che non ci sarà nessun omicidio,” affermò
Kaplan mestamente, “Lei sarà consegnato alla polizia. Mi
assicurerò personalmente che venga fatto.”
Sconvolto,
Anderton protestò: “Vuole riportarmi lì? Se sarò nelle mani
della polizia non potrò mai provare...”
“Non
mi interessa quello che può provare o non provare,” lo interruppe
Kaplan. “Tutto quello che mi interessa è liberarmi di lei.”
Freddamente aggiunse; “Per mia personale protezione.”
“Era
pronto a partire,” affermò uno dei suoi uomini.
“Esatto,”
disse Anderton, sudando. “Appena mi prenderanno, sarò confinato in
un campo di detenzione. Witwer prenderà il mio posto, in toto.”
La sua faccia si incupì. “E mia moglie. Apparentemente, stanno
agendo di concerto.”
Per
un momento Kaplan sembrò esitare. “È possibile,” ammise,
osservando Anderton attentamente. Poi scosse la testa. “Non posso
correre il rischio. Se questo è un complotto contro di lei, me ne
dispiace. Ma semplicemente non è affar mio.” Sorrise appena.
“Comunque, le auguro buona fortuna.” Rivolgendosi ai suoi uomini,
disse: “portatelo negli uffici della polizia e consegnatelo alla
massima autorità.” Fece il nome del sostituto commissario e attese
la reazione di Anderton
“Witwer!”
gli fece eco Anderton.
Continuando
a sorridere flebilmente, Kaplan si voltò e accese la console della
radio nello studio. “Witwer è già in carica. Ovviamente, ha
intenzione di farne un caso.”
Ci
fu un breve ronzio statico e poi, improvvisamente, la radio risuonò
nella stanza – una stentorea voce professionale, che leggeva un
comunicato registrato.
“...tutti
i cittadini sono avvisati di non dare rifugio, aiuto o assistenza di
alcun genere a questo pericoloso criminale. La straordinaria
circostanza di un criminale fuggitivo in libertà ed in grado di
commettere atti di violenza è un unicum al giorno d’oggi. Con il
presente comunicato viene reso noto che gli statuti legali
attualmente in vigore coinvolgono tutti quei cittadini che omettano
di dare piena cooperazione alla polizia nel perseguire l’ arresto
di John Allison Anderton. Ripetiamo: l’agenzia Precrimine del
governo federale del blocco occidentale è attualmente impegnata a
localizzare e a neutralizzare il suo ex commissario, John Allison
Anderton, che, secondo la metodologia del sistema precrimine, è
dichiarato un potenziale assassino e come tale perde ogni diritto
alla libertà e ai suoi privilegi.”
“Non
gli ci è voluto molto,” mormorò Anderton, sconvolto. Kaplan
spense la radio e la voce svanì.
“Lisa
deve essere andata immediatamente da lui,” concluse amaramente
Anderton.
“Perché
avrebbe dovuto aspettare?” chiese Kaplan. “Lei ha manifestato
chiaramente le sue intenzioni.”
Fece
cenno ai suoi uomini. “Riportatelo in città. Non mi sento a mio
agio così vicino a lui. Sotto questo aspetto, concordo con il
commissario Witwer. Voglio che venga neutralizzato il prima
possibile.”
4
Una
fredda pioggerellina batteva sull’asfalto, mentre la macchina si
muoveva attraverso le strade buie di New York City diretta alla
stazione di polizia.
“Può
capire il suo punto di vista,” disse uno degli uomini ad Anderton.
“Al posto suo avrebbe fatto proprio lo stesso:”
Arrabbiato
e risentito, Anderton guardava dritto davanti a sé.
“Comunque,”
proseguì, “lei è soltanto uno delle molte migliaia di persone
andate al campo di detenzione. Non sarà solo. Anzi, potrebbe anche
dispiacerle di andar via.”
Disperato,
Anderton guardava i passanti correre lungo i marciapiedi spazzati
dalla pioggia. Non provava particolari emozioni. Sentiva soltanto
un’opprimente stanchezza. Svogliatamente, controllò i numeri
civici: si stavano avvicinando alla stazione di polizia.
“Questo
Witwer sembra sapere come cogliere un’opportunità,” osservò uno
degli uomini riprendendo la conversazione. “Lo ha mai incontrato?”
“Brevemente,”
rispose Anderton.
“Voleva
il suo lavoro e così l’ha incastrato. Ne è certo?”
Anderton
fece un smorfia. “Ha importanza?”
“Ero
solamente curioso.” L’uomo lo guardò con indifferenza. “Così
lei è l’ex commissario di polizia. La gente nel campo sarà felice
di vederla arrivare. Si ricorderanno di lei.”
“Senza
dubbio,” acconsentì Anderton.
“Di
sicuro Wintwer non ha perso tempo. Kaplan è fortunato – con un
ufficiale del genere in carica.” L’uomo guardò Anderton quasi
con pietà. “Lei è veramente convinto che sia un complotto, eh?”
“Naturalmente.”
“Lei
non torcerebbe un capello a Kaplan? Per la prima volta nella storia,
la Precrimine ha sbagliato? Un uomo innocente è stato incastrato da
una di quella schede. Forse, ci sono state altre persone innocenti…
giusto?”
“Probabile,”
ammise Anderton con distacco.
“Forse
l’intero sistema può collassare. Sicuramente, lei non è sul punto
di commettere un omicidio… forse nessuno di quelli lo era. È per
questo che ha detto a Kaplan che voleva rimanere libero? Sperava di
provare che il sistema è sbagliato? Ho una mente aperta, se ne vuol
parlare.”
Un
altro uomo si chinò in avanti e chiese, “Detto fra di noi, c’è
qualcosa di vero in questa storia del complotto? La stanno veramente
incastrando?”
Anderton
sospirò. A quel punto nemmeno lui ne era certo. Forse era
intrappolato in un incomprensibile circolo vizioso senza via
d’uscita, senza né capo né coda. In effetti, era quasi pronto ad
ammettere di essere vittima di una logorante nevrosi, derivata da una
crescente insicurezza. Era pronto ad arrendersi senza combattere. Era
schiacciato sotto il peso di un’enorme stanchezza. Stava
combattendo contro l’impossibile – e tutte le carte erano contro
di lui.
L’acuto
stridio degli pneumatici lo ridestò. Il guidatore stava
freneticamente tentando di controllare l’auto, strattonando il
volante e pigiando sui freni, mentre un enorme furgone del pane
spuntava fuori dalla nebbia e correva proprio lungo la corsia
antistante. Se avesse spinto il motore a tavoletta invece, avrebbe
potuto salvarsi. Ma capì il suo errore troppo tardi. La macchina
slittò, sbandò, esitò per un breve istante e poi si schiantò nel
muso del furgone.
Il
sedile sotto Anderton si sollevò e lo mandò a sbattere con la
faccia contro la portiera. Un dolore improvviso, intollerabile,
sembrò scoppiargli nel cervello mentre, ansimante, cercava
debolmente di sollevarsi sulle ginocchia. Da qualche parte, il
crepitio di un fuoco riecheggiava sinistramente, mentre sibilanti
schegge incandescenti lampeggiavano nelle volute della nebbia
facendosi strada nella carcassa contorta della macchina.
Mani
dall’esterno della macchina lo raggiunsero. Lentamente, si rese
conto che stava per essere tirato fuori attraverso lo squarcio che
era stato lo sportello. Un pesante cuscino del sedile fu bruscamente
tirato via e improvvisamente si trovò in piedi, mentre si appoggiava
pesantemente contro una sagoma nera e veniva guidato verso l’oscurità
di un vicolo poco distante dalla macchina. In lontananza si udivano
le sirene della polizia.
“Vivrà,”
una voce gracchiò nel suo orecchio, bassa e pressante. Era una voce
che non aveva mai sentito prima, estranea e pungente come la pioggia
che gli batteva sul viso. “Riesce a sentire quello che dico?”
“Sì,”
rispose Anderton. Provò invano a tirarsi giù la manica sbrindellata
della camicia. Un taglio sulla guancia iniziava a pulsare. Confuso,
cercò di orientarsi.
“Lei
non è...”
“Smetta
di parlare e ascolti.” L’uomo era di corporatura robusta, quasi
grasso. Ora le sue grandi mani tenevano Anderton addossato al muro di
mattoni bagnati dell’edificio, lontano dalla pioggia e dal
baluginio della macchina in fiamme. “Abbiamo dovuto agire in questo
modo,” disse. “Era l’unica alternativa. Non avevamo molto
tempo. Pensavamo che Kaplan l’avrebbe tenuto a casa sua più a
lungo.”
“Chi
siete?” riuscì a dire Anderton.
La
faccia umida, rigata dalla pioggia si contorse in una risata priva di
umorismo. “Il mio nome è Fleming. Ci rivedremo. Abbiamo circa
cinque secondi prima che arrivi la polizia. Poi ritorneremo da dove
siamo venuti.” Un pacchetto piatto fu depositato nelle mani di
Anderton. “C’è abbastanza grana per la sua fuga. E dentro c’è
un set completo di documenti d’identità. La contatteremo di tanto
in tanto.” Il suo sorriso aumentò e divenne un sogghigno nervoso.
“Finché lei non avrà provato i suoi sospetti.”
Anderton
rabbrividì. “È un complotto, allora?”
“Naturalmente.”
Bruscamente, l’uomo imprecò. “Vuol dire che c’è cascato anche
a lei?”
“Pensavo...”
Anderton faceva fatica a parlare, uno dei suoi incisivi sembrava
allentato. “L’ostilità verso Wintwer… io rimpiazzato, mia
moglie ed un uomo più giovane, un naturale risentimento...”
“Non
si prenda in giro,” disse l’altro. “Lei sa molto più di
questo. Tutta la faccenda è stata elaborata attentamente. Avevano
ogni singola fase sotto controllo. La scheda era impostata in modo da
uscire il giorno in cui è apparso Witwer. La prima parte è ormai
conclusa. Witwer è il commissario, e lei è un criminale ricercato.”
“Chi
c’è dietro?”
“Sua
moglie.”
Ad
Anderton girò la testa. “Ne è sicuro?”
L’uomo
rise. “Ci può scommettere la pelle.” Si guardò velocemente
intorno. “Arriva la polizia. Esca da questo vicolo, acchiappi un
autobus al volo e vada nei bassifondi, affitti una stanza, compri una
pila di riviste per tenersi occupato. Si procuri altri vestiti. È
abbastanza intelligente per badare a sé stesso. Non cerchi di
lasciare la terra. Hanno il controllo di tutto l’intersistema dei
trasporti. Se riesce a tenere un profilo basso per i prossimi sette
giorni, è salvo.”
Fleming
lo lasciò andare. Con cautela, andò all’ingresso del vicolo e
sbirciò fuori. La prima macchina della polizia si era fermata sulla
strada bagnata; con il motore al minimo, scivolò con circospezione
verso la fumante carcassa che era stata la macchina di Kaplan. Gli
uomini all’interno di quel relitto si muovevano a fatica, iniziando
a strisciare dolorosamente fuori dal groviglio di acciaio e plastica
per uscire nella fredda pioggia.
“Ci
consideri una sorta di società protettiva,” disse Fleming
sottovoce, con la sua inespressiva faccia tonda lucida per la
pioggia. “Una sorta di forza di polizia che controlla la polizia.
Per accertarsi,” aggiunse, “che ogni cosa sia in equilibrio.”
Allungò
velocemente la sua grossa mano. Barcollando, Anderton fu scaraventato
via, rischiando di cadere tra i rottami bagnati sparsi nel vicolo
buio.
“Se
ne vada,” gli ordinò Fleming bruscamente. “E non butti via quel
pacchetto.” Mentre Anderton si avviava a tentoni verso l’altra
estremità del vicolo, le ultime parole dell’uomo aleggiarono verso
di lui. “Studi ogni mossa e forse potrà ancora sopravvivere.”
5
I
documenti d’identità lo descrivevano come Ernest Temple, un
elettricista disoccupato, che riceveva un sussidio settimanale dallo
stato di New York, con una moglie e quattro bambini a Buffalo e meno
di cento dollari in banca. Una green card macchiata di sudore gli
dava il permesso di viaggiare e di non avere obbligo di fissa dimora.
Un uomo in cerca di lavoro aveva necessità di viaggiare e magari di
andare molto lontano.
Mentre
attraversava la città in un autobus quasi vuoto, Anderton studiò la
descrizione di Ernest Temple. Ovviamente, i documenti erano stati
impostati avendo lui in mente, perché tutte le caratteristiche
fisiche corrispondevano. Dopo un po’, si fece il problema delle
impronte digitali e dello schema delle onde cerebrali. Non avrebbero
sostenuto un confronto. L’intero portafoglio di documenti avrebbe
passato soltanto un esame superficiale.
Ma
era comunque qualcosa. E insieme alle carte d’identità c’erano
anche diecimila dollari in banconote. Mise in tasca denaro e
documenti, poi si dedicò al messaggio dattiloscritto in cui erano
stati avvolti.
All’inizio
non riuscì ad afferrarne il senso. Rimase a pensarci a lungo,
perplesso.
‘L’esistenza
di una maggioranza implica logicamente una corrispondente minoranza.’
L’autobus
era entrato nella vasta area dei bassifondi, le decadenti miglia di
hotel economici e palazzoni fatiscenti che erano spuntati dopo la
distruzione di massa della guerra. L’autobus rallentò allo stop e
Anderton si alzò. Qualche passeggero osservò pigramente il taglio
sulla guancia e gli abiti sbrindellati. Ignorandoli, scese giù sul
marciapiede spazzato dalla pioggia.
Oltre
che a prendere il denaro che gli era dovuto, all’impiegato
dell’albergo non importava niente altro. Anderton salì le scale
fino al secondo piano ed entrò nella cameretta umida che adesso era
la sua. Con gratitudine, serrò la porta e tirò giù le tapparelle.
La stanza era piccola ma pulita. Letto, armadio, calendario
illustrato, sedia, lampada, una radio con una fessura per inserirvi
quarti di dollaro.
Vi
inserì una monetina e si gettò pesantemente sul letto. Tutte le
stazioni principali trasmettevano il bollettino della polizia. Era
una novità eccitante, qualcosa di sconosciuto alle nuove
generazioni. Un criminale in fuga! Il pubblico era avidamente
interessato.

“… quest’uomo
si è avvantaggiato della sua alta posizione per realizzare la sua
fuga iniziale,” stava dicendo l’annunciatore, con professionale
indignazione. “Grazie al suo alto grado, aveva accesso
all’anteprima dei dati e la fiducia di cui godeva gli ha permesso
di evadere il normale processo di individuazione e rilocamento. Nel
periodo in cui è stato in carica ha esercitato la sua autorità
inviando innumerevoli individui potenzialmente colpevoli al loro
giusto confinamento, risparmiando così le vite di vittime innocenti.
Quest’uomo, John Allison Anderton, è stato determinante per
l’originale creazione del sistema precrimine, la preventiva
individuazione di criminali attraverso il geniale uso di mutanti
precog, capaci di prevedere eventi futuri e trasferire oralmente i
dati alle macchine analitiche. Questi tre precog, nella loro funzione
vitale...”
La
voce si affievolì mentre Anderton lasciava la stanza ed entrava nel
minuscolo bagno. Lì si strappò di dosso la giacca e la camicia e
fece correre l’acqua calda nel lavandino. Iniziò a lavare il
taglio sulla guancia. Alla farmacia all’angolo aveva comprato
tintura di iodio e cerotti, un rasoio, un pettine uno spazzolino e
altre cosette di cui poteva aver bisogno. Decise che il mattino dopo
avrebbe cercato un negozio di abiti usati e comprato dei vestiti più
adatti. Dopo tutto, era un elettricista disoccupato, non un
commissario di polizia ferito in un incidente d’auto.
Nella
stanza, la radio continuava a blaterare. Rendendosene conto solo a
livello inconscio, stava di fronte allo specchio incrinato mentre si
esaminava un dente rotto.
“...il
sistema dei tre precog trova la sua genesi nei computer della metà
di questo secolo. Come vengono controllati i risultati di un computer
elettronico? Inserendo i dati in un analogo computer. Ma due
computer non sono sufficienti. Se ciascun computer arrivasse a
differenti conclusioni è impossibile stabilire a priore qual’è
quella corretta. La soluzione, basata su meticolose analisi
statistiche, è quella di utilizzare un terzo computer per analizzare
i risultati dei primi due. In questo modo si ottiene il cosiddetto
rapporto di maggioranza. Si può supporre con ottime probabilità che
le risposte identiche di due computer su tre indichi quale
alternativa sia la più attendibile. Non è verosimile che due
computer arrivino ad identiche soluzioni errate...”
“...l’unanimità
di tutti e tre i precog è un fenomeno auspicato ma raramente
verificatosi, spiega il sostituto commissario Witwer. È molto più
frequente ottenere un rapporto di maggioranza collaborativa di due
precog, più un rapporto di minoranza con lievi differenze, di solito
con riferimento al tempo e al luogo, dal terzo mutante. Questo si
spiega con la teoria dei futuri multipli. Se esistesse una sola
linea temporale, le informazioni precognitive non avrebbero alcuna
importanza, dal momento che non ci sarebbe nessun possibilità, nel
possedere queste informazioni, di alterare il futuro. Nel lavoro
dell’Agenzia Precrimine, bisogna prima di tutto supporre...”
Anderton
iniziò a camminare freneticamente intorno alla minuscola stanza.
Rapporto di maggioranza – soltanto due dei precog avevano
contribuito al materiale alla base della scheda. Questo era il senso
del messaggio incluso nel pacchetto. Il rapporto del terzo precog. Il
rapporto di minoranza, era in qualche modo importante.
Perché?
L’orologio
segnava la mezzanotte passata. Page aveva finito il suo turno. Non
sarebbe tornato nella sezione delle scimmie fino al pomeriggio
seguente. Era una remota possibilità, ma valeva la pena di tentare.
Forse Page gli avrebbe dato una mano, forse no. Avrebbe dovuto
correre il rischio.
Doveva
vedere il rapporto di minoranza.
6
Fra
mezzogiorno e l’una le strade ricoperte di spazzatura brulicavano
di gente. Scelse quell’ora, la più congestionata della giornata,
per fare la sua telefonata. Dopo aver scelto un supermercato pieno di
clienti, formò il familiare numero della polizia e rimase in attesa,
con la fredda cornetta all’orecchio. Aveva deliberatamente scelto
la modalità audio, non quella video: a dispetto dei suoi abiti di
seconda mano e del suo aspetto trasandato e non rasato, poteva essere
riconosciuto.
Il
centralinista gli era nuovo. Con fare guardingo, chiese l’interno
di Page. Se Witwer stava sostituendo lo staff regolare con suoi
uomini, poteva ritrovarsi a parlare ad un perfetto sconosciuto.
“Pronto,”
giunse la voce roca di Page.
Sollevato,
Anderton si guardò intorno. Nessuno badava a lui. I clienti giravano
tra la merce, presi dalla loro routine quotidiana. “Può parlare?”
chiese. “O è controllato?”
Ci
fu un attimo di silenzio. Poteva figurarsi la faccia mite di Page
attraversata dall’incertezza mentre cercava disperatamente di
decidere cosa fare. Alla fine arrivarono delle parole esitanti.
“Perché… sta chiamando qui?”
Ignorando
la domanda, Anderton disse, “Non ho riconosciuto il centralinista.
Nuovo personale?”
“Nuovo
di zecca,” confermò Page, con un fil di voce. “Grandi
cambiamenti, in questi giorni.”
“Così
ho sentito.” Con ansia, Anderton chiese, “E il suo lavoro? Ce
l’ha ancora?”
“Aspetti
un attimo.” Il ricevitore fu messo giù e all’orecchio di
Anderton arrivò il suono di passi felpati. Fu seguito dal veloce
sbattere di una porta che veniva chiusa in tutta fretta. Page
ritornò. “Adesso possiamo parlare più tranquillamente,” disse
con voce soffocata.
“Quanto
tranquillamente?”
“Non
molto. Dove si trova?”
“A
zonzo per Central Park,” disse Anderton. “Mi godo il sole.” Per
quel che ne sapeva, Page poteva essere andato ad assicurarsi che il
meccanismo di localizzazione fosse attivo. Magari in quel momento una
squadra di polizia aerotrasportata era diretta verso di lui. Ma
doveva correre il rischio. “Ho una nuova attività,” disse
bruscamente. “Adesso sono un elettricista.”
“Oh?”
fece Page, stupito.
“Pensavo
che forse aveva del lavoro per me. Se si può organizzare, mi
piacerebbe fare un salto da lei ed esaminare le sue apparecchiature
informatiche di base. In particolare, le banche dati e analitiche
nella sezione delle scimmie.”
Dopo
una pausa, Page disse: “Si...potrebbe fare. Se è veramente
importante.”
“Lo
è,” lo rassicurò Anderton. “Quando sarebbe meglio per lei?”
“Beh,”
disse Page, in difficoltà. “Una squadra di manutenzione verrà a
controllare l’equipaggiamento intercom. Il sostituto commissario
vuole che sia potenziato, in modo da poter agire più prontamente.
Potrebbe accodarsi.”
“D’accordo.
A che ora?”
“Diciamo
alle quattro. Ingresso B, livello 6. le verrò incontro.”
“Bene,”
disse Anderton, mentre già iniziava a riattaccare. “Spero che lei
sia ancora al suo posto, quando verrò.”
Riagganciò
ed uscì velocemente dalla cabina. Un momento dopo, si stava
intrufolando fra la massa di gente che affollava la vicina
caffetteria. Nessuno l’avrebbe localizzato lì.
Doveva
aspettare tre ore e mezzo. E sarebbero sembrate molte di più.
Risultò essere l’attesa più lunga della sua vita prima che
potesse finalmente incontrare Page, come stabilito.
La
prima cosa che Page disse fu. “Lei è fuori di testa. Perché
diavolo è ritornato qui?”
“Non
ci resterò a lungo.” Coi nervi tesi, Anderton si aggirò
furtivamente per la sezione delle scimmie, chiudendo sistematicamente
una porta dopo l’altra. “Non lasci entrare nessuno. Non posso
correre rischi.”
“Avrebbe
dovuto fuggire quando era in vantaggio.” In preda all’apprensione,
Page lo seguì. “Witwer ne sta approfittando alla grande. Ha
convito l’intero paese a chiedere la sua testa.”
Ignorandolo,
Anderton aprì il principale banco di controllo della macchina
analitica. “Quale delle tre scimmie diede il rapporto di
minoranza?”
“Non
chieda a me. Me ne sto andando.” Mentre si dirigeva alla porta,
Page si fermò brevemente, indicò la figura centrale e sparì. La
porta si chiuse, Anderton era solo.
Quello
centrale. Lo conosceva bene. Quel nano ingobbito era rimasto seduto
in mezzo ai suoi cavi e relè per quindici anni. Mentre Anderton si
avvicinava, non sollevò lo sguardo. Con i suoi occhi appannati e
vacui, contemplava un mondo che ancora non esisteva, cieco alla
realtà fisica che lo circondava.
“Jerry”
aveva ventiquattro anni. Dapprincipio, era stato classificato come un
demente idrocefalo, ma quando aveva raggiunto i sei anni, le sonde
psichiche avevano rilevato il talento precog, seppellito sotto strati
di tessuti logorati. Sistemato in una scuola di formazione gestita
dal governo, il talento latente era stato coltivato. All’età di
nove anni il suo talento era arrivato ad un livello di proficua
utilità. “Jerry,” comunque, rimaneva nel caos senza speranza
dell’idiozia: lo sbocciare della sua facoltà aveva assorbito la
totalità della sua personalità.

Mettendosi
giù, Andrton iniziò a smontare i pannelli protettivi che coprivano
le bobine custodite nelle macchine analitiche. Leggendo gli schemi,
rintracciò i terminali delle sezioni finali dei computer integrati,
fino al punto da cui si diramava l’equipaggiamento individuale di
‘Jerry.’ Nel giro di pochi minuti stava cautamente tirando fuori
due bobine da mezz’ora: dati rifiutati di recente non inclusi nei
rapporti di maggioranza. Consultando la legenda dei codici, selezionò
la sezione del nastro che si riferiva alla sua particolare scheda.
Lì
accanto c’era un registratore. Trattenendo il respiro, inserì la
bobina, attivò l’apparecchio e ascoltò. Ci volle solo un secondo.
Fin dalla prima frase del rapporto era chiaro cos’era successo.
Aveva ciò che voleva, poteva smettere di cercare.
La
visione di ‘Jerry’ era sfasata. A causa della natura erratica
della precognizione, il mutante stava esaminando un’area temporale
leggermente diversa da quella dei suoi compagni. Per lui, il rapporto
secondo cui Anderton avrebbe commesso un omicidio era un evento da
integrare con tutto il resto. Questa asserzione – insieme alla
reazione di Anderton – era un ulteriore dato.
Ovviamente,
il rapporto di ‘Jerry’ annullava il rapporto di maggioranza.
Essendo stato informato che avrebbe commesso un omicidio, Anderton
avrebbe cambiato idea e non l’avrebbe fatto. La previsione
dell’omicidio aveva cancellato l’omicidio: la profilassi si era
realizzata semplicemente col fatto di essere stato informato. A
questo punto, era stato creato un nuovo tracciato temporale. Ma
‘Jerry’ era stato messo in minoranza.
Tremando,
Anderton riavvolse il nastro e avviò la registrazione. Fece una
copia del rapporto ad alta velocità, mise a posto l’originale e
rimosse la copia dall’apparecchio. Là c’era la prova che la
scheda era nulla, obsoleta. Tutto quello che doveva fare era
mostrarla a Witwer…
Fu
sbalordito dalla sua stupidità. Sicuramente, Witwer aveva visto il
rapporto e, a dispetto di ciò, aveva assunto la carica di
commissario, aveva sguinzagliato le pattuglie di polizia per la
città. Witwer non intendeva fare un passo indietro, a lui non
interessava l’innocenza di Anderton.
Cosa
poteva fare, allora? Chi altro poteva essere interessato? “Dannato
idiota!” gracchiò una voce dietro di sé, carica di ansia.
Si
voltò velocemente. Sua moglie si era affacciata ad una delle porte,
nella sua uniforme di polizia, con uno sguardo sconvolto per lo
sgomento. “Non preoccuparti,” le disse laconicamente, mostrando
la bobina. “Me ne sto andando.”
La
faccia sconvolta, Lisa gli corse incontro come una furia. “Page mi
ha detto che eri qui, ma non riuscivo a crederci. Non doveva farti
entrare. Proprio non capisce chi sei.”
“Chi
sono?” chiese Anderton caustico. “Prima che tu mi risponda,
faresti bene ad ascoltare questo nastro.”
“Non
voglio ascoltarlo! Voglio solo che tu te ne vada! Ed Witwer sa che
qui c’è qualcuno. Page sta cercando di tenerlo occupato, ma...”
Si interruppe, con la testa girata di lato. “Adesso è qui! Sta per
entrare con la forza."
“Non
hai nessuna influenza? Cerca di essere graziosa e affascinante. Forse
si dimenticherà di me.”
Lisa
gli rivolse uno sguardo di amareggiato rimprovero. “C’è una
navicella parcheggiata sul tetto. Se vuoi fuggire...” La voce le
venne meno e per un istante rimase in silenzio. Poi disse, “Decollo
fra qualche minuto. Se vuoi venire...”
“Vengo,”
disse Anderton. Non aveva altra scelta. Si era assicurato il suo
nastro, la sua prova, ma non aveva escogitato nessun piano di fuga.
Ben contento, corse dietro la figura snella di sua moglie mentre
usciva dall’edificio, attraverso una porta laterale e lungo un
corridoio di servizio, con i tacchi che risuonavano nella penombra
deserta.
7
seduto
al volante dell’incrociatore ad alta velocità della polizia,
Anderton riassunse il contenuto del nastro del rapporto di minoranza.
Lisa ascoltò senza commentare, il voto tormentato e tirato, le mani
serrate in grembo. Sotto la navicella, il paesaggio rurale devastato
dalla guerra si stendeva come una mappa in rilievo, le zone
disabitate tra un città e l’altra cosparse di crateri e
punteggiate dalle rovine di fattorie e piccoli impianti industriali.
“Mi
chiedo,” disse Lisa quando Anderton ebbe finito, “quante volte è
successo prima.”
“Un
rapporto di minoranza? Tantissime volte.”
“Voglio
dire, un precog sfasato. Usare il rapporto degli altri due come dati…
rimpiazzandoli.” Con suoi occhi scuri diventati seri, aggiunse,
“Forse un sacco di gente nei campi è nella tua situazione.”
“No,”
insisté Anderton. Ma anche lui stava iniziando a sentirsi a disagio.
“Io ero nella posizione di leggere la scheda e dare un’occhiata
al rapporto. Questo ha fatto la differenza.”
“Ma...”
Lisa fece un gesto significativo. “Forse tutti loro avrebbero
reagito allo stesso modo. Avremmo potuto dirgli la verità.”
“Sarebbe
stato un rischio troppo grande,” rispose testardamente.
Lisa
rise amaramente. “Rischio? Casualità? Incertezza? Con i precog
intorno?”
Anderton
si concentrò sulla guida della veloce navicella. “Questo è un
caso unico,” ripeté. “E noi abbiamo un problema immediato.
Possiamo affrontare gli aspetti teorici più tardi. Devo portare
questo nastro alle persone giuste… prima che il tuo brillante
giovane amico lo distrugga.
“Lo
stai portando a Kaplan?”
“Certamente.”
Picchiettò sulla bobina del nastro che si trovava sul sedile fra di
loro. “Sarà interessato. La prova che la sua vita non è in
pericoli dovrebbe essere di vitale importanza per lui.”
Con
mano tremante, Lisa tirò fuori dalla sua borsa il suo
portasigarette. “E pensi che ti aiuterà?”
“Potrebbe…
o forse no. È un rischio che vale la pena correre.”
“Come
sei riuscito ad eclissarti così velocemente?” chiese Lisa. “Non
è facile procurarsi una copertura veramente efficace.”
“Tutto
quello che ci vuole sono i soldi,” rispose evasivamente.
Mentre
fumava, Lisa rifletteva. “Probabilmente Kaplan ti proteggerà.”
disse. “È molto potente.”
“Pensavo
fosse solo un generale in pensione.”
“Tecnicamente
è così. Ma Witwer ha tirato fuori il suo dossier. Kaplan è il capo
di una insolita organizzazione esclusiva di veterani. È una specie
di club, con pochi membri selezionati. Solamente alti ufficiali: una
società internazionale con membri provenienti da entrambi gli
schieramenti della guerra. Qui a New York gestiscono un edificio
signorile, tre riviste patinate e occasionali passaggi in televisione
che gli costano una piccola fortuna.”
“Cosa
stai cercando di dire?”
“Soltanto
questo. Mi hai convinta della tua innocenza. Voglio dire, è ovvio
che tu non commetterai un omicidio. Ma ora devi capire che il
rapporto originale, quello di maggioranza, non era un falso. Nessuno
lo ha falsificato. Non è stato creato da Ed Witwer. Non c’è
nessun complotto contro di te e non c’è mai stato. Se accetti
questo rapporto di minoranza come autentico allora dovrai accettare
anche quello di maggioranza.”
Acconsentì
con riluttanza. “Penso di sì.”
“Ed
Witwer,” continuò Lisa, “sta agendo in completa buona fede.
Crede davvero che tu sia un potenziale criminale… e perché no? Ha
il rapporto di maggioranza sulla sua scrivania, ma tu hai quella
scheda ripiegata nella tua tasca.”
“L’ho
distrutta,” disse Anderton con calma.
Lisa
si chinò verso di lui con decisione. “Ed Witwer non è motivato da
alcun desiderio di prendere il tuo posto,” disse. “È motivato
dallo stesso desiderio che ti ha sempre guidato. Crede nella
Precrimine. Vuole che il sistema continui. Gli ho parlato e sono
convinta che stia dicendo la verità.”
“Vuoi
che porti questa bobina a Witwer?” chiese Anderton. “Se lo
faccio, la distruggerà.”
“Sciocchezze,”
replicò Lisa. “Gli originali sono stati nelle sue mani fin da
principio. Avrebbe potuto distruggerli quando voleva.”
“Questo
è vero.” Ammise Anderton. “Forse non lo sapeva.”
“Certo
che no. Mettila così. Se Kaplan entra in possesso di quel nastro, la
polizia sarà discreditata. Non capisci perché? Sarebbe la prova che
il rapporto di maggioranza era un errore. Ed Witwer ha assolutamente
ragione. Tu devi essere arrestato, se la Precrimine deve
sopravvivere. Tu stai pensando alla tua salvezza. Ma pensa, per un
momento, al sistema.” Chinandosi, spense il mozzicone della
sigaretta e rovistò nella borsa per cercarne un’altra. “Cosa è
più importante per te – la tua personale salvezza o l’esistenza
del sistema?”
“La
mia salvezza,” rispose Anderton, senza esitazione.
“Sei
sicuro?”
“Se
il sistema può sopravvivere solo imprigionando gente innocente,
allora merita di essere distrutto. La mia salvezza personale è
importante perché sono un essere umano. E inoltre...”
Lisa
aveva tirato fuori dalla borsa una pistola incredibilmente piccola.
“Credo,” gli disse con voce strozzata, “di avere il dito sul
grilletto. Non ho mai usato un’arma come questa prima. Ma ho voglia
di provarci.”
Dopo
una pausa, Anderton chiese: “Vuoi che torni indietro? È così?”
“Sì,
torniamo alla stazione di polizia. Mi dispiace. Se tu potessi mettere
il bene del sistema al di sopra del tuo egoistico...”
“Tieni
per te il tuo sermone,” l’interruppe Anderton. “Riporterò
indietro la navetta. Ma non starò ad ascoltare la tua difesa di un
codice di comportamento che nessuna persona intelligente potrebbe
sottoscrivere.”
Le
labbra di Lisa si strinsero in una sottile linea esangue. Impugnando
saldamente la pistola, sedette rivolta verso di lui, restando a
fissalo mentre faceva fare alla navicella un’ampia virata. Alcune
cose sparse nel portaoggetti furono sbatacchiate mentre la navicella
si inclinava bruscamente, con un’ala che si impennava maestosamente
verso l’alto.
Anderton
e sua moglie erano assicurati ai sedili da braccioli metallici di
sicurezza. Ma non così il terzo membro del gruppo.
Con
la coda dell’occhio, Anderton vide un movimento fulmineo.
Contemporaneamente ci fu un rumore, quello di un grosso uomo che
cercava disperatamente di aggrapparsi a qualcosa mentre perdeva
improvvisamente l’equilibrio e andava a sbattere nella parete
imbottita della navicella. Quello che seguì accadde velocemente.
Fleming si rimise istantaneamente in piedi, barcollante e guardingo,
un braccio scattò verso la pistola della donna. Anderton era troppo
stupito per gridare. Lisa si voltò, vide l’uomo e urlò. Con un
colpo repentino, Fleming le fece cadere la pistola dalla mano
facendola rotolare sul pavimento.
Con
un grugnito, Fleming spinse la pistola di lato e la recuperò.
“Spiacente,” ansimò, raddrizzandosi alla meglio. “Pensavo che
potesse dire altro. Per questo ho aspettato.”
“Lei
era qui quando...” iniziò Anderton... e si fermò. Era ovvio che
Fleming e i suoi uomini l’avevano tenuto sotto sorveglianza.
L’esistenza della navicella di Lisa era stata debitamente rilevata
e considerata, e mentre Lisa discuteva se sarebbe stato saggio usarla
per portarlo in salvo, Fleming si era nascosto nel bagagliaio della
navicella.
“Forse,”
disse Fleming, “farebbe meglio a darmi quella bobina.” Allungò
le sue grosse dita rozze per prenderla. “Lei ha ragione, Witwer
l’avrebbe liquefatta.”
“Anche
Kaplan?” chiese Anderton con freddezza, ancora disorientato dalla
presenza dell’uomo.
“Kaplan
sta collaborando con Witwer. Ecco perché il suo nome è comparso
sulla quinta riga della scheda. Chi dei due è il vero capo, non lo
sappiamo. Forse nessuno dei due.” Fleming gettò lontano la
minuscola pistola e tirò fuori la sua pesante arma d’ordinanza.
“Ha fatto un vero casino volando via con questa donna. Le avevo
detto che c’era lei dietro a tutto.”
“Non
lo credo,” protestò Anderton. “Se lei...”
“Non
ci arriva proprio. Questa navicella è stata approntata per ordine di
Witwer. Volevano che lei si allontanasse dall’edificio così che
noi non potessimo raggiungerla. Con lei isolato, separato da noi, non
avrebbe avuto nessuna possibilità.”
Il
volto tirato di Lisa fu attraversato da una strana espressione. “Non
è vero,” sussurrò. “Witwer non ha mai visto questo velivolo.
Stavo andando a controllare...”
“Ci
era quasi riuscita,” la interruppe Fleming con durezza. “Siamo
fortunati se una pattuglia della polizia non vola già sulle nostre
teste. Non c’è stato tempo per controllare.” Mentre parlava, si
abbassò proprio dietro al sedile della donna. “La prima cosa da
fare è liberarsi di questa donna. Poi dovremo portarla assolutamente
via da questa zona. Page ha spifferato a Witwer la sua nuova
copertura, e può essere certo che è stata già ampiamente
trasmessa.”
Restando
accovacciato, Fleming afferrò Lisa saldamente. Dopo aver lanciato la
sua pesante pistola ad Andaerton, le sollevò abilmente il mento fino
a spingere la testa all’indietro contro il sedile. Lisa cercò
freneticamente di graffiarlo, un sottile gemito di terrore le salì
dalla gola. Ignorandola, Fleming chiuse le sue grosse mani intorno al
suo collo e iniziò a stringere inesorabilmente.
“Nessuna
ferita da arma da fuoco,” spiegò ansimando. “Cadrà giù, un
normale incidente. Succede spesso. Ma in questo caso, il suo collo
sarà rotto da prima.”
Sembrò
strano che Anderton aspettasse così a lungo. Infatti, Fleming aveva
crudelmente affondato le sue grossa dita nella pallida carne della
donna prima che Anderton alzasse il calcio della pesante pistola
d’ordinanza e la calasse violentemente giù sulla testa di Fleming.
Le mostruose mani cedettero. Colto alla sprovvista, la testa di
Fleming cadde in avanti mentre lui si accasciava contro la parete
della navicella. Cercando faticosamente di riprendersi, iniziò a
tirarsi su. Andertton lo colpì di nuovo, questa volta sopra l’occhio
sinistro. Fleming cadde supino e rimase immobile.
Lottando
per respirare, Lisa rimase per un momento raggomitolata su sé
stessa, dondolandosi avanti e indietro. Poi, poi il volto riprese
gradualmente colore.
“Puoi
prendere i comandi?” chiese Anderton, scuotendola, con voce
pressante.
“Sì,
credo di sì.” Quasi meccanicamente, si mise al volante. “Starò
bene. Non preoccuparti per me.”
“Questa
pistola,”osservò Anderton, “è un’arma d’ordinanza
dell’esercito. Ma non della guerra. È una di quelle nuove più
funzionali sviluppate di recente. Potrei sbagliarmi, ma c’è solo
una possibilità...”
Saltò
dietro dove Fleming giaceva sdraiato sul pavimento. Cercando di non
toccargli la testa, gli aprì il cappotto e rovistò nelle tasche. Un
momento dopo, il portafogli zuppo di sudore di Fleming era nelle sue
mani.
Tod
Fleming, secondo i suoi documenti, era un maggiore dell’esercito
assegnato al dipartimento di sicurezza interna del servizio segreto
militare. Tra le altre carte, c’era anche un documento firmato dal
generale Leopold Kaplan, che asseriva che Fleming era sotto la
speciale protezione del suo gruppo, la Lega dei Veterani
Internazionali.
Fleming
e i suoi uomini stavano operando agli ordini di Kaplan. Il furgone
del pane, l’incidente, erano stati organizzati apposta. Significava
che Kaplan lo aveva deliberatamente tenuto fuori dalla portata della
polizia. Il piano risaliva al primo contatto in casa sua, quando gli
uomini di Kaplan lo avevano prelevato mentre stava facendo i bagagli.
Incredulo, capì cos’era realmente successo. Anche allora, si
stavano assicurando di prenderlo prima della polizia. Fin
dall’inizio, era stata una strategia elaborata per assicurarsi che
Witwer non sarebbe riuscito ad arrestarlo.
“Dicevi
la verità,” disse Anderton a sua moglie, mentre si rimetteva a
sedere. “Possiamo metterci in contatto con Witwer?”
Lisa
annuì senza parlare. Indicando il circuito di comunicazione sul
cruscotto, chiese, “Che cosa hai scoperto?”
“Contatta
Witwer per me. Voglio parlargli appena posso. È della massima
urgenza.”
Muovendosi
a scatti, compose il numero e, attraverso il canale riservato, si
mise in contatto con il Quartier Generale della polizia di New York.
Davanti agli occhi le spassò una veloce panoramica di ufficiali di
polizia in miniatura, prima che sullo schermo apparisse l’immagine
rimpicciolita del volto di Witwer.
“Si
ricorda di me?” gli chiese Anderton.
Witwer
sbiancò. “Buon Dio. Cosa è successo? Lisa, lo sta riportando
qui?” D’un tratto, i suoi occhi caddero sulla pistola nelle mani
di Anderton. “Senta,” gli ingiunse con decisione, “non le
faccia nulla. Qualunque cosa pensi, lei non è responsabile.”
“Questo
già lo so.” gli rispose Anderton. “Può localizzarci? Potremmo
aver bisogno di una scorta tornando indietro.”
“Indietro!”
Witwer lo fissò con incredulità. “Sta tornando qui? Ha intenzione
di arrendersi?”
“Sì,”
Parlando rapidamente, spinto dall’ansia, Anderton aggiunse, “C’è
qualcosa che deve fare immediatamente. Chiuda il reparto delle
scimmie. Si assicuri che nessuno vi entri – Page o chiunque altro.
Specialmente quelli dell’esercito.”
“Kaplan,”
disse l’immagine in doddiesimo.
“Si
spieghi meglio.”
“È
stato qui… è appena andato via.”
Il
cuore di Anderton cessò di battere. “Cosa è venuto a fare?”
“A
prendere dati e a trascrivere i duplicati dei rapporti dei nostri
precog su di lei. Asseriva di volerli soltanto a sua protezione.”
“Quindi
è già in mano sua,” disse Anderton. “È troppo tardi.”
Allarmato,
Witwer urlò quasi. “Cosa vuole dire, cosa sta succedendo?”
“Glielo
dirò,” rispose Anderton seccamente, “Quando tornerò nel mio
ufficio."
8
Witwer
lo incontrò sul terrazzo del palazzo della polizia. Appena la
navicella si arrestò, un nugolo di navicelle di scorta riprese quota
e filò via. Anderton si avvicinò immediatamente al giovane dai
capelli biondi.
“Ha
quello che voleva,” gli disse. “Può mettermi sotto chiave, e
mandarmi in un campo di detenzione. Ma non basterà.”
Gli
occhi blu di Witwer scolorirono per l’incertezza. “Temo di non
capire...”
“Non
è colpa mia. Non avrei mai dovuto lasciare l’edificio della
polizia. Dov’è Wally Page?”
“Abbiamo
già preso misure restrittive nei suoi confronti,” rispose Witwer.
“Non ci darà problemi.”
“Lo
state trattenendo per il motivo sbagliato,” disse. “Lasciarmi
entrare nel reparto delle scimmie non è stato un crimine. Ma passare
informazioni all’esercito, sì. Avete avuto un infiltrato
dell’esercito al lavoro qui.” Si corresse, un po’ a fatica.
“Voglio dire, io l’ho avuto.”
“Ho
annullato l’ordine contro di lei. Ora le pattuglie stanno cercando
Kaplan.”
“Con
quali risultati?”
“È
andato via da qui con un camion dell’esercito. Lo abbiamo seguito,
ma il camion è entrato in una caserma militare. Ora c’è un grande
carrarmato R-3 del tempo della guerra che sta bloccando la strada.
Rimuoverlo significherebbe la guerra civile.”
Lentamente,
in modo esitante, Lisa uscì dalla navetta. Era ancora pallida e
scossa e sulla gola si stava formando un brutto livido.
“Cosa
le è successo?” chiese Witwer. Quindi intravide la sagoma inerte
di Fleming stesa sul pavimento della navetta. Affrontando Anderton
apertamente, disse: “Allora ha finalmente smesso di credere che c’è
una mia cospirazione.”
“Certamente.”
“Lei
non pensa che io...” Fece una faccia disgustata. “Stia tramando
per prendere il suo posto.”
“Sono
sicuro che ci sta provando. Faremmo tutti lo stesso. E io sto
tramando per tenermelo. Ma questa è un’altra faccenda… e lei non
ne è responsabile.”
“Perché
afferma,” chiese Witwer, “che è troppo tardi per consegnarsi?
Mio Dio, la metteremo in un campo di detenzione. La settimana passerà
e Kaplan sarà ancora vivo.”
“Sarà
vivo, sì,” ammise Anderton. “Ma Kaplan può provare che sarebbe
comunque vivo anche se io fossi stato libero. È in possesso
dell’informazione che prova che il rapporto di maggioranza è
obsoleto. Può distruggere il sistema della Precrimine.” Concluse,
“in un modo o nell’altro, lui vince e noi perdiamo. L’esercito
ci screditerà, la loro strategia è vincente.”
“Ma
perché rischiare tanto? Cosa vogliono esattamente?”
“Dopo
la guerra anglo-cinese, l’esercito ha perso terreno. Non è più
quello che era ai bei tempi del ACBO, quando dominavano sia la scena
militare che quella civile. E facevano indagini di polizia in modo
indipendente.”
“Come
Fleming,” disse Lisa con un fil di voce.
“Dopo
la guerra, il blocco orientale fu demilitarizzato. Gli ufficiali come
Kaplan furono mandati in pensione e messi da parte. A nessuno piace
una cosa del genere.” Anderton fece una smorfia. “Posso
simpatizzare con lui. Non è l’unico. Ma non potevamo mantenere in
funzione le cose in quel modo. Dovemmo dividere le due autorità.”
“Lei
dice che Kaplan ha vinto,” disse Witwer. “C’è niente che
possiamo fare?”
“Non
ho intenzione di ucciderlo. Lo sappiamo noi e lo sa lui.
Probabilmente verrà ad offrirci una specie di compromesso. Noi
continueremo ad operare, ma il senato abolirà i nostri reali poteri.
Questo non le piacerebbe, credo.”
“Direi
di no,” rispose Witwer con enfasi. “Prima o poi sarò a capo di
questa agenzia.” Arrossì. “Non subito, naturalmente.”
Il
volto di Anderton si incupì. “Peccato che lei abbia divulgato il
rapporto di maggioranza. Se l’avesse tenuto nascosto, avremmo
potuto eliminarlo alla chetichella. Ma ormai è di dominio pubblico.
Non possiamo tornare indietro adesso.”
“Penso
di no,” ammise con imbarazzo Witwer. “Forse io… non
padroneggiavo questo lavoro così bene come credevo.”
“Ci
riuscirà, col tempo. Sarà un bravo ufficiale di polizia. Lei crede
nello status quo. Ma impari ad agire con prudenza.” Anderton
si allontanò da loro. “Vado a studiare le bobine con i dati del
rapporto di maggioranza. Voglio scoprire esattamente come avrei
dovuto uccidere Kaplan.” Pensieroso, aggiunse: “Ne potrei
ricavare qualche idea.”
Le
bobine con i dati dei precog ‘Donna’ e ‘Mike’ erano
conservate separatamente. Iniziando con la macchina responsabile
dell’analisi di ‘Donna,’ aprì lo schermo protettivo e tirò
fuori il contenuto. Come prima, grazie al codice individuò le bobine
rilevanti e un attimo dopo mise in funzione il registratore.
Era
approssimativamente quello che aveva sospettato. Questo era il
materiale usato da ‘Jerry’ - la linea temporale accantonata -
secondo cui gli agenti del servizio segreto militare di Kaplan
rapivano Anderton mentre guidava verso casa dal lavoro. Portato alla
villa di Kaplan, il quartier generale dell’organizzazione dei
veterani internazionali, ad Anderton veniva dato un ultimatum:
smantellare volontariamente il sistema della Precrimine o entrare in
aperto conflitto con l’esercito.
In
questa linea temporale scartata, Anderton, come capo della polizia,
si rivolgeva al senato per avere supporto. Non gli veniva dato alcun
supporto. Per evitare la guerra, il senato aveva ratificato lo
smembramento del sistema di polizia e decretato il ritorno alla legge
militare ‘per far fronte all’emergenza.’ Con l’aiuto di un
corpo di polizia di fedelissimi, Anderton aveva localizzato Kaplan e
gli aveva sparato, insieme ad altri ufficiali della lega dei
veterani. Soltanto Kaplan era morto. Gli altri erano stati
rattoppati. E il colpo di mano aveva avuto successo.
Questa
era ‘Donna.’ Riavvolse il nastro e si dedicò alle previsioni di
‘Mike.’ Dovevano essere identiche: entrambi i precog avevano
collaborato per presentare un quadro unico. ‘Mike’ iniziava come
aveva iniziato ‘Donna:’ Anderton era venuto a conoscenza del
complotto di Kaplan contro la polizia. Ma qualcosa non tornava.
Perplesso, riavvolse completamente il nastro. Incomprensibilmente,
non collimava. Fece andare di nuovo il nastro, ascoltando con
meticolosa attenzione.
Il
rapporto di ‘Mike’ differiva in parte da quello di ‘Donna.’
Un’ora dopo, aveva finito il suo esame, rimise a posto i nastri e
lasciò il blocco delle scimmie. Appena fuori, Witwer gli chiese,
“Che succede? Vedo che qualcosa non va.”
“No,”
rispose Anderton con calma, ancora immerso nei suoi pensieri. “Non
esattamente.” Un suono gli arrivò alle orecchie. Andò lentamente
alla finestra e si affacciò.
La
strada era piena di gente. Lungo la corsia centrale si muoveva una
colonna di truppe in uniforme distribuita su quattro file. Fucili,
elmetti… soldati che marciavano nelle loro sdrucite uniformi del
tempo della guerra, innalzando gli amati stendardi del ACBO che
garrivano al freddo vento pomeridiano.
“Un
corteo militare,” spiegò Witwer cupamente. “Avevo torto. Non
hanno intenzione di proporci un compromesso. Perché dovrebbero?
Kaplan renderà tutto pubblico.”
Anderton
non si mostrò sorpreso. “Leggerà il rapporto di minoranza?”
“Così
sembra. Chiederanno al senato di smantellarci e privarci della nostra
autorità. Affermeranno che arrestiamo persone innocenti – raid
notturni della polizia, cose del genere. Il governo del terrore.”
“Crede
che il senato cederà?”
Witwer
esitò. “Non vorrei fare previsioni.”
“Io
sì,” disse Anderton. “Cederà. Quello che sta succedendo lì
fuori corrisponde a quello che ho imparato nel seminterrato. Siamo
stati incastrati e c’è un’unica via d’uscita. Che ci piaccia o
no, non abbiamo scelta.” I suoi occhi ebbero uno scintillio
sinistro.
Preoccupato,
Witwer chiese, “Qual è?”
“Quando
glielo dirò, si chiederà perché non ci ha pensato lei. Molto
semplicemente, dovrò realizzare il rapporto reso pubblico. Dovrò
uccidere Kaplan. Questo è l’unico modo per impedirgli di
discreditarci.”
“Ma,”
disse Witwer stupito, “il rapporto di maggioranza è stato
rimpiazzato.”
“Posso
farcela,” lo informò Anderton, “ ma mi costerà. Lei conosce la
pena per l’omicidio di primo grado?”
“Prigione
a vita.”
“Minimo.
Forse lei può muovere qualche pedina e farla commutare in esilio.
Potrei essere mandato su uno degli avamposti planetari, la buona
vecchia frontiera.”
“Lo
preferirebbe?”
“Diavolo,
no,” rispose Anderton con franchezza. “Ma sarebbe il minore dei
mali. E deve essere fatto.”
“Non
vedo come possa uccidere Kaplan.”
Andrton
tirò fuori la pesante pistola militare che Fleming gli aveva
lanciato.”Userò questa.”
“Non
la fermeranno?”
“Perché
dovrebbero? Hanno il rapporto di minoranza che dice che ho cambiato
idea.”
“Il
rapporto di minoranza è sbagliato?”
“No,”
disse Anderton, “è assolutamente corretto. Ma comunque ucciderò
Kaplan.
9
Non
aveva mai ucciso un uomo. Non aveva mai nemmeno visto assassinare un
uomo. Ed era stato il capo della polizia per trenta anni. Per questa
generazione l’omicidio premeditato era sparito. Semplicemente non
ce n’era mai stato uno.
Nessuno
gli prestava la minima attenzione. Una folla impetuosa si spingeva
entusiasticamente in avanti, tentando di portarsi il più vicino
possibile alla parata. Le uniformi dell’esercito dominavano la
scena e lungo il perimetro dell’area di sicurezza, era posizionata
una fila di carri armati e armi pesanti – un formidabile armamento
ancora in produzione.
L’esercito
aveva allestito un palco metallico con una scala per accedervi.
Dietro il palco era appesa la grande bandiera dell’ACBO, emblema
delle forze alleate che avevano combattuto nella guerra. Per una
curiosa usura del tempo, la lega dei veterani dell’ACBO includeva
ufficiali dell’esercito nemico. Ma un generale era un generale e le
sottili distinzioni erano sparite col passare del tempo.
Seduti
in prima fila c’erano gli alti ufficiali del comando dell’ACBO.
Dietro venivano gli ufficiali più giovani. I vari stendardi di
reggimento sventolavano con una varietà di colori e simboli.
Infatti, l’evento aveva assunto l’aspetto di una parata festiva.
Sul palco sopraelevato sedevano con un atteggiamento severo i
dignitari della lega dei veterani, tutti nervosi per l’attesa. Alle
ali estreme, quasi inosservate, attendevano alcune unità di polizia,
apparentemente per tenere l’ordine. In effetti, erano lì in veste
di osservatori. Se l’ordine doveva essere tenuto, lo avrebbe
mantenuto l’esercito.
Il
vento del tardo pomeriggio trasportava il frastuono smorzato della
moltitudine di gente accalcata. Mentre Anderton si faceva strada
attraverso la folla, si trovò inghiottito dalla solida presenza di
quell’umanità. Una ansiosa percezione di qualcosa che stava per
accadere, teneva tutti fermi. La folla sembrava sentire che qualcosa
di spettacolare era in arrivo. Con difficoltà, Anderton si fece
strada a forza dietro le file di sedili fino al ristretto gruppo di
ufficiali dell’esercito sul bordo della palco. Kaplan era tra di
loro.
Ma
ora era il generale Kaplan. Il panciotto, l’orologio d’oro
da taschino, il bastone, l’elegante abito da uomo – tutto
sparito. Per l’occasione, Kaplan aveva tirato fuori dalla naftalina
la sua vecchia uniforme. Rigido e inespressivo, era circondato da
quello che era stato il suo stato maggiore. Indossava le sue
spalline, le sue medaglie, i suoi stivali, il suo spadino e il suo
cappello militare. Era strano vedere come un uomo calvo si era
trasformato sotto la severa autorevolezza di un cappello da
ufficiale.
Notando
Anderton,il generale Kaplan lasciò il suo gruppo e si diresse dove
si era fermato l’uomo più giovane. L’espressione sul suo volto
sottile e mutevole mostrava come fosse incredibilmente felice di
incontrare il commissario di polizia.
“Che
sorpresa!” esclamò, porgendo ad Anderton la sua piccola mano
guantata di grigio. “Credevo fosse stato portato dentro dal
sostituto commissario.”
“Sono
ancora libero,” rispose seccamente Anderton, stringendogli la mano.
“Dopo tutto, Witwer ha quella stessa bobina.” indicò l’involucro
che Kaplan stringeva nelle sue dita d’acciaio e lo guardò dritto
negli occhi.
A
dispetto del suo nervosismo, il generale Kaplan era di buon umore.
“Questa è una grande occasione per l’esercito,” rivelò. “Sarà
felice di sapere che sto per rendere pubblico un resoconto completo
della falsa accusa contro di lei.”
“Bene,”
rispose evasivamente Anderton.
“Dirò
senza mezzi termini che lei è stato accusato ingiustamente.” Il
generale Kaplan stava cercando di scoprire quello che sapeva
Anderton. “Fleming è riuscito a metterla al corrente della
situazione?”
“Abbastanza,”
rispose Anderon. “Leggerà solo il rapporto di minoranza? È tutto
quello che avete lì dentro?”
“Lo
confronterò con quello di maggioranza.” Il generale fece un cenno
ad un suo aiutante che gli consegnò una valigetta di cuoio.
Con
freddezza, ma con una specie di veemenza repressa, il generale Kaplan
disse: “Così potranno vedere la prova vivente. Lei ed io insieme,
il killer e la sua vittima. Fianco a fianco, per rivelare la
scellerata frode perpetrata dalla polizia.”
“Volentieri,”
accondiscese Anderton. “Cosa stiamo aspettando?”
Sconcertato,
il generale Kaplan si mosse verso la palco. Guardò di nuovo Anderton
con un certo nervosismo, come se si stesse evidentemente chiedendo
perché fosse apparso e cosa sapesse veramente. La sua incertezza
crebbe quando Anderton salì tranquillamente i gradini della palco e
si mise a sedere proprio a fianco al podio dell’oratore.
“Lei
ha veramente compreso quello che sto per dire?” chiese il generale
Kaplan. “La mia rivelazione potrà avere considerevoli
ripercussioni. Può convincere il senato a riconsiderare la validità
basilare del sistema precrimine.”
Sulla
folla era sceso un improvviso silenzio. Ma ci fu un moto di
impaziente attesa quando il generale Kaplan prese possesso della
valigetta e iniziò a sistemare i fogli davanti a sé.
“L’uomo
che siede al mio fianco,” esordì con voce chiara e scandita, “è
noto a tutti voi. Potreste essere sorpresi di vederlo, perché
recentemente è stato segnalato dalla polizia come pericoloso
killer.”
Gli
occhi della folla si focalizzarono su Anderton. Osservarono
avidamente l’unico potenziale killer che avessero mai avuto il
privilegio di vedere a distanza ravvicinata.
“Durante
le ultime ore, comunque,” continuò il generale Kaplan, “la
polizia ha revocato il suo ordine d’arresto, forse perché l’ex
commissario Anderton si è volontariamente consegnato? No, questo non
è esatto.
Egli
siede accanto a me. Non si è arreso, ma la polizia non è più
interessata a lui. John Allison Anderton è innocente di ogni crimine
passato, presente e futuro. Le accuse contro di lui erano palesemente
false, diaboliche distorsioni di un sistema penale contaminato basato
su una falsa premessa – un vasto meccanismo impersonale di
distruzione che trascina uomini e donne al loro atroce destino.”
Affascinata,
la folla spostava lo sguardo da Kaplan ad Anderton. Tutti erano a
conoscenza della situazione di base.
“Tante
persone sono state prese e imprigionate grazie alla così detta
struttura preventiva della Precrimine,” continuò il generale
Kaplan, mentre la sua voce guadagnava forza ed enfasi. “Accusati
non dei crimini che avevano commesso, ma dei crimini che avrebbero
commesso. Si asseriva che queste persone, se lasciate libere, in
futuro sarebbero diventate dei criminali. Ma non ci può essere
alcuna valida conoscenza del futuro. Appena ottenuta l’informazione
precognitiva, questa si annulla da sé. L’asserzione che quest’uomo
commetterà un futuro crimine è paradossale. Lo stesso atto di
possedere questo dato lo rende spurio. In ogni caso, senza eccezione,
il rapporto dei tre precog ha invalidato i loro stessi dati. Se non
ci fosse stato nessun arresto, non ci sarebbe comunque stato alcun
crimine.”
Anderton
ascoltava distrattamente, cogliendo solo metà delle parole. La
folla, invece, ascoltava con grande interesse. Il generale Kaplan
stava ora facendo un riassunto del rapporto di minoranza. Spiegò
cos’era e come era stato creato.
Anderton
fece scivolare la sua pistola fuori dalla tasca della giacca e la
tenne in grembo. Kaplan stava già mettendo da parte il rapporto di
minoranza, il materiale precognitivo ottenuto da ‘Jerry.’ Le sue
magre dita ossute cercarono prima il riassunto di ‘Donna’ e poi
quello di ‘Mike.’
“Questo
era l’originale rapporto di maggioranza,” spiegò. “L’asserzione
fatta dai primi due precog: che Anderton avrebbe commesso un
omicidio. Ora ecco il materiale automaticamente invalidato. Ve lo
leggo.” Tirò fuori i suoi occhiali senza montatura, li fissò sul
naso e iniziò a leggere lentamente.
Una
strana espressione apparve sulla sua faccia. Si fermò, riprese a
leggere balbettando e di colpo si bloccò. Le carte gli sfuggirono di
mano. Come un animale messo all’angolo, si girò su sé stesso, si
accucciò e fuggì via dal podio dell’oratore.
Per
un istante la sua faccia sconvolta sfrecciò davanti ad Anderton.
Questi adesso era in piedi, alzò velocemente la pistola, fece un
passo avanti e sparò. Inciampando nella fila di piedi che sporgevano
dalle sedie che affollavano il palco, Kaplan emise un unico acuto
grido di agonia e terrore. Come un uccello ferito, ruzzolò giù dal
palco e cadde al suolo dimenandosi convulsamente.
Kaplan,
come aveva asserito il rapporto di maggioranza, era morto. Il suo
esile torace era una fumante cavità tenebrosa, da cui fuoriuscivano
grumi di cenere mentre il corpo si contraeva. Nauseato, Anderton si
allontanò e si mosse velocemente tra gli attoniti ufficiali
dell’esercito che ora si stavano mettendo in piedi. La pistola, che
ancora impugnava, gli garantiva che nessuno avrebbe interferito.
Saltò giù dal palco e si fece largo tra la caotica massa di gente
lì intorno. Sconvolti, orripilati, spingevano per vedere cosa era
successo. L’incidente, avvenuto proprio sotto i loro occhi, era
incomprensibile. Ci sarebbe voluto tempo prima che l’accettazione
prendesse il posto del cieco terrore.
Alla
periferia della folla, la polizia era venuta a prenderlo. “Lei è
stato fortunato a cavarsela,” gli sussurrò uno di loro mentre la
macchina avanzava cautamente.
“Credo
di sì,” rispose confusamente Anderton. Si mise comodo e cercò di
ricomporsi. Stava tremando e aveva le vertigini. All’improvviso, si
piegò in avanti ed ebbe un conato di vomito.
“Povero
diavolo,” mormorò comprensivo uno degli agenti.
Sopraffatto
dal disgusto e dalla nausea, Anderton non capì se l’agente si
stava riferendo a lui o a Kaplan.
Quattro
robusti poliziotti aiutarono Lisa e John Anderton ad impacchettare i
loro beni e a caricarli. In cinquanta anni l’ex commissario di
polizia aveva accumulato una vasta collezione di oggetti. Cupo e
pensieroso, osservava la processione di bauli che andavano verso i
camion in attesa.
I
camion li avrebbero trasportati direttamente allo spazioporto – e
da lì a Centaurus X attraverso il trasporto intersistema. Un lungo
viaggio per un uomo anziano. Ma non avrebbe dovuto fare il viaggio di
ritorno.
“Ecco
l’ultima cassa,” lo informò Lisa, tutta presa dal suo compito.
In maglione e pantaloni, si aggirava per le stanze vuote,
controllando gli ultimissimi dettagli. “Credo che non potremo usare
queste nuove apparecchiature atroniche. Usano ancora l’elettricità
su Centaurus X.”
“Spero
che non ti dispiaccia troppo,” disse Anderton.
“Ci
abitueremo,” rispose Lisa, con un sorriso incerto. “Non credi?”
“Spero
di sì. Sei certa che non avrai rimpianti. Se pensassi...”
“Nessun
rimpianto,” lo rassicurò Lisa. “Ora, che ne dici di aiutarmi con
queste casse.”
Erano
appena saliti sul primo camion, quando Witwer arrivò in un’auto di
pattuglia. Saltò fuori e corse da loro, col volto stranamente
tirato. “Prima che se ne vada,” disse ad Anderton, “deve
aggiornarmi sulla situazione dei precog. Il senato sta per
interrogarmi al riguardo. Vogliono scoprire se il rapporto di mezzo,
la ritrattazione, era sbagliato – o cosa?” Concluse confusamente:
“Ancora non riesco a spiegarmelo. Il rapporto di minoranza era
sbagliato, è così?”
“Quale
rapporto di minoranza?” chiese Anderton divertito.
Witwer
sgranò gli occhi. “Allora è così. Avrei dovuto saperlo.”
Seduto nella cabina del camion, Anderton tirò fuori la pipa e la
riempì di tabacco. La accese con l’accendino di Lisa e iniziò a
fumare. Lisa era tornata in casa, voleva essere sicura di non aver
tralasciato niente di importante.
“C’erano
tre rapporti di minoranza,” disse a Witwer, godendosi la confusione
del giovane. Un giorno, Witwer avrebbe imparato a non addentrarsi in
situazioni che non capiva fino in fondo. Finalmente, Anderton si
sentiva soddisfatto. Vecchio e sfinito com’era, era stato l’unico
ad afferrare la reale natura del problema.
“I
tre rapporti erano consecutivi,” spiegò. “Il primo era di
‘Donna.’ In quella linea temporale, Kaplan mi disse del complotto
e io immediatamente lo uccisi. ‘Jerry’ andò un po’ più avanti
di ‘Donna,’ usando i dati del suo rapporto. Incluse la mia
conoscenza del rapporto. In questa seconda linea temporale, tutto
quello che volevo era tenermi il mio lavoro. Non era Kaplan che
volevo uccidere. Mi interessava solo del mio lavoro e delle mia vita.
“E
‘Mike’ era il terzo rapporto? Che veniva dopo quello di
minoranza?” Witwer si corresse. “Voglio dire, è arrivato per
ultimo?”
“‘Mike’
era l’ultimo dei tre, sì. Messo di fronte al primo rapporto, avevo
deciso di non uccidere Kaplan. Questo diede origine al rapporto
numero due. Ma messo di fronte a questo rapporto, cambiai di nuovo
idea. Secondo rapporto, seconda situazione, quella che Kaplan voleva
creare. Ricreare la prima situazione, era a vantaggio della polizia.
E allora iniziai a pensare alla polizia. Avevo capito cosa voleva
fare Kaplan. Il terzo rapporto invalidava il secondo, allo stesso
modo il secondo invalidava il primo. Questo ci riportava al punto di
partenza.”
Arrivò
Lisa, senza fiato e ansimante. “Andiamo, abbiamo finito qui.”
Leggera ed agile, salì i gradini metallici del camion e si infilò
tra il marito e l’autista. Quest’ultimo avviò ubbidientemente il
camion e gli altri lo seguirono.
“Ogni
rapporto era differente,” concluse Anderton. “Ognuno era unico.
Ma due di loro concordavano su di un punto. Se lasciato libero, avrei
ucciso Kaplan. Questo creò l’illusione di un rapporto di
maggioranza. In effetti, non era altro che questo: un’illusione.
‘Donna’ e ‘Mike’ avevano previsto lo stesso evento, ma in due
linee temporali diverse, che accadevano in situazioni totalmente
differenti. ‘Donna’ e ‘Jerry,’ il cosiddetto rapporto di
minoranza e metà rapporto di maggioranza, non erano corretti. Dei
tre, ‘Mike’ era quello corretto – dal momento che nessun
rapporto è venuto dopo il suo, per invalidarlo. E questo è tutto.”
Witwer
trottava ansiosamente accanto al camion, col suo giovane volto
segnato dalla preoccupazione. “Succederà di nuovo? Dovremmo
rivedere il sistema?”
“Può
accadere in una sola circostanza,” disse Anderton. “Il mio era un
caso unico, dal momento che avevo accesso ai dati. Potrebbe succedere
di nuovo – ma solo al prossimo commissario di polizia. Pertanto,
stia in guardia.” Ebbe un fuggevole sorriso, traendo non poca
soddisfazione dall’espressione preoccupata di Witwer. Accanto a
lui, le labbra rosse di Lisa si contrassero e la sua mano si chiuse
sulla sua. “Farà meglio a tenere gli occhi aperti,” consigliò
al giovane Witwer. “Potrebbe succederle in qualsiasi momento.”
FINE