...ad litteram
Occhio all’alieno (The Eyes Have It) - pubblicato nella rivista Science Fiction Stories nel 1953 - è un racconto breve di Philip K. Dick (1928-1982), prolifico autore di romanzi e racconti di fantascienza, alcuni dei quali trasportati con successo sul grande schermo (Minority Report, Blade Runner, Total Recall).
Questo breve racconto è un sorta di divertissement in cui l’autore prende alla lettera giochi di parole e frasi idiomatiche, con effetti paradossali e spiazzanti. A questo scopo ha bisogno di:
un lettore non smaliziato, meglio se occasionale
un genere di letteratura ‘popolare’ come quella dei romanzetti rosa, zeppa di frasi fatte e luoghi comuni
un narratore in prima persona, che comunichi senza intermediari le proprie emozioni, in una sorta di demenziale monologo interiore.
La vicenda in breve è la seguente:
Il
narratore, anonimo, sfogliando pigramente un romanzo in edizione
economica trovato sul bus, si convince, interpretando alla lettera le
espressioni idiomatiche in cui si imbatte, che la Terra è stata
invasa da una specie aliena, ormai pervasiva,
che ha assunto sembianze
umane ma che
è
in
realtà formata
da organismi unicellulari in grado
di
rimuovere le loro parti anatomiche a loro piacimento, o addirittura
di scindersi. Comincia a
sospettare
che
ci sia un
complotto alieno con radici profonde nel sistema e
che
pertanto
ogni resistenza sarebbe inutile.
Spaventato
e disgustato, butta via il libro: “Non
ho assolutamente lo stomaco per cose del genere.”
L’invasione
ha avuto la meglio. Quella
dei
luoghi comuni,
Ma da dove deriva? E qual è il suo significato?
La frase "The ayes have it " con aye che si pronuncia come eye (occhio), si usa alla fine di una votazione - in un’assemblea / in un parlamento etc. - per indicare che quelli a favore della proposta hanno vinto. “Aye” nell’uso antico vuol dire “si” mentre “nay” vuol dire no: The ayes are 57; the nays are 44. The ayes have it. The bill is passed.
Quindi, sostituendo ‘eyes’ ad ‘ayes’ la maggioranza è degli occhi, cioè della specie aliena che ha invaso la Terra sotto mentite spoglie.
Lettura consigliata:
Tutti i racconti 1947 – 1953, Fanucci Editore (2006) - Trentatré racconti, pubblicati tra il 1947 e il 1953, di un Philip K. Dick che muove i primi passi nella letteratura fantascientifica. In questa raccolta il racconto che vi propongo va sotto il titolo di Invasione oculare.
Occhio all'alieno
di
Philip K. Dick
Fu quasi per caso che scoprii questa incedibile invasione della Terra ad opera di forme di vita provenienti da un altro pianeta. Finora, non ho fatto niente al riguardo: non so proprio cosa potrei fare. Ho scritto al governo e mi hanno spedito un opuscolo sulla riparazione e manutenzione delle case in legno. Comunque, l’intera faccenda è nota, non sono il primo a scoprirla. Forse è perfino sotto controllo.
Ero seduto nella mia poltrona, sfogliando pigramente le pagine di un romanzo tascabile che qualcuno aveva lasciato sull’autobus, quando mi imbattei nel riferimento che per primo mi mise sulla giusta traccia. All’inizio non reagii. Mi ci volle del tempo per comprenderne l’esatto significato. Dopo che ebbi capito, mi sembrò strano che non me ne fossi accorto immediatamente.
- Il riferimento era chiaramente ad una specie non umana dalle incredibili proprietà, non indigena della Terra. Una specie, mi affretto a far notare, che abitualmente si maschera da comuni esseri umani. Il loro travestimento, comunque, divenne palese di fronte alle seguenti osservazioni dell’autore. Fu chiaro fin da subito che l’autore sapeva tutto. Sapeva tutto – e la prendeva sotto gamba. La frase (e perfino adesso tremo al solo ricordo) diceva:
- … i suoi occhi si muovevano lentamente per la stanza.
- Vaghi brividi mi assalirono. Tentai di immaginare quegli occhi. Rotolavano come monetine? Il brano non lo specificava, sembravano muoversi nell’aria, non su di una superficie. Piuttosto velocemente, apparentemente. Nessuno nella storia ne era sorpreso. Questo è ciò che mi fece drizzare le antenne. Nessun segno di stupore per una cosa tanto assurda. Più avanti la situazione peggiorò.
- … i suoi occhi si spostarono da una persona all’altra.
- E l’autore? Un lento sospetto si fece strada nella mia mente. L’autore stava prendendo la situazione un po’ troppo facilmente sotto gamba. Evidentemente, pensava che fosse una cosa del tutto usuale. Non faceva assolutamente nessun tentativo per nascondere queste informazioni. La storia continuava:
- … poi i suoi occhi si fermarono su Giulia.
- Giulia, essendo una signora, doveva almeno avere la buona creanza di sentirsi indignata. È descritta mentre arrossiva e aggrottava la fronte rabbiosamente. A questo punto ebbi un sospiro di sollievo. Non erano tutti non-terrestri. Il racconto proseguiva:
- … lentamente, con calma, gli occhi di lui esaminarono ogni suo centimetro.
Perbacco! Ma qui la ragazza si voltò e alzò i tacchi e la faccenda finì lì. Mi appoggiai allo schienale senza fiato per l’orrore. Mia moglie e i miei figli mi guardarono meravigliati.
“Cosa c’è, caro?” chiese mia moglie.
Non potevo dirglielo. Conoscere cose del genere era troppo per una qualsiasi persona nella media. Dovevo tenermelo per me. “Niente,” dissi a fatica. Balzai in piedi, afferrai il libro e corsi fuori dalla stanza.
* * * * *
In garage continuai a leggere. C’era di più. Tremando, lessi il seguente brano rivelatore:
… lui mise il suo braccio intorno a Giulia. Lei gli chiese subito di rimuovere il suo braccio. Lui lo rimosse immediatamente, con un sorriso.
Non si dice cosa successe al braccio dopo che il tizio lo aveva tolto. Forse fu messo all’angolo con la mano in alto. Forse fu gettato via. Non me ne importa. In ogni caso, il pieno significato era lì, proprio sotto il mio naso.
Si trattava di una razza di creature capaci di rimuovere a piacere porzioni della loro anatomia. Occhi, braccia e forse altro. Senza battere ciglio. Le mie conoscenze di biologia mi tornarono utili. Ovviamente erano organismi semplici, unicellulari, una specie di cosi primitivi costituiti da una singola cellula. Esseri non più sviluppati di una stella marina. Le stelle marine possono fare lo stesso, sapete.
- Continuai a leggere. Arrivai a questa incredibile rivelazione, buttata lì freddamente dall’autore, senza la minima esitazione:
- ...fuori dal cinema ci separammo. Una parte di noi entrò, una parte andò alla caffetteria per cenare.
-
Fissione binaria, ovviamente. Dividersi a metà e formare due entità. Probabilmente ciascuna metà inferiore andò alla caffetteria, essendo più lontana, le metà superiori al cinema. Continuai a leggere con le mani tramanti. A questo punto ero veramente incappato in qualcosa di grosso. La mia mente vacillò mentre scorrevo queste righe: - … temo che non ci siano più dubbi al riguardo. Il povero Bibney ha di nuovo perso la testa.
- Che fu seguito da:
- … e Bob dice che non ha fegato.
- Tuttavia Bibney se ne andava in giro proprio come l’altro personaggio. Quest’altro personaggio, comunque, era altrettanto strano. Fu immediatamente descritto come:
- ...totalmente senza cervello.
* * * * *
- Il brano seguente cancellava ogni dubbio al riguardo. Giulia, che avevo creduto che fosse l’unica persona normale, si rivela essere anche lei una forma di vita aliena, come tutti gli altri:
- …. Giulia aveva deliberatamente dato il suo cuore al giovane uomo.
- Non diceva quale fosse la disposizione finale dell’organo, ma non me ne importava veramente. Era evidente che Giulia aveva continuato a vivere al suo solito, come il resto degli altri personaggi. Senza cuore, braccia, occhi, viscere, dividendosi in due quando l’occasione lo richiedeva. Senza nessuna remora.
- ...dopodiché gli diede la sua mano.
- Mi venne da vomitare. Il mascalzone adesso aveva la sua mano, insieme al suo cuore. Tremo al pensiero di cosa ne abbia fatto a quest’ora.
- … le prese il braccio.
-
Non
contento di aspettare, aveva iniziato a smantellarla per conto suo.
Diventai paonazzo, chiusi il libro di scatto e balzai in piedi. Ma
non abbastanza in fretta da sfuggire all’ultimo riferimento a
quegli spensierati pezzi di anatomia i cui movimenti mi avevano
originariamente messo sulla giusta traccia:
- … gli occhi di lei lo seguirono fino alla strada e attraverso il prato.
Non ho assolutamente lo stomaco per cose del genere.
FINE





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