Was
hington
Irving
( 1783 – 1859) è stato il
primo scrittore statunitense
ad avere risonanza internazionale.
Uno
dei suoi racconti più famosi, Il
mistero di Sleepy Hollow
(TheMistery of Sleepy Hollow)
– che
fa parte
della
raccolta di 34
saggi
e racconti brevi che va sotto il titolo di
The
Sketch Book of Geoffrey Crayon, Gent
- fu
pubblicato
per la prima volta nel 1820 a Birmingham, in Inghilterra, durante il
suo lungo
soggiorno in Europa dove
si era trasferito nel 1815
e dove
rimase per diciassette anni lavorando nel commercio e
soggiornando tra Spagna, Inghilterra, Italia, Germania e Olanda. Ed
è proprio al
folklore europeo, in particolare quello tedesco, che egli attinge per
dare
inizio alla
letteratura del nuovo mondo.
La
storia si svolge all'incirca nel 1787, pochi
anni dopo la fine della rivoluzione americana, nella
colonia olandese di Tarrytown (nel 1997 North Tarrytown è stata
ribattezzata Sleepy Hollow, Contea di Westchester, New York, Stati
Uniti) presso una valle isolata chiamata Sleepy Hollow (ovvero Valle
addormentata) “...a
causa dell’indolente quiete
del posto e del
singolare carattere dei suoi abitanti.”
Ma
cosa c’è di così singolare nel carattere di questi laboriosi
contadini olandesi? “Essi
sono
inclini ad ogni genere di credenze soprannaturali, sono soggetti a
trance e visioni e vedono spesso strane apparizioni e odono musiche e
voci nell’aria.”
Il
capo di questa schiera di spiriti è il fantasma
del cavaliere
senza testa,
o l’assiano
al galoppo, ovvero
il fantasma di un soldato tedesco
decapitato
da una palla di cannone durante la Rivoluzione e che ogni notte
attraversa la valle al galoppo. L’eroe della storia, tuttavia, è
Ichabod
Crane,
il maestro della scuola di campagna, secco e allampanato e sempre
affamato, che ha messo gli occhi sulla bella Katrina Van Tassel, e
sulla ricca fattoria paterna. Anch’egli
subisce l’influenza della valle ed è affamato di soprannaturale
quanto di cibo. Egli
incarna perfettamente lo spirito della nuova nazione, sempre in
movimento e alla conquista di nuove frontiere perse
nel nulla di una natura selvaggia e spesso ostile,
in contrapposizione con lo spirito sedentario dei coloni olandesi,
felici e soddisfatti del benessere e della tranquillità della loro
vita fatta di lavoro e di relazioni personali.
Come
in ogni storia romantica che si rispetti, il nostro innamorato dovrà
vedersela con un temibile avversario, il famigerato Brom Bones,
ragazzone olandese, più scavezzacollo che cattivo, che ama gli
scherzi e la bella Katrina. Chi
avrà la meglio: il maestro con le sue
pretese
di raffinatezza cittadina, o l’irruento
Brom Bones?
👻La
storia ha ispirato cinema, televisione, teatro, musica, – leggera e
non – cartoni animati, – da Walt Disney ai Puffi – e persino i
Lego.
👀La
versione cinematografica più famosa è quella del regista Tim
Burton (1999), interpretato dal fascinoso Johnny
Depp, che
trasforma il racconto in una cupa trama gotica e l’allampanato
maestro in un abile detective chiamato ad investigate su alcuni
misteriosi omicidi – con buona pace dell’ironia che caratterizza
l’originale.
La
leggenda di Sleepy Hollow
di
Washington
Irving
(Trovato
tra le carte del defunto Diedrich Knickerbocker)
Era una terra di piaceri intorpiditi
di sogni ondeggianti davanti agli occhi semichiusi
e di allegri castelli tra le nuvole che passano
per sempre arrossando un cielo estivo.
Thomson1
The Tappan Zee - Albert Bierstadt, 1866
Nel
cuore di una di quelle ampie baie che frastagliano la riva
occidentale dell’Hudson, in quella vasta ansa del fiume denominata
Tappan Zee2 dai navigatori olandesi, che ammainavano
prudentemente le vele e imploravano la protezione di san Nicola
quando dovevano attraversarla, si trova una piccola città
commerciale, o porto rurale, che alcuni chiamano Greensburgh, ma che
è generalmente e più propriamente conosciuta col nome di Terry
Town3. Questo nome le era stato dato, ci hanno detto, nei
tempi andati dalle buone massaie della vicina campagna, a causa
dell’inveterata propensione dei loro mariti ad intrattenersi nella
taverna del villaggio nei giorni di mercato. Sia come sia, non
garantisco per questo fatto, semplicemente lo cito per amore della
precisione e dell’autenticità. Non lontano da questo villaggio, a
circa due miglia, giace una piccola valle o meglio una radura tra le
alte colline, che è uno dei posti più tranquilli al mondo. E’
attraversata da un ruscelletto, con un mormorio sufficiente appena a
favorire il sonno, e il fischio occasionale di una quaglia o il
ticchettio di un picchio sono quasi gli unici suoni che interrompono
questa uniforme tranquillità.
Mi
ricordo che, da ragazzo, la mia prima avventura come cacciatore di
scoiattoli fu in un boschetto di alti alberi di noci che
ombreggiavano un lato della valle. Mi ci ero addentrato che era
mezzogiorno, quando tutta la natura è particolarmente tranquilla, e
sobbalzai al rombo del mio stesso fucile quando questo squarciò la
tranquillità festiva del posto, prolungato e riverberato da rabbiosi
echi. Se mai dovessi desiderare un luogo dove rifugiarmi dal mondo e
dalle sue distrazioni, e trascorrervi sognando in tranquillità ciò
che resta di una vita turbolenta, non ne conosco uno più promettente
di questa piccola valle.
A
causa dell’indolente quiete del posto e del singolare carattere dei
suoi abitanti, che sono i discendenti dei primi coloni olandesi,
questa valle isolata è stata a lungo conosciuta con il nome di
SLEEPY HOLLOW4, e i suoi rustici abitanti sono chiamati i
ragazzi di SLEEPY HOLLOW in tutta la campagna circostante. Una pigra,
sognante influenza sembra aleggiare su quella ter
ra e pervadere la
sua stessa aria. Alcuni dicono che il posto fu stregato da un esimio
dottore tedesco, durante i primi giorni della colonizzazione; altri
che un vecchio capo indiano, il profeta o lo stregone della sua
tribù, era solito celebrare i suoi rituali là, prima che la regione
fosse scoperta da mastro Hendrick Hudson5.
Certo
è, che il posto continua ancora ad essere sotto l’influenza di un
potere magico, che ha lanciato un incantesimo sulla mente di quella
brava gente e li fa andare in giro in preda a perpetue
fantasticherie. Sono inclini ad ogni genere di credenze
soprannaturali, sono soggetti a trance e visioni e vedono spesso
strane apparizioni e odono musiche e voci nell’aria. Tutto il
vicinato abbonda di leggende locali, luoghi infestati e oscure
superstizioni; stelle cadenti e meteore fiammeggianti attraversano la
valle più spesso di ogni altra parte del paese e l’incubo6,
con tutto il suo corteo di demoni, sembra averla eletta a scenario
prediletto di tutte le sue scorrerie. Lo spirito dominante, comunque,
che infesta questa regione incantata e sembra essere il comandante in
capo di tutte le forze dell’aria, è l’apparizione di una figura
a cavallo, senza la testa. Alcuni dicono che sia il fantasma di un
soldato della cavalleria dell’Assia7, la cui testa era
stata portata via da una palla di cannone, in una qualche battaglia
durante la rivoluzione, e che i contadini vedono spesso galoppare
nell’ombra della notte, come sulle ali del vento. Le sue scorrerie
non sono confinate alla valle, ma a volte si spingono alle strade
adiacenti, specialmente nelle vicinanze di una chiesa non troppo
distante. In effetti, alcuni dei più attendibili storici di quei
luoghi, che sono stati scrupolosi nel raccogliere e mettere insieme i
vaghi racconti concernenti questo spettro, sostengono che il corpo
del soldato sia stato seppellito nella chiesa e che il fantasma
cavalchi verso la scena della battaglia alla ricerca della sua testa
e che la folle velocità con cui a volte attraversa la valle, simile
ad un turbine notturno, sia dovuta al fatto di essersi attardato e
all’urgenza di ritornare alla chiesa prima dell’alba. Tale è il
senso generale di questa leggendaria superstizione, che ha fornito
materiali per numerose storie soprannaturali in quella regione di
ombre e lo spettro è ben noto presso tutti i focolari del paese con
il nome di cavaliere senza testa di Sleepy Hollow.
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Arthur
Ignatius Keller - The Legend of Sleepy Hollow, 1906
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E’
cosa rimarchevole che l’attitudine visionaria che ho descritto non
sia confinata agli abitanti nativi della valle, ma è inconsciamente
assorbita da chiunque risieda là per qualche tempo. Per quanto
possano essere stati ben svegli prima di entrare in quella regione
sonnolenta, di sicuro, in breve tempo, inaleranno l’influenza
magica che è nell’aria e inizieranno ad avere fantasie, ad essere
sognatori e ad avere apparizioni. Mi riferisco a questo luogo
pacifico con ogni possibile encomio, perché è proprio in queste
piccole valli olandesi isolate dal resto del mondo, sparse in giro
per il grande stato di New York, che popolazione, modi di fare e
usanze restano immutati, mentre il grande torrente della migrazione e
del progresso, che sta apportando continui cambiamenti in altre parti
di questo irrequieto paese, gli scorre accanto inosservato.
Rassomigliano a quelle piccole pozze di acqua stagnante, che si
trovano ai lati di un irruento corso d’acqua, dove possiamo vedere
la pagliuzza e la bolla d’aria galleggiare pigramente, o muoversi
lentamente intorno al loro porticciolo, indisturbate dall’impeto
della corrente che gli passa a fianco. Sebbene siano trascorsi molti
anni dall’ultima volta che ho camminato nelle sonnolente ombre di
Sleepy Hollow, mi chiedo se non vi troverei ancora gli stessi alberi
e le stesse famiglie a vegetare nel suo seno protettivo.
In
questo posto, per sua natura fuori mano, abitava in un remoto periodo
della storia americana, cioè circa trenta anni fa, un degno uomo di
nome Ichabod Crane, che soggiornava o, come diceva lui, “sostava,”
a Sleepy Hollow, allo scopo di istruire i bambini del vicinato. Era
nato nel Connecticut, uno stato che fornisce all’Unione pionieri
per la mente come per la foresta, e ogni anno manda invia legioni di
boscaioli per la frontiera e maestri di scuola. Il cognome Crane8
non era inappropriato per la sua persona. Era
alto, ma eccessivamente maggro, con spalle strette, braccia e gambe
lunghe, mani che sbucavano un miglio fuori dalle maniche, piedi che
si sarebbero potuti usare come pale, e tutta la sua figura tenuta
insieme in modo sconnesso. Aveva una testa piccola e piatta con grandi orecchie, grandi occhi
verdi e vitrei, e un lungo naso da beccaccino, così che
rassomigliava ad una banderuola a forma di gallo appollaiata sul
perno del suo collo per indicare in che direzione soffiasse il vento.
Vedendolo avanzare lungo il profilo di una collina in un giorno di
vento, con gli abiti gonfi e fluttuanti intorno a lui, lo si sarebbe
potuto scambiare per il genio della carestia mentre discendeva sulla
terra, o uno spaventapasseri fuggito da un campo di grano.
La
sua scuola era un edificio basso con una sola grande stanza,
costruita rozzamente con tronchi di legno; le finestre erano in parte
protette da vetri, in parte erano rattoppate con fogli di vecchi
quaderni. Nelle ore in cui non c’era nessuno era ingegnosamente
messa in sicurezza da un giunco intrecciato nella maniglia della
porta e da paletti sistemati sugli gli scuri della finestra, così
che un ladro avrebbe potuto entrare con tutta tranquillità, ma
avrebbe avuto qualche difficoltà ad uscire, un’idea molto
probabilmente presa in prestito dall’architetto, Yost Van Houten,
dal marchingegno di una nassa per anguille. La scuola si trovava in
una posizione piuttosto isolata ma piacevole, proprio ai piedi di una
collina boscosa, con un ruscello che vi scorreva a fianco e una
maestosa betulla che cresceva ad una sua estremità. Da qui, in una
calda giornata, si poteva udire il basso mormorio delle voci dei
ragazzi che ripetevano la lezione, simile al ronzio di un alveare,
interrotto di tanto in tanto dalla voce autoritaria del maestro, con
tono minaccioso o imperioso o, persino, dal suono spaventoso della
verga, mentre sollecitava qualche perdigiorno ritardatario lungo il
sentiero fiorito della conoscenza. A dire il vero, era un uomo
coscienzioso, e aveva sempre in mente la preziosa massima “Verga
risparmiata, bambino viziato.” I ragazzi di Icabod Crane di sicuro
non erano viziati.
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F.O.C.
Darley - Legend of Sleepy Hollow, 1849
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Non
vorrei, comunque, che pensaste a lui come ad uno di quei crudeli
potentati della scuola che gioiscono nell’infliggere dolore ai loro
sottoposti; al contrario, amministrava la giustizia con discernimento
piuttosto che con severità, togliendo il fardello dalle spalle dei
più deboli e caricandolo su quelle dei più forti. Il vostro gracile
ragazzino, che trasaliva al solo brandire della verga, veniva
risparmiato con indulgenza, ma le esigenze della giustizia venivano
soddisfatte infliggendo una doppia razione a qualche piccolo monello
olandese, con la testa dura e la schiena robusta, che sotto i colpi
metteva il broncio, sbuffava e diventava caparbio e scontroso. Tutto
questo egli lo chiamava “fare il proprio dovere nei confronti dei
genitori,” e non infliggeva mai una punizione senza farla seguire
dalla rassicurazione, così consolatoria per il monello dolorante,
che “se ne sarebbe ricordato e lo avrebbe ringraziato per questo
fino all’ultimo giorno della sua vita.”
Quando
le ore di scuola finivano, era l’amico e il compagno di gioco dei
ragazzi più grandi e nei pomeriggi festivi era solito scortare a
casa i più piccoli che, per caso, avevano delle sorelle graziose o
delle brave massaie come madri, famose per l’abbondanza delle loro
dispense. Infatti, gli era necessario tenere buoni rapporti con i
suoi alunni. Dall’insegnamento ricavava un misero stipendio, a
malapena sufficiente a fornirgli il pane quotidiano, dal momento che
era un gran mangione e, sebbene fosse magro, era capace di dilatarsi
come un anaconda; ma per contribuire al suo mantenimento, secondo le
usanze campagnole di quelle parti, veniva alloggiato e nutrito nelle
case dei contadini i cui bambini egli istruiva. Cambiava casa ogni
settimana, facendo così il giro del vicinato insieme a tutti i suoi
beni terreni legati in un fazzoletto di cotone. Affinché tutto
questo non fosse troppo oneroso per le borse di questi rustici
patroni, che sono propensi a considerare i costi della scuola come un
gravoso fardello e i maestri come degli assoluti perdigiorno, aveva
diversi modi per rendersi utile e gradito. All’occorrenza,
assisteva i contadini nei lavori più leggeri della fattoria, aiutava
a raccogliere il fieno, riparava gli steccati, abbeverava i cavalli,
riportava le vacche alla stalla e tagliava la legna per il fuoco
invernale. Lasciava da parte, poi, tutta l’autorevole severità e
il potere assoluto con cui dominava nel suo piccolo impero, la
scuola, e diventava incredibilmente gentile e affabile. Trovava
favore agli occhi delle madri coccolando i bambini, specialmente i
più piccoli e, come il feroce leone che un tempo aveva trattato
l’agnello con magnanimità, era solito sedere con un bambino sulle
ginocchia e dondolare una culla col piede per ore ed ore.
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Arthur
Ignatius Keller - The Legend of Sleepy Hollow, 1906
|
In
aggiunta alle sue molteplici vocazioni, era anche il maestro di canto
del vicinato, e raccoglieva diversi begli scellini insegnando ai
giovani a salmodiare. Era questione di non poca vanità per lui
prendere posto, ogni domenica, di fronte alla galleria della chiesa,
con un gruppo di cantori scelti, dove, nella sua testa, strappava la
palma della vittoria dalle mani del parroco. Certo è, la sua voce
risuonava molto al di sopra del resto della congregazione, e ancora
oggi si possono udire in quella chiesa delle bizzarre risonanze che
echeggiano fino a mezzo miglio di distanza, dall’altra parte dello
stagno del mulino, in una tranquilla domenica mattina, e si dice che
discendano direttamente dal naso di Icabod Crane. Così, grazie a
questi piccoli espedienti, in quella ingegnosa maniera che è
comunemente definita ‘di riffa o di raffa,’ questo esimio
pedagogo tirava avanti abbastanza bene, e c’era chi pensava, tra
tutti quelli che non capivano niente del lavoro di testa, che ne
ricavasse una vita incredibilmente comoda.
Nella
cerchia femminile delle zone rurali il maestro di scuola è
generalmente un uomo di una certa importanza essendo considerato una
specie di ozioso gentiluomo, di gusto e talenti immensamente
superiori a quelli dei rozzi giovanotti di campagna, inferiore per
cultura soltanto al parroco. La sua apparizione in una fattoria,
pertanto, era causa di una certa agitazione intorno al tavolo del tè,
dove veniva aggiunto un altro piatto di torta o dolcetti o, a volte,
faceva il suo ingresso trionfale una teiera d’argento. Il nostro
uomo di lettere, pertanto, era particolarmente felice tra i sorrisi
di tutte quelle damigelle di campagna. Quale splendida figura faceva
in loro compagnia nel cimitero della chiesa, tra un servizio
domenicale e l’altro, mentre raccoglieva grappoli d’uva dalle
viti selvatiche che ricoprivano gli alberi circostanti, o leggeva per
loro divertimento tutti gli epitaffi delle lapidi, oppure faceva un
giretto, scortato dal loro codazzo, lungo la riva dello stagno
adiacente, mentre i più impacciati zoticoni campagnoli li seguivano
timidamente in retroguardia, invidiando la sua superiore eleganza e
disinvoltura.
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Arthur Rackham - 1928
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A causa del suo stile di vita semi-itinerante, inoltre,
era una specie di gazzetta viaggiante, che portava l’intero
bagaglio di pettegolezzo locale di casa in casa, così che il suo
arrivo era sempre salutato con soddisfazione. Inoltre, le donne lo
consideravano uomo di grande erudizione, poiché aveva letto diversi
libri per intero ed era un perfetto conoscitore del testo di Cotton
Mather9, ‘Storia della stregoneria nel New England,’
in cui, peraltro, egli credeva con tutte le sue forze. Era, infatti,
uno strano miscuglio di piccole furbizie e ingenua credulità. La sua
fame di meraviglioso e la sua capacità di digerirlo, erano
egualmente straordinarie, ed erano state entrambe accresciute dal suo
soggiorno in quella regione incantata. Nessun racconto era troppo
truculento o mostruoso per il suo stomaco capace. Spesso, nel
pomeriggio, quando le lezioni erano finite, si dilettava a stendersi
sul folto prato di trifoglio che fiancheggiava il piccolo ruscello
che scorreva mormorando accanto alla scuola e là leggeva e rileggeva
gli spaventosi racconti del vecchio Mather, finché il sopraggiungere
dell’oscurità della sera trasformava la pagina stampata in una
nebbia illeggibile
Mentre
si dirigeva a casa attraversando paludi e fiumi e cupe foreste, fino
alla fattoria dove gli capitava di acquartierarsi, ogni suono della
natura, in quell’ora stregata, stuzzicava la sua immaginazione
eccitata: il lamento delle nottole su per la collina, il raggelante
grido della raganella arborea, messaggero dell’imminente tempesta,
il bubbolare del gufo, o l’improvviso svolazzare nella selva degli
uccelli spaventati dai suoi artigli. Persino le lucciole, che
risplendevano più vivide nei posti più bui, di tanto in tanto lo
facevano trasalire, se una di insolito splendore attraversava il suo
sentiero. E se, per caso, uno sciocco grosso calabrone dirigeva il
suo volo maldestro contro di lui, il povero tapino era pronto a dare
l’anima a Dio, convinto di essere stato colpito dal tocco di una
strega. La sua unica risorsa in quelle occasioni, per soffocare i
pensieri o per scacciare gli spiriti maligni, era intonare salmi. Le
brave persone di Sleepy Hollow, sedute davanti alle loro porte di
sera, erano spesso pervase dalla paura nell’udire la sua melodia
nasale, ‘con una dolce e prolungata malinconia10,’
fluttuare giù per la collina, o lungo la strada buia.
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Arthur
Ignatius Keller - The Legend of Sleepy Hollow, 1906
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Un’altra
fonte di spaventevole piacere gli derivava dal trascorrere le lunghe
sere invernali con le vecchie comari olandesi, sedute a filare
accanto al fuoco e con una fila di mele che arrostivano e
sfrigolavano davanti al focolare, mentre ascoltava i loro
meravigliosi racconti di fantasmi e goblins e campi infestati e
ruscelli infestati e ponti infestati e case infestate, ma
specialmente del cavaliere senza testa, o l’assiano al galoppo di
Hollow, come lo chiamavano a volte. Egli le deliziava a sua volta con
i suoi aneddoti di stregoneria, di terribili premonizioni e visioni
portentose e suoni nell’aria, così comuni nei tempi antichi del
Connecticut, e le spaventava a morte con le sue speculazioni su
comete e stelle cadenti, e con il fatto allarmante che il mondo gira,
senza dubbio, in tondo e che, per la metà del tempo, la gente si
trova a testa in giù.
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Arthur
Ignatius Keller - The Legend of Sleepy Hollow, 1906
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Ma
se tutto ciò era fonte di piacere, mentre se ne stava
confortevolmente accoccolato a fianco ad un caminetto che rosseggiava
per il fuoco della legna scoppiettante e dove, naturalmente, nessuno
spettro osava affacciarsi, questo era pagato a caro prezzo con le
paure della sua successiva camminata verso casa. Quali sagome e ombre
spaventose assediavano il suo sentiero al tenue chiarore spettrale di
una notte nevosa! Con quale sguardo spaurito carpiva ogni incerto
raggio di luce che, da finestre lontane, invadeva i campi desolati!
Quanto spesso veniva sconvolto da un alberello coperto di neve che,
simile ad uno spettro avvolto in un lenzuolo, invadeva il suo
cammino. Quanto spesso gli si stringeva il cuore raggelato dalla
paura al suono dei suoi stessi passi sullo strato di terra ghiacciata
sotto i suoi piedi, e non osava guardarsi dietro per paura di vedere
qualche creatura mostruosa avanzare dietro di lui! E quanto spesso
era stato sopraffatto dal più assoluto terrore a causa di un
violento colpo di vento che passava ululando tra i rami degli alberi,
convinto che fosse l’assiano al galoppo durante una della sue
scorribande notturne!
Tutti
questi, comunque, erano soltanto terrori notturni, fantasmi della
mente che vagano nelle tenebre, e sebbene avesse visto molti spettri
in vita sua, e più di una volta era stato assediato da satana sotto
diverse forme, durante le sue passeggiate solitarie, tuttavia la luce
del giorno metteva fine a tutti questi mali, ed avrebbe trascorso una
vita piacevole nonostante tutto, a dispetto del diavolo e delle sue
opere, se il suo sentiero non fosse stato attraversato da una
creatura che provoca al comune mortale più costernazione di
fantasmi, goblins, e l’intera genia di streghe messe insieme, e
cioè, una donna.
Fra
i suoi studenti di musica che, una volta alla settimana, si riunivano
per essere istruiti nell’arte di salmodiare, c’era Katrina Van
Tassel, la figlia unica di un ricco contadino olandese. Era una
fiorente ragazza di appena diciotto anni, paffuta come una pernice,
dalle guance rosate, tonde e tenere come una delle pesche dell’orto
del padre. Era universalmente famosa non solo per la sua bellezza, ma
anche per le sue grandi aspettative. Per di più, era anche alquanto
civetta, come si poteva intuire già dal suo modo di vestire, che era
un misto di moda antica e moderna, e sicuramente adatto a mettere in
risalto la sua bellezza. Indossava monili di puro oro giallo - che la
sua trisavola aveva portato con sé da Saardam - un provocante
corsetto di antica foggia, unito ad una sottana maliziosamente corta,
per mettere in mostra i piedini e le caviglie più graziosi del
circondario.
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Arthur
Ignatius Keller - The Legend of Sleepy Hollow, 1906
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Ichabod Crane aveva un cuore debole e sciocco verso il
gentil sesso e non c’è da meravigliarsi se un bocconcino così
delizioso attirò subito la sua attenzione, e ancor di più dopo che
le ebbe fatto visita nelle sua dimora paterna. Il vecchio Baltus Van
Tassel12 era il ritratto perfetto del contadino prospero,
soddisfatto e generoso. E’ vero che raramente il suo sguardo e i
suoi pensieri oltrepassavano i confini della sua fattoria, ma
all’interno di questi ogni cosa era confortevole, lieta e prospera.
Era soddisfatto della sua ricchezza, ma non ne era orgoglioso, e si
congratulava con sé stesso della grande abbondanza piuttosto che del
suo stile di vita. La sua roccaforte era situata sulla riva
dell’Hudson, in uno di quegli angoletti verdi, riparati e fertili
in cui i contadini olandesi amano fare il nido.
Un
grande olmo spargeva i suoi lunghi rami su di essa, ai piedi del
quale scaturiva una sorgente dell’acqua più limpida e dolce, che
si raccoglieva in un piccolo pozzo formato da un barile, e poi se ne
fuggiva via attraverso l’erba fino al vicino ruscello, che scorreva
mormorando tra gli ontani e i salici nani. Proprio vicino alla
fattoria c’era un vasto granaio, che avrebbe potuto essere
benissimo usato come chiesa, ogni sua finestra e ogni sua fenditura
sembravano traboccare dei tesori della fattoria, una trebbiatrice vi
risuonava operosa da mattina a sera; rondini e balestrucci
saltellavano cinguettando intorno alle grondaie; file di piccioni
si godevano il sole sul tetto, alcuni con un occhio girato verso
l’alto, come a controllare il tempo, altri con la testa sotto
un’ala o affondata nel petto, e altri ancora gonfiavano le penne,
tubavano e si inchinavano alle loro dame. Grassi e goffi porcelli
grufolavano nella tranquilla abbondanza delle loro stie, da dove, di
tanto in tanto, truppe di lattonzoli si tiravano su, quasi a voler
annusare l’aria. Un imponente squadrone di oche color neve
sguazzava in un vicino stagno, facendo da scorta ad intere flotte di
anatre; reggimenti di tacchini facevano glu glu per tutta la
fattoria, e le galline faraone si agitavano nervose tutt’intorno,
come mogli di cattivo umore, con il loro verso stizzoso e irritato.
Davanti al granaio si pavoneggiava un valoroso gallo, modello di
marito, guerriero e fine gentiluomo, che batteva le sue ali brunite,
cantando dal profondo del suo cuore orgoglioso e felice, - a volte
smuoveva la terra con le sue zampe e richiamava generosamente la sua
famiglia perennemente affamata, mogli e pulcini compresi, a
condividere il succulento bocconcino che aveva scoperto.
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Arthur
Ignatius Keller - The Legend of Sleepy Hollow, 1906 |
Al
pedagogo veniva l’acquolina in bocca mentre osservava questa
sontuosa promessa di lauti pranzi invernali. Con la sua famelica
immaginazione, già si figurava i maialini arrosto fare il giro
della tavola con la pancia ripiena di pudding e una mela in bocca, i
piccioni erano comodamente messi a dormire nel letto di un
confortevole pasticcio, e rimboccati con un copriletto di pasta
frolla; le oche nuotavano nel loro stesso sugo; le anatre erano
opportunamente adagiate sui piatti a due a due, come una tranquilla
coppia di sposi, con un’abbondante dote di salsa alle cipolle. Nei
porchetti già vedeva tagliate via le future grasse pancette, insieme
a saporiti prosciutti succulenti; non c’era tacchino che non
immaginasse ben legato, con la testa sotto l’ala e, nel caso, una
collana di saporite salsicce; perfino il valoroso galletto giaceva
disteso sulla schiena, su un piatto a parte, con le zampe all’aria,
come ad invocare quella pietà che il suo spirito cavalleresco si era
rifiutato di chiedere da vivo. Mentre Ichabod immaginava estasiato
tutto ciò, e volgeva i suoi grandi occhi verdi suoi fertili pascoli,
i ricchi campi di grano, segale, grano saraceno e granturco, e gli
orti carichi di frutti maturi, che circondavano la calda dimora di
Van Tassel, il suo cuore si struggeva per la damigella che avrebbe
ereditato quei possedimenti, e la sua immaginazione andava oltre
fantasticando su come potessero essere prontamente trasformati in
contanti, e il denaro investito in immense estensioni di terreno
incolto e imponenti palazzi nella natura selvaggia. Sì, la sua
fervida fantasia aveva già realizzato i suoi sogni e gli aveva
donato la florida Katrina con un’intera nidiata di marmocchi,
sistemati in cima ad un carro carico di tutto il necessario, con
pentole e teiere che dondolavano sotto, e si vedeva a cavalcioni di
una veloce puledra, con puledrino al seguito, in partenza per il
Kentucky, il Tennessee, o Dio sa dove.
Quando
entrò nella casa, il suo cuore fu completamente conquistato. Era una
di quelle spaziose fattorie, dai tetti con alti spioventi ma che
digradavano verso il basso, costruita nello stile tramandato dai
primi coloni olandesi; i bassi cornicioni sporgenti formavano una
veranda su tutto il davanti, che poteva essere chiusa in caso di
cattivo tempo. Lì sotto erano appesi gli attrezzi per la
trebbiatura, i finimenti e vari utensili per la campagna, insieme
alle reti per la pesca nel fiume vicino. Ai lati della porta erano
state costruite delle panchine da usarsi in estate, e un grande
arcolaio ad un’estremità e, dall’altra, una zangola mostravano i
vari usi a cui questo importante porticato poteva essere adibito.
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Arthur
Ignatius Keller - The Legend of Sleepy Hollow, 1906
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Oltrepassando
la veranda lo stupefatto Ichabod entrò nella sala d’ingresso, che
era il cuore della dimora e il luogo dove abitualmente soggiornavano.
Lì fu abbagliato da file di lucide stoviglie di peltro allineate su
una lunga credenza. In un angolo c’era un grande sacco di lana,
pronto per essere filato, in un altro un mucchio di robusto tessuto
appena tolto dal telaio; pannocchie di granturco e lunghe stringhe di
fette di mele e pesche essiccate, erano appese alle pareti in gai
festoni, abbelliti da peperoni rossi; una porta lasciata socchiusa
gli permise di dare un’occhiata nel salotto buono, dove le sedie
con i piedi a zampa di leone e tavoli di mogano scuro brillavano come
specchi; alari, con accluse paletta e pinze, luccicavano da sotto la
loro copertura di punte d’asparago; arance finte e conchiglie
decoravano il caminetto, su cui erano sospesi stringhe di variopinte
uova d’uccello; un grande uovo di struzzo pendeva al centro della
stanza e una credenza ad angolo, lasciata volutamente aperta,
ostentava immensi tesori di vecchia argenteria e porcellane
sapientemente riparate.
Dal
momento in cui Ichabod mise gli occhi su questi luoghi di delizie, la
pace della sua mente cessò e la sua unica preoccupazione fu come
guadagnarsi l’affetto dell’impareggiabile figlia di Van Tassel.
In questa impresa, comunque, aveva molte più concrete difficoltà di
quelle affrontate da una caterva di cavalieri erranti di una volta,
che raramente dovevano fronteggiare niente altro che giganti,
stregoni, draghi fiammeggianti e avversari di questo genere, tutti
facili da sconfiggere, e dovevano farsi strada solamente attraverso
porte d’acciaio e ottone e pareti di diamante fino alla cella del
castello dove la dama del cuore era tenuta prigioniera - tutte cose
che ogni cavaliere conquistava con la stessa facilità con cui un
uomo di solito si fa strada fino al centro di una torta natalizia - e
a questo punto la dama gli donava il suo cuore come era usanza.
Ichabod, al contrario, doveva conquistare la sua strada fino al cuore
di una civetta di campagna, al centro di un labirinto di vezzi e
capricci, che causavano continuamente nuove difficoltà e ostacoli, e
in più egli doveva affrontare una moltitudine di temibili avversari
in carne ed ossa, i numerosi rustici ammiratori che assediavano ogni
ingresso al suo cuore e che si controllavano a vicenda con sguardi
torvi, ma pronti ad andare alla carica nel nome della causa comune
contro ogni nuovo contendente.
Tra
questi, il più temibile era un corpulento, ruggente, chiassoso
giovinastro di nome Abraham, o, secondo l’abbreviazione olandese,
Brom Van Brunt, l’eroe della campagna circostante, che risuonava
con le sue imprese di forza e baldanza. Era di spalle larghe e membra
agili, con corti capelli neri e riccioluti, e un modo di fare
sfrontato ma non spiacevole, grazie alla sua aria un po’ buffa e un
po’ arrogante. Grazie alla sua corporatura erculea e alla forza
delle sue membra, gli era stato dato il nomignolo di BROM BONES, con
cui era universalmente conosciuto.
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Arthur
Ignatius Keller - The Legend of Sleepy Hollow, 1906
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Era famoso per la sua grande
competenza e abilità di cavaliere, essendo agile come un tartaro nel
cavalcare. Era sempre il primo in tutte le corse e nei combattimenti
di galli e, grazie all’ascendente di cui gode la forza fisica
nella vita di campagna, era l’arbitro di tutte le dispute, con il
cappello sulle ventitré mentre comunicava le sue decisioni con
un’aria ed un tono che non ammettevano né contraddittorio né
appello. Era sempre pronto sia per le scazzottate che per il
divertimento, ma era più un combina guai che un malvagio, e
nonostante tutta la sua dispotica rozzezza, c’era un forte tratto
di scherzoso buon umore alla base. Aveva tre o quattro fedeli
compagni, che lo consideravano un modello, alla testa dei quali
batteva la campagna, prendendo parte ad ogni lite e ad ogni
divertimento per miglia intorno. Durante l’inverno lo si notava per
un cappello di pelliccia, sormontato da una sgargiante coda di volpe,
e quando le persone convenute ad un raduno campestre intravvedevano
questo ben noto cimiero in lontananza, che sventolava tra una squadra
di instancabili cavalieri, si aspettavano sempre il peggio. A volte
si sentiva la sua ciurma passare di corsa dietro le fattorie a
mezzanotte, con urla e schiamazzi, degni di una truppa di cosacchi
del Don, e le vecchie signore, svegliate di soprassalto, ascoltavano
finché il turbine, in un attimo, scompariva sferragliando, e poi
esclamavano, “sì, ecco passare Brom Bones e la sua banda!” I
vicini lo consideravano con un misto di timore, ammirazione e
condiscendenza; quando nelle vicinanze si verificava qualche burla o
rissa campagnola, scuotevano sempre la testa e giuravano che dietro
c’era Brom Bones. Questo eroe scavezzacollo aveva da tempo scelto
la florida Katarina come oggetto delle sue rozze galanterie, e
sebbene i suoi giochi amorosi fossero piuttosto simili alle gentili
carezze e tenerezze di un orso, tuttavia si sussurrava che la ragazza
non avesse del tutto scoraggiato le sue speranze. Certo è, le sue
avances erano un segnale di ritirata per i suoi rivali, che non
avevano nessun desiderio di far arrabbiare un leone in amore; così
che, quando il suo cavallo fu visto legato alla staccionata di Va
Tassel, una domenica sera, chiaro indizio che il suo padrone fosse
dentro per il corteggiamento, o, come comunemente si dice, per fare
il ‘brillante,’ tutti gli altri corteggiatori passarono oltre
disperati e andarono ad acquartierarsi altrove.
Questo
era il formidabile rivale con cui doveva contendere Ichabod Crane e,
tutto considerato, un uomo più robusto di lui si sarebbe ritirato
dalla competizione, mentre un uomo più saggio avrebbe perso ogni
speranza. Il suo carattere, comunque, era un felice miscuglio di
adattabilità e perseveranza; egli era, nel corpo e nello spirito,
simile ad una canna, flessibile ma robusto: anche se si piegava, non
si rompeva mai, e sebbene si chinasse sotto la più leggera
pressione, tuttavia, nello stesso momento in cui questa cessava –
zac! - era di nuovo in piedi, a testa alta come sempre. Prendere
apertamente posizione contro un simile rivale sarebbe stata una
follia, perché questi non era uomo che tollerasse di essere
contrastato in amore, non più di quel turbolento amante che fu
Achille. Ichabod, pertanto, faceva le sue avances in modo discreto e
gentilmente insinuante. In veste di maestro di canto, faceva
frequenti visite alla fattoria, non che avesse niente da temere
dall’invadente interferenza dei genitori, che è così spesso un
ostacolo sul sentiero degli amanti. Balt Van Tassel era uno spirito
assolutamente indulgente, amava sua figlia persino più della sua
pipa e, da uomo ragionevole e padre eccellente, la lasciava fare a
modo suo in ogni cosa. La sua ammirevole mogliettina, poi, aveva già
abbastanza da fare con la cura della casa e la gestione del suo
pollame; perché, come osservava saggiamente, anatre e oche sono
creature sciocche, di cui bisogna prendersi cure, ma le ragazze
possono aver cura di sé stesse. Così, mentre la sua signora si
affaccendava in casa o lavorava all’arcolaio su di un lato della
veranda, l’onesto Balt sedeva a fumare la su pipa serale dall’altro
lato, osservando le imprese di un piccolo guerriero di legno che,
armato di spada in entrambe le mani, combatteva valorosamente con il
vento sul pinnacolo del granaio. Nel frattempo, Ichabod portava
avanti il suo corteggiamento con la figlia accanto alla sorgente
sotto il grande olmo, o facendo una passeggiata all’imbrunire, ora
così propizia per l’eloquenza di un innamorato.
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Arthur Rackham - 1928
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Ammetto
di non sapere come si corteggia e si conquista il cuore delle donne.
Per me esse sono sempre stato oggetto di stupore e ammirazione.
Alcune sembrano avere un solo punto vulnerabile, o porta di accesso,
mente altre hanno migliaia di accessi, e possono essere catturate in
cento modi diversi. E’ un grande trionfo dell’ingegno conquistare
le prime, ma è un ancor più grande prova di strategia conservare il
possesso di queste ultime, perché un uomo deve battersi per la sua
fortezza ad ogni porta e finestra. Colui che conquista un migliaio di
cuori semplici ha pertanto diritto ad una certa rinomanza, ma chi
conserva un indiscusso dominio sul cuore di una civetta è
sicuramente un eroe. Certo è, questo non era il caso del temibile
Brom Bones: dal momento in cui Ichabod Crane fece la sua avances,
l’interesse del primo scemò visibilmente, il suo cavallo non fu
più visto legato alla palizzata la domenica sera e tra lui e il
precettore di Sleepy Hollow sorse gradualmente una faida mortale.
Brom, che nel suo intimo possedeva un certo grado di rozza
cavalleria, avrebbe preferito arrivare ad una guerra aperta e
risolvere le loro aspirazioni alla mano della dama alla maniera
spiccia di quelle persone ragionevoli e concrete che erano i
cavalieri erranti di una volta, e cioè a singolar tenzone, ma
Ichabod era troppo consapevole della superiorità fisica del suo
avversario per entrare in competizione contro di lui; gli era venuto
all’orecchio una vanteria di Bones, e cioè che voleva “piegare
in due il maestro e riporlo su uno scaffale della sua scuola;” ed
era troppo accorto per dargliene l’opportunità.
C’era
qualcosa di estremamente provocatorio nel suo metodo ostinatamente
pacifico che non lasciava a Brom altra alternativa se non quella di
attingere alle riserve di rustica spiritosaggine a sua disposizione e
giocare scherzi grossolani al suo rivale. Ichabod divenne l’oggetto
dell’ostinata persecuzione di Bones e della sua banda di rozzi
cavalieri. Iniziarono a devastare i suoi possedimenti fino a quel
momento così pacifici: affumicarono la sua scuola di canto ostruendo
il comignolo, fecero irruzione durante la notte nella scuola a
dispetto dei formidabili legacci di vimini e dei paletti alla
finestra e misero tutto sottosopra, così che il povero maestro
iniziò a pensare che tutte le streghe della regione si riunissero lì
dentro. Ma cosa ancora più seccante, Broom non perdeva occasione di
metterlo in ridicolo davanti alla sua bella, e aveva un cagnaccio a
cui aveva insegnato a guaire in modo estremamente buffo che le
presentò come rivale di Ichabod quale maestro di canto.
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Arthur
Ignatius Keller - The Legend of Sleepy Hollow, 1906
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Le
cose andarono avanti in questo modo per qualche tempo, senza produrre
alcun effetto materiale sulle sulle relative situazioni delle parti
contendenti. In un bel pomeriggio autunnale, Ichabod, chiuso nei suoi
pensieri, sedeva assiso in trono sull’alto sgabello da cui di
solito controllava tutte le attività del suo piccolo regno della
conoscenza. Nella mano brandiva la bacchetta, lo scettro del despota;
la verga della giustizia, costante terrore dei malfattori, era
riposta su tre chiodi dietro il trono, mentre sulla scrivania davanti
a lui si potevano vedere diversi articoli di contrabbando e armi
proibite, scovate sulle persone di svogliati monelli, come mele
smangiucchiate, fucili giocattolo, trottole, gabbiette per le mosche,
e intere legioni di galletti da combattimento di carta. A quanto
sembrava, di recente era stato inflitto un terrificante atto di
giustizia, perché i suoi alunni erano tutti alacremente intenti ai
loro libri, o sussurravano furtivamente dietro di essi con un occhio
al maestro, e in tutta la classe regnava una specie di ronzante
quiete, improvvisamente interrotta dall’arrivo di un nero in giubba
e pantalone di canapa grezza, quel che restava di un cappello a
corona tonda, simile a quello di Mercurio, e a cavalcioni di un
puledro cencioso, selvatico e sfinito, che guidava con un pezzo di
corda al posto delle briglie. Arrivò scalpitando fino alla porta
della scuola con un invito per Ichabod a partecipare ad una festa o
‘riunione casalinga13,’ che si sarebbe tenuta quella
sera a casa di padron van Tassel, e avendo comunicato il suo
messaggio con aria di importanza e sforzandosi di usare quel
linguaggio forbito che un nero è in grado di esibire in
insignificanti ambasciate del genere, se ne andò attraversando di
corsa il ruscello e fu visto trottare via su per la vallata,
consapevole dell’importanza e dell’urgenza della sua missione. In
quella che poco prima era stata una tranquilla classe, ora era tutto
un chiacchiericcio e uno schiamazzo. I ragazzi furono incitati ad
affrettarsi a finire i compiti senza soffermarsi sulle sciocchezze, i
più agili ne saltarono metà impunemente e i più lenti, di tanto in
tanto, si guadagnarono una pronta incitazione sulla schiena, per
sollecitarli a sbrigarsi o aiutarli con una parola difficile. I libri
furono buttati da parte senza essere riposti sugli scaffali, i
calamai furono rovesciati, i banchi capovolti e tutta la scolaresca
fu liberata un’ora prima del solito, precipitandosi fuori come una
legione di giovani demoni, guaendo e facendo baccano sul prato per la
gioia della loro anticipata libertà.

Dopo,
il valoroso Ichabod dedicò almeno mezz’ora in più alla sua
toletta, spazzolando e lustrando il suo migliore, e unico, vestito di
un nero rossiccio, e acconciandosi i riccioli davanti ad un pezzo di
specchio rotto che era appeso a scuola. Per poter comparire davanti
alla sua bella alla maniera di un autentico cavaliere, prese in
prestito un cavallo dal contadino presso cui era domiciliato, un
vecchio collerico olandese di nome Hans Van Ripper, e così
elegantemente sistemato, si incamminò come un cavaliere errante alla
ricerca di avventure. Ma, conformemente all’autentico spirito di
una storia d’amore, è opportuno che vi fornisca qualche dettaglio
dell’aspetto e dell’equipaggiamento del mio eroe e del suo
destriero. L’animale che cavalcava era uno sfiancato cavallo per
l’aratura, sopravvissuto quasi a tutto tranne che alla sua malizia.
Era magro e sfinito, con un collo da pecora e la testa a martello; la
criniera e la coda color ruggine erano arruffate e piene di bozzi
per le lappole; un occhio aveva perso la pupilla, e riluceva
spettrale, ma l’altro aveva la luce fosca di un vero demonio. Ai
suoi tempi, tuttavia, doveva aver avuto un temperamento focoso, se
possiamo giudicare dal fatto che gli era stato dato il nome di
Gunpowder. Infatti, era stato lo stallone preferito del suo
padrone, il collerico Van Ripper, che era uno spericolato cavaliere e
aveva infuso, molto probabilmente, un po’ del suo spirito nel suo
animale perché, per quanto sembrasse vecchio e malmesso, in lui, più
che in ogni giovane puledra della regione, si nascondeva uno spirito
demoniaco. Ichabod era il cavaliere giusto per un tale stallone.
Cavalcava con staffe corte che gli sollevavano le ginocchia fin quasi
al pomello della sella; i suoi gomiti appuntiti sporgevano come
quelli di una cavalletta; portava la frusta dritta nella sua mano,
come uno scettro, e mentre il suo cavallo trotterellava, il movimento
delle sue braccia non era diverso dal battito di un paio di ali. Un
cappelluccio di lana era poggiato in cima al naso, perché la stretta
striscia della fronte poteva essere chiamata così, e le falde della
sua giacca nera sventolavano fin quasi la coda del cavallo. Così si
presentavano Ichabod e il suo cavallo quando arrivarono ad andatura
incerta alla porta di Hans Van Ripper, ed era nel complesso una di
quelle apparizione che raramente si incontrano in pieno giorno.
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Arthur
Ignatius Keller - The Legend of Sleepy Hollow, 1906
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Come
dicevo, era una bella giornata autunnale; il cielo era chiaro e
sereno e la natura vestiva quella livrea ricca e dorata che associamo
sempre all’idea di abbondanza. Le foreste avevano indossato i loro
sobri marroni e gialli, mentre le gelate avevano punteggiato gli
alberi più giovani con sfumature di arancione, porpora e scarlatto.
File di anatre in volo iniziavano a fare la loro apparizione in alto
nel cielo; dai boschetti di faggi e noci si sentiva il tramestio
dello scoiattolo e, ad intervalli, il malinconico fischio della
quaglia dai vicini campi di stoppie. Gli uccellini tenevano il loro
banchetto d’addio. Nel bel mezzo dei loro bagordi, svolazzavano,
cinguettando e amoreggiando, da un cespuglio all’altro e da una
albero all’altro, inebriati dalla stessa abbondanza e varietà che
li circondavano. C’era l’onesto pettirosso, la preda preferita di
tutti i cacciatori principianti, con il suo acuto fischio
malinconico; e i merli canterini che volavano formando nuvole nere; e
il picchio dalle ali dorate con la sua cresta cremisi, il suo ampio
collare nero e lo splendido piumaggio; e il beccofrusone del cedro,
con le sue ali dalla punta rossa e la coda dalla punta gialla e il
suo berretto di piume; e la ghiandaia azzurra, quel chiassoso
damerino, con il suo allegro cappotto azzurro e la camicia bianca,
tutti che stridono e cinguettano, annuiscono e si dondolano e si
inchinano, pretendendo di essere in buoni rapporti con tutti gli
uccelli canterini del boschetto.
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Arthur
Ignatius Keller - The Legend of Sleepy Hollow, 1906
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Mentre
Ichabod procedeva lentamente per la sua strada, i suoi occhi, sempre
aperti ad ogni indizio di abbondanza culinaria, spaziavano deliziati
sui tesori di quel lieto autunno. Da ogni parte vedeva vaste riserve
di mele, alcune pendevano dagli alberi sotto il peso della loro
opulenza, altre raccolte in ceste e barili pronte per il mercato,
altre ancora ammucchiate in alte pile vicino al torchio per il sidro.
Più avanti vasti campi di granturco, con le sue spighe dorate che
facevano capolino dall’involucro delle foglie con la promessa di
dolci e budini; e le zucche gialle allineate sotto con le loro pance
tonde rivolte al sole che offrivano ampie aspettative delle più
gustose torte; subito dopo attraversò i fragranti campi di grano
saraceno respirando l’odore dell’alveare, e mentre li osservava,
gli passarono per la mente morbide visioni di deliziose frittelle,
ben imburrate e guarnite con miele o melassa dalle delicate manine
paffutelle di Katrina Van Tassel. Nutrendo a questo modo la sua
mente con molti dolci pensieri e “fantasie inzuccherate,”
continuò il suo viaggio costeggiando una catena di colline che
sovrastavano alcuni dei più splendidi scenari del maestoso Hudson.
Il grande disco del sole declinava gradualmente ad ovest. L’ampia
insenatura del Tappan Zee giaceva immobile e tranquilla, eccetto che
qui e là una gentile increspatura ondulava e allungava l’ombra blu
della lontana montagna. Alcune nuvole ambrate fluttuavano nell’aria,
senza un filo di vento a muoverle. L’orizzonte era di una delicata
tinta dorata, che gradualmente mutava in un puro verde mela e da
quello nell’azzurro cupo della volta celeste. Un raggio di sole
obliquo indugiava sulle creste boscose dei precipizi a strapiombo su
alcune zone del fiume, donando una maggior profondità al grigio
scuro e al porpora dei loro fianchi rocciosi. Un’imbarcazione
indugiava in lontananza, scendendo lentamente giù con la marea, le
vele inutilmente issate sull’albero maestro e, a causa del cielo
che si rifletteva luminoso sull’acqua cheta, sembrava che il
vascello fosse sospeso in aria.

View
of the Hudson Looking Across the Tappan Zee Towards Hook Mountain
Albert
Bierstadt, 1866
Fu
verso sera che Ichabod arrivò al castello di mastro Van Tassel, che
trovò affollato dall’orgoglio e dal fior fiore della campagna
circostante. Vecchi contadini, una razza sobria dalle facce color
cuoio, con giacche e brache filate a casa, calze blu, scarpe grosse,
e magnifiche fibbie di peltro. Le loro arzille mogliettine avvizzite,
in cuffiette plissettate, corte gonne a vita bassa, sottane filate in
casa, con forbici e portaspilli nelle tasche di allegro calicò
attaccate sopra. Ragazze rotondette, antiquate quasi come le loro
madri, eccetto quando un cappello di paglia, un fiocco elegante o
forse un abito bianco, dava l’idea di una novità di città. I
figli, in corte giacche dai bordi squadrati, con file di stupendi
bottoni di ottone, e i capelli generalmente legati in un codino
secondo la moda del tempo, specialmente se a questo scopo potevano
procurarsi della pelle di anguilla, che veniva considerata in tutta
le regione un potente nutriente e rinforzante per capelli.
Brom
Bones, comunque, era l’eroe della scena, essendo venuto al raduno
con Daredevil, il suo stallone preferito, una creatura, come lui,
piena di ardore e di malizia e che nessuno all’infuori di lui
riusciva a cavalcare. Infatti, era famoso per preferire animali
perfidi, portati a tutti i generi di trucchi e che facevano correre
al cavaliere il costante rischio di rompersi il collo, perché
considerava un cavallo mite e ben addestrato indegno di un giovane di
spirito.
Mi
piacerebbe fare una pausa per soffermarmi sul mondo di delizie che si
spalancò davanti allo sguardo estasiato del mio eroe, quando entrò
nel salotto buono della dimora di Van Tassel. Non quelle dello stormo
di floride giovinette, con la loro lussureggiante esibizione di
bianco e rosso, ma le sconfinate delizie di un genuino tavolo da tè
di campagna olandese, in quel sontuoso tempo autunnale. Piatti
stracolmi di dolci di vario genere e quasi indescrivibili, noti
soltanto alle esperte massaie olandesi! C’erano le eccellenti
ciambelle, le tenere frittelle, le croccanti e friabili zeppoline,
dolci e crostate, torte allo zenzero e torte al miele e tutta la
famiglia delle torte. E poi c’erano torte di mele e torte di pesche
e torte di zucca, accanto a fette di prosciutto e manzo affumicato, e
in più deliziosi piatti di prugne e pesche e pere e mele cotogne in
conserva; per non menzionare le alose alla griglia e i polli arrosto,
insieme a ciotole di latte e panna, tutto mescolato alla rinfusa, più
o meno come li ho elencati io, con al centro la materna teiera che
sbuffava nuvole di vapore – Che dio la benedica! Avrei bisogno di
tirare il fiato e di tempo per discorrere di questo banchetto come
merita, ma sono fin troppo ansioso di continuare la mia storia.
Fortunatamente, Ichabod Crane non aveva tanta fretta quanto il suo
storico, e fece ampiamente giustizia ad ogni bontà. Era un rospo
gentile e riconoscente, il cui cuore si dilatava in proporzione alla
sua pelle quando era colmo di allegria, e i cui spiriti si
inebriavano col mangiare, come ad alcuni uomini col bere. Non poté
fare a meno, poi, di girare i suoi grandi occhi intorno a sé mentre
mangiava, sghignazzando alla possibilità che un giorno egli potesse
essere il padrone di tutto quel luogo di inimmaginabile lusso e
splendore. Poi, pensò a come avrebbe immediatamente voltato le
spalle alla scuola, schioccato le dita sulla faccia di Hans Van
Ripper e di ogni altro spilorcio di un patrono e buttato fuori a
calci ogni pedagogo itinerante che avesse osato chiamarlo collega!
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Arthur
Ignatius Keller - The Legend of Sleepy Hollow, 1906
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Il
vecchio Baltus Van Tassel si muoveva tra i suoi ospiti con un
faccione pieno di gioia e buonumore, rotondo e gaio come la luna
piena. Le sue attenzioni di ospite erano brusche ma eloquenti,
essendo limitate ad una stretta di mano, una pacca sulle spalle, una
risata squillante e ad un pressante invito a “iniziare a mangiare e
a servirsi.”
E
ora il suono della musica proveniente dalla stanza comune, o
ingresso, invitò alla danza. Il musicista era un vecchio nero dai
capelli grigi, che era stato l’orchestra itinerante del vicinato
per più di mezzo secolo. Il suo strumento era vecchio e ammaccato
come lui. Per la maggior parte del tempo grattava due o tre corde,
accompagnando ogni movimento dell’archetto con quello della testa,
inchinandosi quasi fino a terra e battendo il piede ogni volta che
una nuova coppia stava per iniziare a ballare. Ichabod era orgoglioso
delle sue qualità di ballerino tanto quanto delle sue capacità
vocali. Non un arto, non una fibra del suo corpo restarono fermi, e
dopo aver visto la sua figura dinoccolata in pieno movimento mentre
zampettava intorno alla stanza, avreste pensato che lo stesso san
Vito, il santo patrono della danza, fosse apparso di fronte a voi in
persona. Era l’oggetto di ammirazione di tutti i neri di ogni età
e statura, provenienti dalla fattoria e dal vicinato, che si
accalcavano ad ogni porta e finestra a formare una piramide di lucide
facce nere, che guardavano deliziati la scena, roteando gli occhi e
mostrando file di denti d’avorio da un orecchio all’altro. Come
avrebbe potuto il fustigatore di monelli essere altro che vivace e
allegro? La dama del suo cuore era la sua ballerina, e sorrideva
graziosamente in risposta a tutti i suoi amorosi sguardi languidi,
mentre Brom Bones, amaramente roso dall’amore e dalla gelosia,
sedeva pensieroso per conto suo in un angolo.
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Il Quilting Frolic di John Lewis Krimmel (1786-1821, Germany) |
Quando
la danza finì, Ichabod fu attratto da un capannello di anziani,
incluso il vecchio Van Tassel, seduti a fumare ad un’estremità
della veranda, chiacchierando dei vecchi tempi e tirando fuori lunghe
storie della guerra.
Questa
zona, al tempo di cui ne parlo, era uno di quei luoghi estremamente
privilegiati che abbondano di storie e grandi uomini. La linea del
fronte tra inglesi e americani correva proprio lì vicino durante la
guerra, pertanto era stata scena di saccheggi ed infestata da
fuggiaschi, mandriani e ogni genere di cavalleria di confine. Era
trascorso giusto il tempo sufficiente a permettere ad ogni narratore
di abbellire il suo racconto con qualche fantasticheria verosimile e,
grazie alla memoria annebbiata, a fare di sé l’eroe di ogni
impresa.
C‘era
la storia di Doffue Martling, un enorme olandese dalla barba blu,
che quasi catturò una fregata inglese con un vecchio pezzo di
artiglieria da nove libbre appoggiato ad un basso parapetto di fango,
solo che il cannone scoppiò al sesto colpo. E c’era un vecchio
gentiluomo, che rimarrà senza nome, perché troppo ricco per essere
menzionato, che, nella battaglia di White Plains14,
essendo insuperabile nella difesa, schivò una palla di moschetto con
uno spadino, tanto che poté sentirla distintamente fischiare intorno
alla lama e rimbalzare sull’elsa, a riprova di ciò era pronto in
qualsiasi momento a mostrare la spada, con l’elsa un po’ piegata.
Ve ne erano diversi altri che erano stati egualmente grandi sul campo
di battaglia, e non c’era nessuno di loro che non fosse persuaso di
aver dato un contributo fondamentale alla felice conclusione della
guerra. Ma questi erano niente al confronto dei racconti di fantasmi
e apparizioni che seguirono. La regione è ricca di tesori leggendari
di questo tipo. I racconti e le superstizioni locali prosperano in
questi luoghi isolati ben riparati e colonizzati da lungo tempo, ma
vengono calpestati dalla folla sempre in movimento che forma la
popolazione della maggior parte dei nostri posti di campagna.
Inoltre, non c’è nessun incoraggiamento per i fantasmi in quasi
tutti i nostri villaggi, perché questi hanno appena avuto il tempo
di finire il loro primo sonnellino e rigirarsi nella tomba, che i
loro amici sono già andati via dal circondario, pertanto quando
escono fuori la notte per fare i loro giri, non hanno conoscenti a
cui fare visita. Questa è forse la ragione per cui si sente parlare
di fantasmi così raramente, se non nelle antiche comunità olandesi.
Comunque,
la causa immediata della prevalenza di storie soprannaturali in quei
paraggi, era senza dubbio dovuta alla vicinanza di Sleepy Hollow.
C’era una sorta di contagio nella stessa aria che proveniva da
quella regione infestata e che diffondeva un’atmosfera di sogni e
fantasticherie che infettava tutto il territorio. Diverse persone di
Sleepy Hollow erano presenti a casa di Van Tassel e, al solito,
stavano dispensando le loro leggende selvagge e meravigliose. Vennero
raccontate molte fosche storie circa cortei funebri, pianti luttuosi
e lamenti visti e sentiti intorno al grande albero dove lo sfortunato
maggiore Andrè15 era stato condotto e che si trovava nei
dintorni. Si fece anche cenno alla donna vestita di bianco, che
infestava la cupa valle di Raven Rock, e che si sentiva spesso urlare
nelle notti d’inverno prima di una tempesta, essendo perita durante
una nevicata. La maggior parte delle storie, comunque, girava
intorno allo spettro favorito di Sleepy Hollow, il cavaliere senza
testa, che di recente era stato sentito diverse volte perlustrare la
campagna e si diceva che legasse il suo cavallo di notte tra le tombe
del cimitero.
La
posizione isolata di questa chiesa pare che ne avesse sempre fatto il
ritrovo preferito degli spiriti tormentati. Essa è situata in cima
ad una collinetta, circondata da spini di Giuda e olmi torreggianti,
attraverso i quali le sue umili pareti imbiancate brillano di
modestia, come la castità cristiana brilla attraverso le ombre del
suo ritiro. Da lì, una gentile pendenza scende fino ad un argenteo
specchio d’acqua, circondato da alti alberi, attraverso i quali è
possibile intravvedere le colline blu dell’Hudson. A guardare il
manto erboso che ricopre il suo cimitero, dove i raggi del sole
sembrano dormire in perfetta tranquillità, si potrebbe pensare che
almeno lì i morti possano riposare in pace. Su di un lato della
chiesa si apre un’ampia valletta boscosa, lungo la quale, tra rocce
aguzze e tronchi d’alberi caduti, scorre il corso impetuoso di un
largo ruscello. Su di un tratto del fiume scuro e profondo, non
distante dalla chiesa, in passato era stato gettato un ponte di
legno; la strada che vi conduceva e lo stesso ponte, erano erano
fittamente ombreggiati dagli alberi sovrastanti, cosa che rendeva il
posto buio anche in pieno giorno, ma che generava una tenebra
terrificante di notte. Tale era uno dei ritrovi favoriti del
cavaliere senza testa e il posto dove lo si incontrava più
frequentemente. Venne narrata la storia del vecchio Brouwer, il più
scettico miscredente di fantasmi, di come incontrò il cavaliere che
ritornava dalla sua incursione a Sleepy Hollow, e fu costretto a
salire dietro di lui, di come galopparono per macchie e boschetti,
per colline e paludi, finché arrivarono al ponte, dove d’un tratto
il cavaliere si trasformò in uno scheletro, gettò Brouwer nel
ruscello e balzò via su per le cime degli alberi con un fragore di
tuono. Questa storia fu immediatamente accompagnata da un’avventura
di Brom Bones ancora più incredibile, il quale ridimensionò
l’abilità dell’assiano al galoppo quale fantino fuori
dall’ordinario. Affermò che, una notte, tornando dal vicino
villaggio di Sing Sing, era stato sorpassato da questo cavaliere
della mezzanotte e di avergli proposto di gareggiare con lui per un
boccale di punch, e che avrebbe anche vinto, perché Daredevil stava
dando la biada al cavallo fantasma, ma proprio quando arrivarono al
ponte della chiesa, l’assiano abbandonò la corsa e sparì in un
lampo di fuoco.
Tutte
questa storie, raccontate con quel tono mezzo addormentato con cui
gli uomini parlano al buio, l’espressione dei volti degli
ascoltatori illuminati solo ogni tanto dal casuale bagliore del fuoco
di una pipa, si impressero profondamente nella mente di Ichabod.
Egli li ripagò allo stesso modo citando ampi stralci dal suo
inestimabile autore, Cotton Mather, e aggiunse molti meravigliosi
avvenimenti che erano accaduti nel suo natio Connecticut, e le
paurose apparizioni che aveva visto nella sue passeggiate notturne a
Sleepy Hollow.
La
festa giunse gradualmente a conclusione. I vecchi contadini
radunarono le loro famiglie sui carri e per un po’ di tempo li si
sentì sferragliare lungo le strade vuote e su per le lontane
colline. Alcune damigelle montarono in sella dietro ai loro
corteggiatori, e le loro allegre risate, mescolandosi con il rumore
degli zoccoli, riecheggiarono nel silenzio dei boschi, diventando
sempre più flebili,
finché poco a poco si spensero, e quella che prima era stato
un luogo
rumoroso
e festoso
divenne completamente silenzioso
e deserto.
Soltanto Ichabod rimase indietro, secondo l’abitudine degli
innamorati di campagna, per avere un tête-à-tête
con
l’ereditiera, assolutamente convinto di essere ormai sulla via
maestra
per il successo. Non
ho
alcuna pretesa
di rivelare
cosa
accadde
durante questo incontro perché, in effetti, lo ignoro. Temo,
comunque, che qualcosa deve essere andato storto, perché di certo
egli se ne andò, dopo poco, con un’aria assolutamente desolata e
avvilita. Oh,
queste donne, queste donne! Forse che quella ragazza aveva giocato
uno dei suoi trucchi da civetta? I suoi incoraggiamenti per il povero
pedagogo erano una mera simulazione per conquistare il suo rivale?
Solo il cielo lo sa, non io! E’ sufficiente dire che Ichabod
sgattaiolò fuori con l’aria di chi ha saccheggiato un pollaio,
piuttosto che il cuore di una bella dama. Senza guardare a destra o a
sinistra per ammirare quel luogo di rurale ricchezza, su cui aveva
gongolato così spesso, se ne andò dritto alla stalla e con diversi
calci
e
sonori ceffoni svegliò il suo cavallo in modo piuttosto brusco
dalla confortevole sistemazione in cui si era profondamente
addormentato, sognando montagne di granturco e avena, e intere
vallate di erba medica e trifoglio.
Fu
proprio in quest’ora stregata della notte che Ichabod, col cuore
pesante e la cresta abbassata, intraprese il suo cammino verso casa,
lungo i fianchi delle alte colline che sovrastano Terry Town e che
aveva costeggiato così allegramente nel pomeriggio. L’ora era
desolata come lui. Molto più in là si stendeva la vasta distesa
d’acqua scura e indistinta del Tappan Zee, con qua e là l’alto
albero maestro di un vascello tranquillamente ancorato. Nel silenzio
di morte della mezzanotte, poteva sentire perfino l’abbaiare di un
cane da guardia dalla sponda opposta dell’Hudson, ma era così vago
e debole che gli dava soltanto una vaga idea della sua distanza da
questo fedele compagno dell’uomo. Ogni tanto, ancora, il canto
prolungato di un gallo, svegliatosi accidentalmente, risuonava
lontano da qualche remota fattoria tra le colline – ma per le sue
orecchie era come un suono di sogno. Accanto a lui non c’era segno
di vita, se non occasionalmente il malinconico frinire di un grillo,
o forse il gutturale gracidare di una rana toro da una palude vicina,
come se stesse dormendo un sonno agitato e si rigirasse di colpo nel
letto.
Tutte
le storie di fantasmi e spiriti che aveva ascoltato nel pomeriggio,
ora gli si affollavano nella mente. La notte diventava sempre più
scura e le stelle sembravano sprofondare nel cielo e,
occasionalmente, nuvole passeggere le nascondevano alla sua vista.
Non si era mai sentito così solo e desolato. Per di più, si stava
avvicinando proprio al luogo dove erano state ambientate molte delle
scene delle storie di fantasmi. Al centro della strada si ergeva un
enorme albero tulipano, che torreggiava come un gigante sugli altri
alberi lì intorno, e formava una specie di punto di riferimento. I
suoi rami erano contorti e bizzarri, abbastanza grandi da formare il
tronco degli alberi ordinari, e si abbassavano giù fin quasi a
terra, per poi rialzarsi verso l’alto. Era collegato alla tragica
storia dello sfortunato Andrè, che era stato fatto prigioniero non
lontano ed era universalmente conosciuto col nome di albero del
maggiore Andrè. La gente comune lo guardava con un misto di rispetto
e superstizione, in parte per via della compassione dovuta al fato
del suo sfortunato omonimo, in parte a causa dei racconti di strane
apparizioni e addolorati lamenti che lo riguardavano.
Man
mano che Ichabod si avvicinava al questo spaventoso albero, iniziò a
fischiare e gli sembrò che il fischio fosse corrisposto, ma non era
che una raffica di vento che passava impetuosa attraverso i rami
secchi. Avvicinandosi ancora un po’, gli parve di vedere qualcosa
di bianco che pendeva nel mezzo dell’albero: si fermò e smise di
fischiare ma, guardando più dappresso, si rese conto che era il
punto dove l’albero era stato danneggiato da un fulmine e il legno
bianco era stato messo a nudo. Improvvisamente udì un gemito – gli
batterono i denti, e le ginocchia si strinsero alla sella, ma non era
altro che il fruscio di un grosso ramo contro un altro, agitati dalla
brezza. Oltrepassò l’albero sano e salvo, ma nuovi pericoli lo
attendevano.
A
circa duecento iarde dall’albero, un piccolo ruscello attraversava
la strada e si immetteva in una valle paludosa e fittamente ricoperta
di alberi, conosciuta col nome di palude di Wiley. Alcuni rozzi
tronchi d’albero, messi fianco a fianco, servivano da ponte. Sul
lato della strada, là dove il ruscello si inoltrava nel bosco, un
gruppo di querce e castagni, fittamente ricoperti di viti selvatiche,
vi proiettavano sopra un’ombra cavernosa. Passare questo ponte era
la prova più difficile. Era proprio in quel medesimo posto che lo
sfortunato André era stato catturato e al riparo dei castagni e
delle viti si erano nascosti i robusti patrioti che lo presero di
sorpresa. Da allora questo è stato sempre considerato un fiume
infestato, e terribili sono i sentimenti degli scolaretti che devono
passarvi da soli al buio.

Mentre
si avvicinava al fiumiciattolo, il cuore iniziò a battergli forte,
tuttavia, raccolse tutto il suo coraggio, diede al cavallo una mezza
dozzina di calci nelle costole e tentò di attraversare il ponte di
corsa, ma invece di partire in avanti, quel perverso vecchio animale
fece un movimento laterale e andò a sbattere di traverso contro la
siepe. Ichabod, le cui paure crescevano con il passare del tempo,
tirò le redini nell’altro senso, e diede una gragnola di calci con
il piede opposto: tutto inutile, il cavallo ripartì, è vero, ma
solo per tuffarsi sul lato opposto della strada in un rovo di more e
sambuchi. Il maestro allora usò frusta e calcagni contro le scarne
costole del vecchio Gunpowder, che si lanciò in avanti, sbuffando e
soffiando, ma si fermò di colpo proprio prima del ponte, così
repentinamente che quasi spedì il suo cavaliere oltre la sua testa
lungo disteso a terra. Giusto in quel momento l’attenzione del
sensibile orecchio di Ichabod fu catturata dal rumore di un passo
pesante che affondava nel fango proprio vicino al ponte. Nella fitta
ombra del bosco, sul margine del ruscello, intravide qualcosa di
enorme, informe e imponente. Non si muoveva, ma sembrava acquattato
nel buio, come un gigantesco mostro pronto a balzare sul viaggiatore.
I
capelli del terrorizzato pedagogo gli si rizzarono in testa per la
paura. Cosa fare? Per voltarsi e fuggire via era troppo tardi. Quale
possibilità c’era di sfuggire a quel fantasma o folletto, se di
questo si trattava, che poteva cavalcare sulle ali del vento? Allora,
tirando fuori almeno una parvenza di coraggio, chiese con voce
incerta, “Chi è là?” Non ricevette alcuna riposta. Ripeté la
domanda con voce ancora più agitata. Di nuovo, non ci fu alcuna
risposta. Ancora una volta picchiò forsennatamente sui fianchi
dell’inflessibile Gunpowder e, chiudendo gli occhi, eruppe, con
involontario fervore, nel canto di un salmo. Proprio allora
quell’oscuro oggetto di allarme si mise in movimento e, con uno
scatto e un balzo, se lo ritrovò di colpo nel mezzo della strada.
Sebbene la notte fosse oscura e desolata, tuttavia adesso si poteva
alquanto discernere la sagoma dello sconosciuto. Sembrava essere un
cavaliere di imponente statura, in sella ad un cavallo nero di
poderosa stazza. Non fece alcun cenno di molestia o amicizia, ma si
tenne a distanza sul margine della strada, cavalcando lentamente dal
lato cieco del vecchio Gunpowder, che aveva appena superato paura e
testardaggine. Ichabod, che non era per niente desideroso di questo
strano compagno notturno, ripensò all’avventura di Brom Bones con
l’assiano al galoppo e accelerò l’andatura del suo cavallo nella
speranza di lasciarselo dietro. Lo straniero, allora, mise il suo
cavallo ad un’eguale andatura. Ichabod si fermò di colpo e si mise
al passo, pensando di restare dietro, l’altro fece lo stesso.
Cominciò a sentirsi il cuore in gola, tentò di riprendere a cantare
il salmo, ma la lingua secca gli si attaccò al palato e non riuscì
a tirar fuori nemmeno una nota. C’era qualcosa nel silenzio
scontroso e caparbio di questo ostinato compagno che era misterioso e
spaventoso. La cosa fu ben presto chiarita in maniera terrificante.
Nel risalire un’altura, che stagliò contro il cielo la figura del
suo compagno di viaggio, di altezza gigantesca e completamente
avvolto in un mantello, Ichabod restò impietrito vedendo che era
senza testa! Ma il suo orrore divenne ancora più grande
nell’osservare che la testa, che avrebbe dovuto essere sulle
spalle, era sistemata davanti a lui sul pomello della sella! Il suo
terrore divenne disperazione e fece piovere una grandinata di calci e
colpi su Gunpowder, nella speranza di seminarlo con un’improvvisa
accelerazione, ma lo spettro partì al galoppo con lui. Via, allora,
di corsa a rotta di collo, facendo volare pietre e scintille ad ogni
balzo. I vestiti leggeri di Ichabod fluttuavano nell’aria, mentre
allungava il suo corpo magro oltre la testa del cavallo, nella foga
della corsa. Avevano ormai raggiunto la strada che svolta verso
Sleepy Hollow, ma Gunpowder, che sembrava posseduto da un demone,
invece di imboccarla, si rigirò e si tuffò a tutta velocità giù
per la collina verso sinistra. Questa strada si snoda attraverso una
gola sabbiosa e alberata per un quarto di miglio, a questo punto
incrocia il famoso ponte della storia del folletto, al di là del
quale si innalza la collinetta verde su cui è situata la chiesa
intonacata di bianco. Per il momento il panico del cavallo diede al
suo inesperto cavaliere un apparente vantaggio nell’inseguimento,
ma proprio quando era arrivato a metà della valle, il sottopancia
della sella cedette, e la sentì scivolargli sotto. La afferrò per
il pomello e tentò di trattenerla, ma invano ed ebbe appena il tempo
di salvasi aggrappandosi al collo del vecchio Gunpowder, quando la
sella cadde a terra e sentì che veniva calpestata dagli zoccoli del
cavallo del suo inseguitore. Per un attimo, la sua mente fu atterrita
al pensiero della rabbia del vecchio Hans Van Ripper, perché quella
era la sua sella migliore, ma non c’era tempo per futili paure, il
folletto gli era alle calcagna e (da quell’inesperto cavaliere che
era!) ebbe un bel da fare per mantenersi in groppa: a volte scivolava
da un lato, altre volte dall’altro, a volte sobbalzava sull’ossuto
dorso del suo cavallo con una violenza tale che gli fece temere di
essere fatto a pezzi.

Arthur
Ignatius Keller - The Legend of Sleepy Hollow, 1906
Una
radura tra gli alberi lo rincuorò con la speranza che il ponte della
chiesa fosse prossimo. Il tremolante riflesso di una stella d’argento
sul fondo del ruscello gli disse che non si era sbagliato. Vide le
pareti della chiesa che brillavano debolmente sotto gli alberi sulla
sponda opposta. Si ricordò del posto dove l’avversario fantasma di
Brom Bones era sparito. “Se solo riesco ad arrivare al ponte,”
pensò Ichabod, “sono salvo.” Proprio allora sentì lo stallone
nero che ansimava e soffiava dietro di lui; gli sembrò persino di
sentire il suo fiato caldo sul collo. Un altro calcio convulso nelle
costole, e il vecchio Gunpowder saltò sul ponte, fece rimbombare le
tavole di legno al suo passaggio e guadagnò l’altra sponda, qui
Ichabod lanciò un’occhiata dietro di lui per accertarsi che il suo
inseguitore svanisse, secondo le regole, in un lampo di fuoco e
zolfo. Proprio allora vide lo spirito alzarsi sulle staffe per poi
lanciargli addosso la sua testa. Ichabod tentò di scansare
l’orribile missile, ma troppo tardi. Gli colpì il cranio con uno
schianto tremendo – ruzzolò lungo disteso nella polvere, mentre
Gunpowder, lo stallone nero e il cavaliere fantasma passarono oltre
in un turbine.
 |
| The Headless Horseman Pursuing Ichabod Crane (1858) by John Quidor. |
Il
mattino dopo il vecchio cavallo fu trovato senza sella e con le
briglie sotto gli zoccoli, mentre brucava tranquillamente l’erba
vicino al cancello del suo padrone. Ichabod non si fece vedere a
colazione, arrivò l’ora di cena, ma non Ichabod. I ragazzi si
radunarono davanti alla scuola e passeggiarono oziosamente lungo la
riva del ruscello, ma niente maestro. Hans Van Ripper incominciava a
sentire una certa inquietudine per la sorte del povero Ichabod, e per
la sua sella. Si decise di andare a cercare notizie, e dopo una
scrupolosa indagine si imbatterono nelle sue tracce. In un tratto
della strada che conduceva alla chiesa, fu trovata la sella
calpestata nel fango, le tracce degli zoccoli dei cavalli
profondamente impresse nella strada, e evidentemente a velocità
forsennata, furono seguite fino al ponte, oltre il quale, sulla
sponda della parte più ampia del ruscello, dove l’acqua corre
scura e nera, fu rinvenuto il cappello dello sfortunato Ichabod e,
proprio lì accanto, una zucca fracassata. Si cercò nel ruscello, ma
il corpo del maestro non fu trovato. Hans Van Ripper, in qualità di
esecutore dei suoi beni, esaminò il fagotto che conteneva tutti i
suoi effetti terreni. Essi consistevano in due camicie e mezzo, due
cravatte, una o due paia di calze di lana pettinata, un paio di
pantaloni al ginocchio in velluto a coste, un rasoio arrugginito, un
libro di salmi pieno di orecchie, e un accordatore a fiato rotto, In
quanto ai libri e ai mobili della scuola, essi appartenevano alla
comunità, eccetto la “Storia della stregoneria” di Cotton
Mather, un “Almanacco del New England,” e un libro per
interpretare i sogni e predire la fortuna, in cui alla fine fu
trovato un foglio di carta protocollo, scribacchiato e macchiato nei
diversi tentativi infruttuosi di scrivere una poesia in onore della
ereditiera di Van Tassel. I libri di magia e gli scarabocchi poetici
furono immediatamente consegnati alle fiamme da Hans Van Ripper che,
da quel momento in poi, decise di non mandare più a scuola i suoi
figli, con la considerazione che non aveva mai saputo che da tutto
quel leggere e scrivere ne derivasse qualcosa di buono. Qualunque
somma di denaro il maestro possedesse, e aveva ricevuto la sua paga
quadrimestrale solo un paio di giorni prima, doveva averla avuta
addosso al momento della sua scomparsa.
Il
misterioso avvenimento originò molte congetture la domenica seguente
fuori dalla chiesa. Si formarono capannelli di curiosi e pettegoli
sul sagrato della chiesa, vicino al ponte e nel punto in cui erano
stati trovati il cappello e la zucca. Furono ricordate le storie di
Brouwer, di Bones, e tante altre e quando le ebbero diligentemente
considerate e confrontate con gli indizi del caso attuale, scossero
la testa e giunsero alla conclusione che Ichabod era stato portato
via dall’assiano al galoppo. Dal momento che era scapolo e non
aveva debiti con nessuno, nessuno si diede più pensiero per lui; la
scuola fu spostata in un diverso punto della valle e un altro
pedagogo regnò al posto suo.
A
dire il vero, un vecchio contadino, che diversi anni dopo era stato
in visita giù a New York e da cui ricevetti il resoconto di questa
avventura soprannaturale, ritornò con la notizia che Ichabod Crane
era ancora vivo: egli aveva lasciato la valle in parte per paura
dello spirito e di Hans Van Ripper, in parte per la mortificazione di
essere stato inaspettatamente rifiutato dall’ereditiera; si era
quindi trasferito in una zona lontana del paese, aveva insegnato e
studiato legge allo stesso tempo, era stato ammesso ad esercitare la
professione, diventato politico, eletto, scritto per diversi
giornali, e infine era stato nominato giudice della corte minore.
Brom Bones, poi, che poco dopo la scomparsa del suo rivale aveva
trionfalmente condotto la florida Katrina all’altare, aveva dato
l’impressione di saperne più del dovuto ogni qual volta la storia
di Ichabod veniva raccontata e, puntualmente, scoppiava in una
fragorosa risata quando si menzionava la zucca, cosa che indusse a
sospettare che al riguardo sapesse più di quello che aveva deciso di
dire.
Le
vecchie massaie di campagna, comunque, che sono i migliori giudici in
queste materie, affermano ancora oggi che Ichabod fu portato via da
agenti soprannaturali, ed è una delle storie preferite in tutto il
circondario da raccontare intorno al fuoco d’inverno. Il ponte
divenne più che mai oggetto di superstizioso timore e questo, forse,
fu il motivo per cui il tracciato della strada è stato cambiato
negli ultimi anni, così da raggiungere la chiesa passando accanto
allo stagno del mulino. La scuola, dopo che fu abbandonata, andò
subito in rovina, e si raccontava che fosse infestata dal fantasma
dello sfortunato pedagogo, e il contadino che lentamente si avvia
verso casa in una placida sera d’estate, ha spesso creduto di
sentire la sua voce in lontananza cantare un malinconico salmo nella
tranquilla solitudine di Sleepy Hollow.
 |
Arthur
Ignatius Keller - The Legend of Sleepy Hollow, 1906
|
POSCRITTO.
RITROVATO
TRA GLI SCRITTI DI MR. KNICKERBOCKER
Il
precedente racconto è reso con le esatte parole in cui lo sentii
narrare ad una riunione della corporazione16 nell’antica
città di Manhattoes17, a cui erano presenti molti dei
suoi più saggi e illustri cittadini. Il narratore era un anziano
gentiluomo piacente e modesto, in abiti sale e pepe, con un volto
mestamente ironico e che sospettai fortemente essere povero – tali
erano i suoi sforzi per intrattenerci. Quando la storia finì, ci
furono molte risate e viva approvazione, specialmente da parte di due
o tre membri aggiunti, che avevano dormito per la maggior parte del
tempo. Ci fu, comunque, un vecchio gentiluomo alto e secco, con le
sopracciglia sporgenti, che mantenne un’espressione piuttosto
severa e grave per tutta la durata del racconto, incrociando ogni
tanto le braccia, inclinando la testa e fissando il pavimento, come
se rimuginasse qualche dubbio dentro di sé. Era uno di quegli uomini
prudenti che non ridono mai se non per buoni motivi: quando hanno
ragione e la legge è dalla loro parte. Quando l’allegria del resto
della compagnia ebbe fine, e fu ristabilito il silenzio, appoggiò un
braccio sul bracciolo della sedia, e tenendo l’altro lungo il
fianco, chiese, con un movimento della testa leggero ma estremamente
assennato, e corrugando la fronte, quale fosse la morale della
storia, e che cosa volesse provare?
Il
narratore, che stava giusto portando un bicchiere di vino alle
labbra, per rinfrancarsi dopo le sue fatiche, si fermò un attimo,
fissò il suo interlocutore con aria di infinita deferenza e,
poggiando lentamente il bicchiere sul tavolo, osservò che la storia
voleva logicamente dimostrare:
“ Che
nella vita non c’è nessuna situazione che non abbia i suoi
vantaggi e piaceri-- purché si sappia prendere uno scherzo per
quello che è:
“Che,
pertanto, chi gareggia con un soldato di cavalleria fantasma è
probabile che abbia un’esperienza terribile.
“Ergo,
per un maestro di campagna vedersi rifiutato da un’ereditiera
olandese è un passo sicuro verso un avanzamento della sua condizione
sociale.”
 |
Arthur
Ignatius Keller - The Legend of Sleepy Hollow, 1906
|
Il
prudente vecchio gentiluomo aggrottò ancora di più le sopracciglia,
essendo fortemente confuso dal raziocinio di quel sillogismo, mentre,
mi sembrò, il signore abbigliato sale e pepe lo fissò con uno
sguardo di trionfo. Dopo un po’ osservò che andava tutto bene,
tuttavia era ancora convinto che la storia fosse un po’ bizzarra –
c’erano un paio di punti su cui conservava i suoi dubbi.
“In
fede, signore,” replicò il narratore, “quanto a questa storia,
non credo alla metà nemmeno io.” D. K.
FINE
1Tradotto
dall'inglese-The Castle of Indolence è una poema allegorico
scritta da James Thomson, un poeta scozzese del 18 ° secolo, nel
1748. Il passo citato (canto I, vv. 46-49) si trova all'interno della
descrizione di una florida valle, dove vige perennemente un mite
clima tardo primaverile e in cui, a causa dell'incantesimo di un
mago, tutte le persone sono costrette a una vita di indolenza e di
indifferenza verso il prossimo.
2
Tappaan Zee – detta anche Tappan Sea, è un'ampia insenatura
naturale larga fino a 5 km e lunga 16 km, che caratterizza il basso
corso del fiume Hudson, nella parte sud-orientale dello stato di New
York. Il toponimo risale ai tempi della colonizzazione olandese,
quando questo territorio faceva parte dei possedimenti della Nuova
Olanda: Zee significa infatti “lago”, “mare”, mentre
Tappaan era il nome di una tribù di indigeni che abitava sulla
sponda occidentale.
3
Tarry Town – oggi Tarrytown. Centro abitato situato sulla
sponda orientale del Tappaan Zee, circa 40 km a nord di Manhattan.
Irving vi soggiornò per la prima volta nel 1798: fu in questo
periodo che esplorò le campagne circostanti e venne a conoscenza
delle numerose leggende e delle usanze dei coloni olandesi. In
seguito, Irving si stabilì definitivamente a Tarry Town, nella
dimora di Sunnyside.
4
SLEEPY HOLLOW
– letteralmente, “Valle Sonnolenta”. Sleepy Hollow indicava
un'area delle campagne intorno a Beekmantown dove, alla fine della
guerra di indipendenza americana, si trovava un piccolo villaggio.
Nel 1874 quest'ultimo cambiò nome in North Tarrytown, ma dal 1997
gli abitanti hanno deciso di chiamarlo di nuovo Sleepy Hollow.
5
Master Hendrick
Hudson – cioè
Henry Hudson (1570-1611), esploratore inglese al servizio della
Compagnia Olandese delle Indie Orientali. Nel 1609, alla ricerca di
un passaggio a nord-ovest per raggiungere l'Asia, Hudson risalì il
fiume che oggi porta il suo nome per un lungo tratto, fino
all'odierna città di Albany.
6
nightmare
– scomponendo il termine nei due elementi che lo costituiscono,
night
e mare,
si risale alla credenza popolare che gli incubi e la sensazione di
oppressione e di soffocamento che ad essi si accompagna fossero
causati da un demone (mare
anticamente significava “demone”, ma oggi la sua accezione più
comune è quella di “cavalla”) che di notte si siede sul petto
del dormiente rendendogli difficile la respirazione. Il riferimento è
quindi a un demone della notte, raffigurato come una cavalla, una
delle numerose creature spettrali delle leggende popolari. In questo
passo risuona anche il famoso verso shakespeariano del Re
Lear (atto III,
scena IV, v. 126): “He
met the night-mare, and her nine-fold”.
7
Hessian trooper
– l'Assia è una regione storica e oggi anche un Land
della Germania centrale. Durante la guerra di indipendenza americana
(1775-83) alcuni principi elettori tedeschi misero a disposizione
della Gran Bretagna parte delle loro truppe, da inviare nelle colonie
in rivolta. Alla fine della guerra, molti militari (spesso coscritti,
oppure arruolati forzatamente per debiti o per scontare una pena) non
fecero ritorno in patria e si stabilirono negli Stati Uniti e in
Canada.
8
Crane
in inglese vuol dire gru,
uccelli migratori caratterizzati, come il nostro eroe, da
collo lungo e zampe lunghe.
9
Cotton
Mather's
– ministro del culto (1663-1728), fu tra le guide religiose più
influenti del suo tempo, sostenendo che le nuove colonie americane
fossero l'occasione per il ritorno a una morale rigorosa e alla
centralità della Bibbia, così come espresso dal puritanesimo. In
realtà l'opera citata da Irving non esiste con questo titolo
all'interno della vastissima produzione letteraria di Mather, ma
l'argomento della stregoneria è presente sia in Wonders
of the Invisible World
(1693) sia in Magnalia
Christi Americana
(1702).
10
In
linked sweetness long drawn out
– citazione da L'Allegro
(v. 140), poema pastorale scritto nel 1631 da John Milton
(1608-1674).
12
Van Tassel – si tratta probabilmente di un riferimento
autobiografico: un certo Jacob Van Tassel era stato, durante gli anni
della guerra di indipendenza, il proprietario della fattoria che
Irving acquisterà nel 1835 per trasformarla nell’attuale
Sunnyside.
13
Quilting frolic – nelle zone rurali le donne
solitamente si riunivano per lavorare ai tradizionali quilts
(trapunte fatte in stile patchwork) e intanto facevano due
chiacchiere trasformando il lavoro in una riunione festosa: tali
incontri prendevano il nome di quilting bee. Un quilting
frolic, invece, era una festa estesa anche agli uomini, con
musica e balli, nella quale gli uomini chiacchieravano tra loro o si
dedicavano ad altro, mentre le donne lavoravano o mostravano i quilts
già fatti.
14
The battle of Whiteplains – battaglia della guerra di
indipendenza americana, combattuta il 28 ottobre 1776 e conclusasi
con la sconfitta dell'esercito delle colonie ribelli. White Plains si
trova a circa 12 km a sud-est di Tarrytown.
15
Major
André – si tratta
del maggiore John André (1750-1780), ufficiale dell'esercito
britannico giustiziato come spia durante la guerra di indipendenza.
Catturato nei pressi di Tarrytown, fu in realtà impiccato a Tappan,
sulla sponda occidentale del Tappan Sea.
16 Corporation
– in passato il Corporation
meeting
era il “consiglio comunale”. Oggi questo consiglio è chiamato
semplicemente council
e la parola assume anche il significato di “comune”, “città”.
Per esempio, in Gran Bretagna una council
house
è una “casa del comune”, una “casa popolare”.
17
Manhattoes – i Manhattoes erano gli originari
abitanti dell'isola di Manhattan (da cui ovviamente prendono il
nome). Quando Henry Hudson passò da Manhattan nel 1609 c'erano
300-400 Manhattoes.