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venerdì 2 gennaio 2015

Wakefield


L'occhio indiscreto



Di Nathaniel Hawthorne (Salem, 4 luglio 1804 – Plymouth, 19 maggio 1864) ricordiamo soprattutto i grandi romanzi, La lettera scarlatta (1850), La casa dei sette abbaini (1851), ambientati nel New England puritano dei padri fondatori, dove una natura misteriosa e selvaggia ridestava negli abitanti dei primi avamposti urbani turbamenti creduti ormai sconfitti dalla civiltà e dalla fede religiosa. E in nome di quella fede molti roghi furono accesi a Salem. Hawthorne ricostruisce quelle atmosfere di paura e straniamento, voglia di vivere e senso di colpa, attraverso allegorie e simboli possenti, come la “A” che la protagonista de La lettera scarlatta è costretta a portare per denunciare il suo peccato di adulterio e che finisce per diventare il simbolo della sua vittoria sulla morale puritana della comunità.


Questa eterna lotta tra bene e male, carne e anima, colpa e rimorso la ritroviamo anche in molti dei suoi racconti, tra i più conosciuti al pubblico italiano: Il velo nero del pastore (1836), La figlia di Rappaccini (1844), La voglia (1843).

Un posto a parte occupa il racconto che vi sto per proporre: Wakefield, pubblicato per la prima volta nel 1837 in Twice-told Tales (una raccolta italiana, curata da Eugenio Montale, è stata edita da Bompiani e porta il titolo Wakefield e altri racconti). Qui lo sguardo dell'autore non è più rivolto al passato, ma alla nascente società di massa, frutto dell'era industriale che ebbe le sue origini in Inghilterra. E non a caso il racconto è ambientato a Londra. Come più tardi Poe ne L'uomo della folla (1840), Hawthorne indaga la solitudine e la perdita di identità dell'uomo contemporaneo: egli non è più faber fortunae suae, e l'unico ruolo a cui può aspirare è quello dello spettatore. Ed è così che l'attempato Mr. Wakefield, considerato da tutti uomo abitudinario e privo di immaginazione “col pretesto di fare un viaggio, prese alloggio nella strada vicino alla sua casa, e lì abitò, per oltre vent'anni, all'insaputa di sua moglie e dei suoi amici, e senza nessuna apparente ragione per quell'esilio volontario.” In tutto questo tempo Wakefield andrà tutti i giorni a spiare la sua casa e la devota Mrs. Wakefield, ritornerà solo quando si renderà conto della pericolosità di quello che considerava solo una “burla da nienteai danni della consorte e che invece ha finito per stravolgere la sua vita fin quasi ad annientarlo. Rinunciando al suo ruolo sociale, egli ha rinunciato anche alla propria identità, rischiando di essere per sempre escluso dal suo mondo. Un attimo prima dell'annientamento totale, egli fa un passo indietro, al contrario di Bartleby, lo scrivano di Wall Street, nell'omonimo racconto di Melville (Bartleby lo scrivano: una storia di Wall Street, 1853). Altro personaggio emblematico della società contemporanea che persisterà nel suo mite rifiuto: "I would prefer not to" fino all'annientamento morale, sociale e fisico. Perché, come ha lucidamente intuito Hawthorne, “Nell'apparente confusione del nostro misterioso mondo, gli individui sono così ben adattati ad un sistema, e i sistemi gli uni agli altri e al tutto, che, allontanandosene solo per un istante, un uomo si espone al terribile rischio di perdere il suo posto per sempre. Come Wakefield, egli potrebbe diventare, per così dire, il paria dell'universo.



Libri consigliati:

Tutti i racconti, Hawthorne Nathaniel, cur. Antonelli S., Tattoni I., 2013, Feltrinelli
La lettera scarlatta, Hawthorne Nathaniel, 2007, BUR Biblioteca Univ. Rizzoli
La casa dei sette abbaini, Hawthorne Nathaniel, cur. Gebbia A., 2014, Gargoyle
Bartleby. Benito Cereno, Melville Herman, cur. Pirè, L., 2014, Giunti Editore
Tutti i racconti del mistero, dell'incubo e del terrore. Ediz. integrale
Poe Edgar A., 2014, Newton Compton


Le illustrazioni sono tratte da: Wakefield di Ana Juan, testo di Nathaniel Hawthorne
Nordica libros (testo bilingue inglese-spagnolo)










Wakefield





In qualche vecchia rivista o quotidiano ricordo di aver letto la storia, data per vera, di un uomo – chiamiamolo pure Wakefield – che si assentò per lungo tempo da sua moglie. Il fatto – messo in questi termini astratti – non è molto insolito, né – senza un'accurata analisi delle circostanze – può essere condannato come malvagio o insensato. Tuttavia, questo, lungi dall'essere il più grave, è forse il più strano caso mai riportato di reato matrimoniale; e, soprattutto, un'eccezionale bizzarria fra tutte quelle che si possono trovare nella lista delle stranezze umane.