lunedì 11 dicembre 2017

Il battesimo di Bloomsbury






 Buone feste a tutti







 Ma non è una Christmas Carol


Il battesimo di Bloomsbury (The Bloomsbury Christening) Capitplo 11 dei "Tales" di Charles Dickens in Sketches by Boz(1839), originalmente pubblicato nel numero di aprile 1834 del The Monthly Magazine.



Protagonista del racconto è lo scapolo cinquantenne Nicodemus Dumps, (detto anche 'long Dumps' per la sua altezza) che lavora alla banca d'Inghilterra e vive in affitto in un elegante appartamento. A tutta prima sembrerebbe un tranquillo e soddisfatto 'white collar,'  ma Dumps non è né l'uno né l'atro: "burbero, cadaverico, eccentrico e sgarbato," è felice solo quando gli altri sono infelici e pertanto "l'unica vera consolazione della sua vita era di rendere infelici tutti quelli che lo circondavano." Bersaglio prediletto della sua misantropia è il nipote, Mr. Charles Kitterbell, che, manco a dirlo, è invece "un ometto secco e sparuto, con un gran testone e un faccione sorridente e affabile," e per rendere il personaggio ancora più ridicolo, Dickens aggiunge anche lo strabismo: "cosa che rendeva praticamente impossibile a chiunque stesse conversando con lui capire dove stesse guardando." Al contrario dello zio, ama la compagnia, le feste, il buon cibo ed è ammogliato e in attesa del suo primogenito. Il poveretto ha l'infelice idea di chiedere allo zio di fare da padrino al nascituro. Dapprima Dumps prova a rifiutare adducendo come scusa la suscettibilità dei suoi nervi, poi, approfittando del carettere ingenuo e credulone del nipote, si diverte a terrorizzarlo con presunte storie di bambini morti prematuramente. Alla fine è costretto ad accettare non solo di fare da padrino, ma anche di partecipare al ricevimento serale, con tanto di cena per 'pochi amici' e, naturalmente, discorsi di buon augurio. Ma il giorno del battesimo sarà per Dumps un susseguirsi di circostanze avverse che metteranno a dura prova i suoi nervi: dapprima si scontrerà con un maleducato fattorino di omnibus, poi incimperà in un ubriaco molesto, infine dovrà sorbirsi le spiritosaggini degli amici di suo nipote, che sembra aver invitato mezza Londra. Davvero troppo per i nervi dell'ipocondriaco Dumps, e la vendetta non si farà attendere, cinica e spietata, secondo lo stile 'dell'uomo più infelice del mondo.'

Il misantropo e cinico Dumps è generalmente considerato il modello a cui Dickens si ispirò per creare il suo personaggio più famoso: Ebenezer Scrooge, l'indimenticabile protagonista di A Christmas Carol. Ma il giovane Dickns degli esordi sembra ancora immune dal buonismo e dal patetismo che caratterizzeranno le sue opere di maggior successo. Dumps, al contrario di Scrooge, non si pentirà delle sue cattiverie, non ci sarà nessuna catarsi finale, ma l'autore si servirà del suo punto di vista cinico e incline al sadismo, per farsi gioco delle manie di grandezza di quella piccola borghesia cittadina impersonata dai coniugi Kitterbell e dai loro amici, al punto che alla fine il lettore è portato a simpatizzare proprio con l'antipatico protagonista invece che con le  vittime del suo spirito caustico.


Un po' di storia:

La parte centrale del racconto è occupata dalle dissavventure di Dumps alle prese con un maleducato fattorino di omnibus. Nonostante  le prevedibili esagerazioni dickensiane, c'è da dire che non siamo distanti  dalla realtà dell'epoca. Gli omnibus erano stati  introdotti a Londra nel 1828 sul modello del trasporto urbano parigino, e il servizio ebbe tanto successo che sullo stesso percorso (da Paddington e Regent's Park alla City) c'erano ben 90 vetrture a contendersi i passeggeri. Dopo le proteste dei cittadini i proprietari  si riunirono in un'associazione per regolare il servizio e ridurre la competizione, ma non ad eliminarla, come si vedrà. Dal 1832 gli omnibus poterono circolare liberamente anche nella city, essendo venuto meno il monopolio delle carrozze pubbliche, e il loro  numero crebbe incredibilmente, i prezzi del biglietto dvennero così accessibili anche alla working class, che ora poteva permettersi di abitare lontano dai luoghi di lavoro in quartieri più salubri dei tristi slums della prima rivoluzione industriale. 

Per saperne di più: London Transport Museum








Il battesimo di Bloomsbury


Charles Dickens







Mr. Nicodemus Dumps, o, come lo chiamavano i suoi conoscenti, 'long Dumps,' era uno scapolo cinquantenne, alto sei piedi (1,80 cm.): burbero, cadaverico, eccentrico e sgarbato. Non era felice se non quando era triste, ed era sempre triste quando aveva ogni motivo per essere felice. L'unica vera consolazione della sua vita era di rendere infelici tutti quelli che lo circondavano – allora si poteva veramente dire che la vita gli sorrideva. Era afflitto da un posto nella banca d'Inghilterra che gli rendeva cinquecento sterline all'anno, e abitava in affitto in un 'primo piano ammobiliato,' a Pentonville, che originariamente aveva preso perché si affacciava sul lugubre panorama dell'adiacente cimitero. Aveva familiarità con le facce di ogni tomba, e il servizio funebre sembrava suscitare la sua più sentita partecipazione. I suoi amici dicevano che era di sicuro uno scorbutico – lui asseriva di essere nervoso, loro lo consideravano un fortunello, lui protestava di essere 'l'uomo più sfortunato del mondo.' Per quanto fosse insensibile, e per quanto dichiarasse di essere un povero infelice, non era completamente privo di affetti. Onorava la memoria di Hoylei, essendo egli stesso un abile e imperturbabile giocatore di whist, ed era solito ridere compiaciuto di un avversario nervoso e impaziente.

venerdì 13 ottobre 2017

Childe Roland alla torre nera giunse


Childe Roland to the Dark Tower Came
Robert Browning (1832)


Il poema si articola in trentaquattro stanze di sei versi ciascuna con uno schema metrico A-B-B-A-A-B. I versi sono pentametri giambici, ovvero il tipo di verso tipico della poesia inglese. La vicenda è narrata in prima persona dal protagonista in un ininterrotto soliloquio, che insieme al dramatic monologue, è una delle tecniche narrative predilette da B.

Genesi
Fu pubblicato nel 1855 nella raccolta Men and Women, ma la sua composizione risale al gennaio del 1853 e, secondo le parole dello stesso Browning, ebbe una genesi molto simile al poema di Colleridge Kubla Khan (1816), dal momento che l'ispirazione gli giunse in sogno e “I had to write it, then and there.” B., non attribuisce alcun significato simbolico alla sua opera, e, dalle sue parole, sembra quasi che il senso della poesia risieda proprio nel gesto della scrittura; “But it was simply tha I had to do it. I did not know what it meant beyond it, and I am sure I don't Know now.” E proprio grazie a questo che la poesia si è prestata e si presta a diverse interpretazioni e riesce ad ispirare anche i contemporanei. Famoso il ciclo della Dark Tower di S. King, da cui è stato tratto recentemente l'omonimo film. Ma, a parer mio, il cinema si era già ispirato a quest'opera. Mi riferisco al film di Spilberg Incontri ravvicinati del terzi tipo. Anche qui, per usare una frase non mia, ci troviamo di fronte “agli sconfitti che incontrano il sublime.” I continui flash back, i continui déjà vu, le continue frustrazioni del protagonista, la forma turrita del promontorio oggetto della ricerca del protagonista, sembrano ricondurci al poema di Browning. Il film, però, continua là dove B. si era fermato e ci rivela quello che è nascosto dietro alla torre: la realizzazione dei nostri sogni, anche i più improbabili, se ci si crede veramente.

La vicenda
La storia ricalca le avventure dei cavalieri della tavola rotonda alla ricerca del sacro Graal, ma qui l'oggetto della ricerca è una misteriosa 'Dark Tower.' Roland, il protagonista della poesia, e gli altri membri della sua non meglio qualificata 'Band,' hanno trascorso la loro vita in questa ricerca, e ormai egli è l'ultimo sopravvissuto. Tutto


Thomas_Moran_Childe_Roland_to_the_Dark_Tower_Came_1859
questo ci verrà rivelato da una serie di flash back, perché la poesia inizia in medias res, quando il protagonista incontra uno “storpio canuto” dallo sguardo malevolo che gli indicherà la strada per raggiungere la Dark Tower. E sebbene Roland sia sicuro che il vecchio gli stia mentendo, ormai non ha altra scelta che seguire le sue indicazioni, con l'unica speranza non di arrivare alla meta, ma di essere ormai arrivato alla fine di suoi giorni. Egli si incammina così in una pianura desolata dove regnano “penuria, inerzia e bruttezza.” Le uniche forme di vita sono una vegetazione stentata e un vecchio ronzino cieco e scheletrico che sembra uscito dalle “stalle del diavolo.” Gli fa compagnia il ricordo dei suoi anitichi commilitoni, ma quel ricordo non gli è di conforto, perché sia lui che gli altri membri della sua 'Band' hanno commesso atti di codardia. In una disperazione sempre più profonda, Roland attraverserà con difficoltà un fiume infernale e si troverà in regioni sempre più malridotte. A dargli nuovo coraggio arriva però un grande uccello nero, che gli ricorda l'angelo della distruzione nella bibbia ebraica, Apollion. Improvvisamente il paesaggio cambia e la pianura cede il posto ad una serie di brulle colline e, come in preda ad un déjà vu (Ma quasi mi sembrò di riconoscere un certo trucco / Malvagio che mi era già accaduto” ) Roland finalmente riconosce il posto “Dopo una vita spesa a prepararti per questa scena.” Nella luce del crepuscolo la torre gli appare comeQuel tozzo torrione circolare, cieco come il cuore di uno sciocco.” L'aspetto sinistro della torre non scoraggia Roland, essa comunque rappresenta la vittoria dopo tante sconfitte, per lui e i suoi compagni perduti che gli appaiono “Avvolti in un sudario di fiamme” lungo i fianchi della collina, e in segno di riscatto Roland suona il suo corno e pronuncia la frase fatidica Childe Roland alla Torre Nera giunse.

Il titolo della poesia deriva dalla canzone di Edgar nel Re Lear "Child Rowland to the dark tower came,/ His word was still 'Fie, foh and fum,/ I smell the blood of a British man." (III iv. 182-4). La canzone di Edgar, a sua volta, potrebbe derivare da un'antica ballata scozzese The Romance of Childe Rwland. Rowland, il più giovane discendente della famiglia di re Artù, si reca ad Elfland alla ricerca di sua sorella, Burd Ellen, che era stata rapita dagli elfi, e dei suoi due fratelli maggiori che erano stati catturati nel tentativo di liberarla. Il mago Merlino dice a Rowland che quando sarà entrato nel regno delle fate dovrà uccidere tutti quelli che incontrerà e non dovrà né bere né mangiare niente di quanto gli verrà offerto in quella terra, altrimenti resterà prigioniero degli Elfi non vedrà mai più “middle eard.” Quando Rowland arriva nel luogo dove sua sorella è tenuta prigioniera, il re degli elfi emerge dal suo nascondiglio e canta “fi, fo, and fum / I smell the blood of a Christian man! / Be he dead, be he living, wi' my brand / I'll clash his harns frae his harn-pan!” a questo punto l'indomito (undaunted) Rowland sfodera la sua spada (Excalibur) “that never struck in vain.”

Per leggere la fiaba originale vi rimando al mio blog Time for Tales

Le fonti
1: fiabe popolari

La filastrocca del re degli elfi ci ricorda il nostro “Ucci, ucci, sento odor di cristianucci” e ci suggerisce tutta una serie di associazioni con fiabe popolari che Browning doveva conoscere fin dalla sua infanzia in particolare Hop-o'-my-thumb (il nostro Pollicino), Jack and the Benstalk (Giacomino e il fagiolo magico), e Jack the Giant Killer (L'ammazzagiganti).Ma ci sono molte altre somiglianze tra queste fiabe e la storia di Roland. Alla fine di Jack the Giant Killer l'eroe è guidato da un vecchio canuto ad un castello dove sono tenuti prigionieri tutti quegli avventurieri che avevano provato a conquistare la torre prima di lui. Quando Jack arriva al cancello, trova una tromba d'oro appesa ad una catena d'argento e sotto è scritto che “Whoever can this trumpet blow, / Soon shall the giant overthrow, / And break the black enchantment straight, / So all shall be in happy state.”

2: romanzi cavallereschi
Ma possiamo ravvisare fonti più auliche come quelle dei romanzi cavallereschi. Ho già accennato al ciclo dei cavalieri della tavola rotonda, da cui prende il tema della 'quest,' mentre con la Chanson de Roland condivide sia il nome del protagonista che il gesto finale di suonare il corno quando Orlando, paladino del re Carlo Magno, rimasto alla retroguardia a combattere contro i saraceni, suona il suo corno a Roncisvalle per chiamare un aiuto che arriverà troppo tardi.

3: E.A. Poe
Ci sono anche influenze più moderne. Lo scheletrico cavallo che vaga nella pianura desolata è ispirato dal racconto breve di E.A. Poe Metzengerstein

4: Bibbia, Dante, Bunyan
Numerose le citazioni bibliche, come ho segnalato nelle note. Ma anche l'Inferno dantesco e il Pilgrim's Progress (178) di Bunyan hanno contribuito alla generale atmosfera del poema. Una terra desolata, inaridita e sfregiata dallo sfruttamento industriale, dove l'individuo vaga smarrito, alla vana ricerca di qualcosa che dia valore alla sua esistenza. 


Childe Roland to the Dark Tower Came

Childe Roland alla Torre Nera giunse
Robert Browning (1832)

 




1     My first thought was, he lied in every word,
2         That hoary cripple, with malicious eye
3         Askance to watch the working of his lie
4     On mine, and mouth scarce able to afford
5     Suppression of the glee that pursed and scored
6         Its edge, at one more victim gained thereby.
  
      I.
Il mio primo pensiero fu, egli mente ad ogni parola,
    Quello storpio canuto, col suo occhio maligno
    A fissare di traverso l'effetto della sua menzogna
Sui miei, e la bocca capace a mala pena
Di trattenere la gioia che ne increspava e segnava
    Il profilo, per la nuova vittima così guadagnata.