Ubi maior…
Rapporto di minoranza (Minority Report) è un racconto fantascientifico dello scrittore americano Philip K. Dick (1928-1982), pubblicato la prima volta nel 1956 nella rivista Fantastic Universe Science Fiction.
Philip Kindred Dick, oggi considerato fra i più importanti scrittori postmoderni, è stato un prolifico autore di romanzi e racconti di fantascienza il cui lavoro ha avuto un durevole impatto sulla letteratura, il cinema e la cultura popolare. La sua esistenza fu funestata da episodi psicotici e sperimentazioni con droghe che lo portarono a dubitare della natura stessa della realtà, fino ad immaginare numerose realtà o universi alternativi, l'uno dentro l'altro. Altre tematiche a lui care furono i confini dell’identità umana e l’impatto della tecnologia e dell’autoritarismo sulla società. Nei suoi 53 anni di vita lo scrittore rimase semisconosciuto ai più e apprezzato solo da una piccola cerchia di appassionati. Fu grazie al cinema che divenne un autore di culto, fama di cui non poté godere. Pochi mesi dopo la sua morte, usciva nei cinema americani Blade Runner, il film di Ridley Scott ispirato al suo racconto Do the Androids dream of Electric Sheep?
Anche Minority report deve la sua popolarità al cinema: nel 2002 usciva nelle sale l’omonimo film di Spielberg, da cui nel 2015 venne tratta anche una serie televisiva poco fortunata.
Riassunto :
Il racconto si svolge nella città di New York in un futuro post apocalittico, segnato dalle rovine di una ipotetica guerra anglo-cinese che ha devastato l’occidente e ha fatto perdere all’esercito la sua autorevolezza. Il protagonista è Anderton, l’anziano capo della polizia Precrimine, istituzione da lui creata e diretta. Grazie alle capacità di vedere nel futuro di alcuni individui, chiamati precognitivi, la polizia ora può prevenire i crimini prima che avvengano, mandando i potenziali colpevoli nei campi di detenzione. I tre precog al servizio della polizia, sono creature deformi a cui la preveggenza ha tolto ogni altra capacità mentale, moderne sibille i cui oscuri balbettii vengono registrati e riordinati dai computer con cui vivono in una innaturale simbiosi. Quando la visione di un precog differisce da quella degli altri due, si ottiene un rapporto di minoranza, che viene scartato a favore di quello di maggioranza e archiviato a parte. La vicenda inizia quando Anderton trova sulla scheda perforata il suo nome come futuro assassino di un certo Kaplan, che scoprirà essere un generale a capo di un’associazione paramilitare che agisce nell’ombra per riappropriarsi del potere perso.
Considerazioni:
Racconto breve ma ricco di spunti di riflessione, non ultimo quello del conflitto generazionale che vede l’anziano commissario Anderton sospettare del suo giovane e ambizioso vice: inesperienza vs. esperienza, chi avrà la meglio?
Ma il punto dolente è la stessa ragion d’essere della Precrimine: arrestare degli innocenti, persone che non hanno commesso nessun crimine, sospendendo le garanzie costituzionali in nome della pace sociale, l’iniquo trade-off di ogni regime illiberale. Spielberg risolve il dissidio annullando la Precrimine e liberando i detenuti. Nel racconto Anderton, per poter salvare la sua ‘creatura’, dovrà tradire i propri principi morali e accettare il castigo conseguente.
Ma non è l’unico paradosso. Come fai a prevedere un omicidio che non verrà commesso? L’autore ricorre all’artificio dei futuri multipli, delle diverse linee temporali, altrimenti il futuro non potrebbe essere modificato. Narrativamente l’escamotage regge, a fil di logica un po’ meno. Ma questo non è un racconto sui paradossi temporali.
Ma torniamo al titolo: il rapporto di minoranza, quello scartato perché espressione di una verità alternativa a quella della maggioranza, è un cuneo nella filosofia della Precrimine perché dà all’individuo la possibilità di modificare la propria condotta una volta messo di fronte alle proprie responsabilità. Alla fine si scoprirà che non esiste nessun rapporto di maggioranza, esso è frutto di un errore di interpretazione delle macchine analizzatrici. Nessun sistema è perfetto, nemmeno il più sofisticato, pertanto, non si può mai abbassare la guardia, questo è il lascito morale del vecchio Anderton per il suo giovane successore (e a tutti noi): “Farà meglio a tenere gli occhi aperti,” consigliò al giovane Witwer. “Potrebbe succederle in qualsiasi momento.”
Siti consigliati:
Per una bibliografia ragionata delle opere tradotte in italiano, Il Libraio.it
Un’interessante biografia dell’autore su National Geographic
Rapporto di minoranza
Philip K. Dick
(The Minority Report, 1956)
La prima cosa che venne in mente ad Anderton quando vide quel giovane uomo fu: sto diventando calvo. Calvo, grasso e vecchio. Ma non lo disse ad alta voce. Invece, spinse indietro la sedia, si alzò e con risolutezza si portò sul lato della scrivania, con la mano destra rigidamente allungata. Sorridendo con forzata amabilità, strinse quella del giovane.
“Witwer?” chiese, sforzandosi di dare alla domanda un tono amichevole. “Esatto,” disse il giovane. “Ma per lei sono Ed, naturalmente. Cioè, se lei condivide la mia stessa antipatia per le inutili formalità.” L’espressione impertinente sulla sua faccia chiara indicava che dava la questione per scontata. Sarebbero stati Ed e John: tutto sarebbe stato piacevolmente collaborativo fin dal primo momento.
“Ha avuto problemi a trovare l’edificio?” chiese Anderton sulle difensive, ignorando quell’approccio troppo amichevole. Buon Dio, doveva aggrapparsi a qualcosa. La paura lo sfiorò e iniziò a sudare. Witwer si muoveva nell’ufficio come se già fosse suo – come se stesse prendendo le misure. Non poteva aspettare un paio di giorni – un intervallo decente?
“Nessun problema,” rispose Witwer cordialmente, con le mani in tasca. Esaminò con entusiasmo i voluminosi fascicoli che ricoprivano la parete. “Non vengo nella sua agenzia impreparato, lei capisce. Ho qualche mia idea su come gestire la Precrimine.” Con mano tremante, Anderton si accese la pipa. “Com’è gestita? Mi piacerebbe saperlo.”
“Non male,” disse Witwer. “Anzi, abbastanza bene,”
Anderton lo fissò. “È la sua opinione personale? O lo dice per cortesia?”
Anderton trasalì, ma ovviamente rimase impassibile. Gli costò fatica, comunque. Si chiese cosa stesse passando in quella testa rasata quasi a zero. Gli occhi del giovane erano blu, luminosi e fastidiosamente intelligenti. Witwer era tutt’altro che stupido. E, ovviamente, aveva un bel po’ di ambizione.
“Per quel che capisco,” disse Anderton misurando le parole, “lei sarà il mio assistente fin quando andrò in pensione.”
“Esatto,” rispose l’altro, senza un attimo di esitazione.
“Il che potrebbe essere quest’anno, o il prossimo, o fra dieci anni.” La pipa nella mano di Anderton tremò. “Nessuno mi fa pressione. Io ho fondato la Precrimine e posso stare qui quanto voglio. È solamente una mia decisione.”
Witwer annuì, la sua espressione era ancora schietta. “Naturalmente.” Con uno sforzo, Anderton si calmò alquanto. “Volevo semplicemente mettere le cose in chiaro.” “Da subito,” concordò Witwer. “Lei è il capo. Quel che dice è legge.” Dando prova di sincerità, chiese, “Le dispiacerebbe mostrarmi l’organizzazione? Vorrei familiarizzarmi con la routine generale il prima possibile."
Mentre camminavano lungo le trafficate file di uffici illuminate di giallo, Anderton disse: “Lei è già a conoscenza della teoria del precrimine, naturalmente. Credo che possiamo darlo per scontato.”
“Ho le informazioni disponibili pubblicamente,” rispose Witwer. “Con l’aiuto dei suoi mutanti precog, lei ha coraggiosamente e con successo abolito il sistema punitivo post-crimine fatto di prigioni e multe. Come tutti sanno, le punizioni non sono mai state un deterrente, e difficilmente avrebbero potuto offrire conforto ad una vittima ormai morta.”
Erano arrivati ad un’ascensore in discesa. Mentre venivano trasportati velocemente verso il basso, Anderton disse: “Lei ha probabilmente intuito il fondamentale lato negativo della metodologia precrimine. Noi portiamo dentro individui che non hanno infranto la legge.”
“Ma lo faranno sicuramente,” affermò Witwer con convinzione.
“Fortunatamente no, perché li prendiamo prima, prima che possano commettere un atto violento. Pertanto, la attuazione vera e propria del crimine è assoluta metafisica. Noi affermiamo che sono colpevoli. Loro, d’altra parte, continuano a dichiararsi innocenti. E, in un certo senso, sono innocenti.”
L’ascensore si aprì e i due si incamminarono di nuovo giù per un corridoio illuminato di giallo. “Nella nostra società non abbiamo crimini violenti,” continuò Anderton, “tuttavia abbiamo un campo di detenzione pieno di mancati criminali.”
Le porte si aprirono e si chiusero: erano nell’ala analitica. Davanti a loro c’erano impressionanti banchi di attrezzature – i ricevitori dei dati e le macchine computazionali che studiavano e ristrutturavano il materiale in arrivo. E dietro le macchine sedevano i tre precog, quasi invisibili in quel labirinto di fili.
“Eccoli,” disse Anderton seccamente. “Cosa ne pensa?” I tre idioti sedevano balbettando nella cupa penombra. Ogni frase senza senso, ogni sillaba casuale, veniva analizzata, comparata, riassemblata in forma di simboli visivi, trascritta su convenzionali schede perforate e inserita in diverse slot codificate. Per tutto il giorno gli idioti balbettavano, imprigionati nelle loro speciali sedie dallo schienale alto, tenuti in una posizione rigida da bande metalliche, fasci di circuiti elettrici e morsetti. I loro bisogni fisici erano gestiti automaticamente. Non avevano esigenze spirituali. Simili a vegetali, biascicavano, sonnecchiavano ed esistevano. Le loro menti erano confuse, ottuse, perse fra le ombre.
Ma non le ombre dell’oggi. Quelle tre balbettanti, goffe creature, con le loro teste ingrossate e i corpi emaciati, stavano contemplando il futuro. Le macchine analitiche stavano registrando profezie e mentre i tre idioti precog parlavano, le macchine ascoltavano attentamente.
Per la prima volta la faccia di Witwer perse la sua disinvolta sicurezza. Un’espressione nauseata, sgomenta affiorò nei suoi occhi, un misto di vergogna e trauma morale. “Non è… piacevole,” mormorò. “Non pensavo che fossero così…” si scervellò per trovare la parola giusta, gesticolando. “Così… deformi.”
“Deformi e ritardati,” Concordò immediatamente Anderton. “Specialmente la ragazza, eccola. Donna ha quarantacinque anni. Ma ne dimostra circa dieci. Il talento assorbe ogni cosa, il lobo-esp danneggia l’equilibrio dell’area frontale. Ma cosa ci importa? Abbiamo le loro profezie. Ci danno quello di cui abbiamo bisogno. Lor non ci capiscono niente, ma noi sì.”
Esterrefatto, Witwer attraversò la stanza fino alle macchine. Raccolse un fascio di schede da una slot. “Questi sono i nomi che sono usciti fuori?” chiese.
“Ovviamente.” Con espressione accigliata, Anderton gli prese le schede. “Non ho ancora avuto l’occasione di esaminarle,” spiegò, nascondendo nervosamente la sua irritazione.
Affascinato, Witwer osservò la macchina immettere una nuova scheda nella slot ora vuota. Fu seguita da una seconda e da una terza. Dai meccanismi ronzanti veniva fuori una scheda dopo l’altra. “I precog devono vedere molto lontano nel futuro,” esclamò Witwer.
“Il loro arco temporale è piuttosto limitato,” lo informò Anderton. “Una settimana o due in avanti, al massimo. Molti dei loro dati sono senza valore per noi – semplicemente non rilevanti per la nostra attività. Le passiamo alle agenzie appropriate. E queste a loro volta scambiano dati con noi. Ogni importante dipartimento ha la sua riserva di preziose scimmie.” “Scimmie?” Witwer lo guardò a disaggio. “Oh, sì, capisco. Non vedo, non sento... eccetera. Divertente.”
“Molto appropriato.” Automaticamente, Anderton raccolse le nuove schede che erano che erano appena saltate fuori dalla rotativa. “Alcuni di questi nomi saranno completamente scartati. E la maggior parte delle altre schede riportano soltanto crimini minori: furti, evasione fiscale, aggressioni, estorsioni. Come lei già saprà, la Precrimine ha tagliato i crimini maggiori del novantanove virgola otto per cento. Raramente abbiamo reali omicidi o alto tradimento. Dopo tutto, il colpevole sa che verrà confinato in un campo di detenzione una settimana prima che abbia una possibilità di commettere il crimine.”
“Quando è stata l’ultima volta che un crimine è stato realmente commesso?” chiese Witwer.
“Cinque anni fa,” disse Anderton con voce orgogliosa.
“Come successe?”
“Il criminale sfuggì alle nostre squadre. Avevamo il suo nome – in effetti, avevamo tutti i dettagli del crimine, incluso il nome della vittima. Sapevamo il momento preciso, il luogo esatto di quel crimine premeditato. Ma nonostante noi, fu in grado di portarlo a termine.” Anderton alzò le spalle. “Dopo tutto, non possiamo prenderli tutti.” Anderton sfogliò rapidamente le schede. “Ma ne prendiamo la maggior parte.”
“Un omicidio in cinque anni.” La fiducia di Witwer stava ritornando. “Un record impressionante… qualcosa di cui essere orgogliosi.” Anderton gli rispose senza enfasi. “Ne sono orgoglioso. Elaborai la teoria trenta anni fa – ai tempi in cui gli speculatori la consideravano solo in termini di rapide incursioni alla borsa valori. Io vi vidi qualcosa di legale che andava oltre – qualcosa con un incredibile valore sociale.”
Lanciò il pacchetto di schede a Wally Page, il suo subordinato responsabile del settore ‘scimmie.’ “Vedi quelli che ci servono,” gli disse. “A tuo giudizio.”
Appena Page sparì con le schede. Witwer disse pensieroso: “È una grande responsabilità.”
“Sì, lo è,” concordò Anderton. “Se ci lasciamo sfuggire un criminale – come accadde cinque anni fa – avremo una vita umana sulla coscienza. Siamo gli unici responsabili. Se noi sbagliamo, qualcuno muore.” Con veemenza, tirò via tre nuove schede dalla slot. “La gente crede in noi.”
“Siete mai tentati di…” Witwer esitò. “Voglio dire, alcune delle persone che scegliete devono offrirvi tanto.”
“Non servirebbe. Un duplicato delle schede esce contemporaneamente al quartier generale dell’esercito. Si tratta di pesi e contrappesi. Possono tenerci gli occhi addosso come e quando vogliono. Anderton diede un’occhiata veloce alla scheda in cima. “Così, anche se volessimo accettare un...”
Si interruppe, stringendo le labbra.
“Che problema c’è?” chiese Witwer curioso.
Con cautela, Anderton ripiegò la scheda e se la mise in tasca. “Niente,” borbottò. “Assolutamente niente.”
L’asprezza della sua voce fece avvampare Witwer.
“Non le vado proprio a genio,” osservò.
“Vero,” ammise Anderton. “No, però...”
Non poteva credere che quel giovane gli dispiacesse tanto. Non gli sembrava possibile: non era possibile. Qualcosa non andava. Confuso, cercò di calmare la sua agitazione mentale.
Sulla scheda c’era il suo nome. Riga uno… un futuro omicida definitivamente accusato! Secondo la scheda perforata, il commissario della Precrimine John A. Anderton stava per uccidere un uomo… entro la prossima settimana.
Con assoluta, incondizionata certezza, non lo credeva possibile.
2
Nell’anticamera dell’ufficio, intenta a chiacchierare con Page, c’era Lisa, la giovane, snella e bella moglie di Anderton. Era impegnata in un’intensa e animata discussione di politica e a malapena alzò lo sguardo quando Witwer e suo marito entrarono.
“Ciao, cara,” disse Anderton.
Witwer rimase in silenzio. Me i suoi occhi chiari ebbero un lieve guizzo quando si soffermarono sui capelli castani della donna nella sua elegante uniforme da poliziotto. Lisa adesso era un ufficiale della Prescrimine, ma una volta, Witwer lo sapeva, era stata la segretaria di Anderton.
Notando l’interesse sul volto di Wiewer, Anderton si fermò a riflettere. Inserire la scheda nelle macchine avrebbe richiesto un complice all’interno – qualcuno strettamente connesso con la Precrimine e che aveva accesso alle macchine analitiche. Lisa era un soggetto improbabile, ma la possibilità esisteva.
Naturalmente la cospirazione poteva essere su larga scala ed elaborata, coinvolgendo molto più di una scheda ‘truccata’ inserita in un punto qualunque lungo il processo di elaborazione. Gli stessi dati originali potevano essere stati manomessi. In effetti, non si poteva stabilire a quanto tempo addietro risalisse l’alterazione. Fu raggelato dalla paura mentre iniziava a intravedere le varie possibilità. Il suo primo impulso – aprire le macchine e rimuovere tutti i dati – era inutile e primitivo. Probabilmente i nastri coincidevano con le schede. Si sarebbe incriminato ulteriormente.
Aveva approssimativamente ventiquattro ore. Poi, quelli dell’esercito avrebbero controllato le loro schede e scoperto la discrepanza. Avrebbero trovato nei loro archivi una copia della scheda di cui si era appropriato. Aveva solo una delle due copie, il che significava che la scheda ripiegata nella sua tasca poteva benissimo stare in bella mostra sulla scrivania di Page.
Dall’esterno dell’edificio arrivò il rombo delle auto della polizia in partenza per le loro ronde quotidiane. Quante ore sarebbero trascorse prima che una si fermasse davanti alla sua casa?
“Cosa c’è, caro?” chiese Lisa preoccupata. “Sembra quasi che tu abbia appena visto un fantasma. Stai bene?”
“Sto bene,” la rassicurò.
Improvvisamente Lisa si accorse dello sguardo di ammirazione di Ed Witwer. “Quel gentiluomo è il tuo nuovo collaboratore, caro?” chiese.
Con una certa diffidenza, Andrton presentò il suo nuovo collaboratore. Forse fra di loro c’era un’intesa dissimulata? Non lo sapeva. Dio, iniziava a sospettare di tutti – non soltanto sua moglie e Witwer, ma una dozzina di membri del suo staff.
“È di New York?” chiese Lisa.
“No,” rispose Witwer. “Ho vissuto la maggior parte della mia vita a Chicago. Sono in albergo – uno di quei grandi alberghi del centro. Aspetti, da qualche parte ho il nome scritto su un biglietto.”
Mentre si frugava nervosamente le tasche, Lisa suggerì: “Forse le farebbe piacere venire a cena da noi. Lavoreremo in stretta collaborazione, e penso che dovremmo conoscerci meglio.”
Sorpreso, Anderton indietreggiò. Quali erano le possibilità che l’atteggiamento amichevole di sua moglie fosse spontaneo, accidentale? Witwer sarebbe rimasto lì per il resto della sera e ora avrebbe avuto una scusa per stargli alle calcagna anche a casa sua. Profondamente turbato, si girò di scatto e si diresse alla porta.
“Dove stai andando?” chiese Lisa, meravigliata.
“Ritorno alla sezione delle scimmie,” le rispose. “Voglio ricontrollare alcuni dati poco chiari prima che li veda l’esercito.” Uscì nel corridoio prima che lei potesse pensare ad un motivo plausibile per trattenerlo. Velocemente, raggiunse la rampa alla fine del corridoio. Stava rapidamente scendendo le scale esterne che portavano al marciapiede pubblico, quando Lisa apparve ansimando dietro di lui.
“Che diavolo ti prende?” Afferrandolo per il braccio, gli si mise davanti. “Lo sapevo che te ne stavi andando,” esclamò, bloccandolo. “Cosa ti prende? Tutti credono che tu...” Si trattenne. “Voglio dire, ti stai comportando in maniera così imprevedibile.”
Intorno a loro un mare di gente, la solita folla del pomeriggio. Ignorandola, Anderton tolse le dita della moglie dal suo braccio. “Sto andando via,” le disse. “Finché sono ancora in tempo.”
“Ma perché?”
“Mi vogliono fare fuori – deliberatamente e malevolmente. Questa persona è qui per prendere il mio posto. Il senato vuole arrivare a me attraverso lui.”
Lisa lo guardò meravigliata. “Ma sembra un giovane tanto gentile.”
“Gentile come un mocassino d’acqua.”
Lo stupore di Lisa si trasformò in incredulità. “Non ci credo. Tesoro, tutta questa tensione a cui sei stato sottoposto.” Con un sorriso incerto, balbettò: “Non è assolutamente credibile che Ed Witwer stia tentando di farti fuori. Come potrebbe, anche se volesse? E sicuramente Ed non lo vuole...”
“Ed?”
“Si
chiama così, no?”
I suoi occhi scuri ebbero un lampo rabbioso di incredula protesta. “Santo cielo. Sospetti di tutti. Tu credi veramente che io vi sia coinvolta in qualche modo, non è così?”
Dopo un attimo di riflessione, “Non ne sono sicuro.”
Lisa gli si avvicinò, con uno sguardo accusatorio. “Non è vero. Tu ci credi per davvero. Forse dovresti andare via per qualche settimana. Hai disperatamente bisogno di riposo. Tutta questa tensione e ansia, l’arrivo di un uomo più giovane. Ti stai comportando da paranoico. Non te ne accorgi? Tutti che complottano contro di te. Dimmi, ne hai qualche prova?”
Anderton prese il suo portafoglio e tirò fuori la scheda ripiegata. “Esaminala attentamente,” disse, porgendola alla moglie.
Lisa sbiancò in volto ed emise un breve gemito soffocato.
“La trappola è palese,” le disse Anderton, cercando di restare calmo. “Questo darà a Witwer un pretesto legale per rimuovermi immediatamente. Non dovrà aspettare il mio pensionamento.” Con amarezza, aggiunse: “Sanno che posso andare avanti ancora per qualche anno.”
“Ma...”
“Sarà la fine del sistema di pesi e contrappesi. La Precrimine non sarà più un’agenzia indipendente. Alla fine, il senato controllerà la polizia...” Serrò le labbra. “Poi sarà la volta dell’esercito. Beh, è tutto estremamente logico. Naturalmente, provo risentimento e ostilità per Wirwer, naturalmente ne ho motivo. A nessuno piace essere rimpiazzato da uno più giovane, e ritrovarsi con tanto di benservito. È tutto abbastanza plausibile – eccetto che non ho la minima intenzione di uccidere Witwer. Tuttavia non posso provare niente. Cosa posso fare, allora?”
In
silenzio, il volto pallido, Lisa scosse la testa. “Io… io non lo
so. Caro, se soltanto...”
“Adesso,”
disse Anderton bruscamente, “vado a casa a fare le valigie. Questo
è tutto quello che posso pianificare.”
“Hai veramente intenzione di … andare a nasconderti?”
“Sì. Fino ai pianeti della colonia centauriana, se necessario. È stato già fatto con successo, e ho ventiquattro ore di vantaggio.” Si voltò con decisione. “Torna dentro. Non c’è ragione che tu venga con me.”
“Pensavi che l’avrei fatto” chiese Lisa con voce roca.
Sbigottito Anderton la fissò. “Non lo faresti?” Poi con stupore, mormorò: “No, vedo che non mi credi. Pensi ancora che io mi stia immaginando tutto questo.” Diede una manata rabbiosa alla scheda. “Nonostante questa prova ancora non sei convinta.”
“No,” replicò Lisa prontamente, “Non lo sono. Non l’hai guardata con sufficiente attenzione, caro. Non c’è sopra il nome di Ed Witwer.” Incredulo, Anderton le tolse la scheda di mano.
“Non si dice che ucciderai Ed Witwer,” Continuò lisa rapidamente, con un filo di voce. “La scheda deve essere autentica, capisci? E non ha niente a che fare con Ed. Né lui né altri stanno complottando contro di te.”
Troppo confuso per rispondere, Anderton si mise a studiare la scheda. Lisa aveva ragione. Ed Witwer non era elencato come sua vittima. Sulla quinta riga, la macchina aveva aveva stampato a chiare lettere un altro nome.
LEOPOLD KAPLAN
Frastornato, si rimise in tasca la scheda. Non aveva mai sentito quel nome in vita sua.
3
La casa era fredda e deserta e Anderton iniziò quasi subito a fare i preparativi per il suo viaggio. Mentre faceva la valigia, la sua mente era attraversata da una folla di pensieri.
Forse aveva torto a sospettare di Witwer, ma come poteva esserne sicuro? In ogni modo, la congiura contro di lui doveva essere molto più complessa di quello che aveva pensato. Witwer, nel quadro generale, poteva essere semplicemente un insignificante burattino manovrato da qualcun altro, una figura remota e indistinta, solo vagamente visibile sullo sfondo.
Era stato uno sbaglio mostrare la scheda a Lisa. Senza dubbio, l’avrebbe dettagliatamente descritta a Witwer. Non sarebbe mai riuscito a lasciare la Terra, non avrebbe mai avuto l’opportunità di scoprire come poteva essere la vita su di un pianeta di frontiera.
Mentre rimuginava sui suoi problemi, una tavola del parquet scricchiolò. Girò la schiena al letto, stringendo in mano un giaccone invernale scolorito dalle intemperie, per trovasi di fronte al muso bluastro di una pistola tipo A.
“Non ci ha messo molto,” disse, fissando con amarezza l’uomo robusto, con un cappotto marrone che stringeva la pistola nelle sua mano guantata, serrando le labbra. “Lisa non ha esitato nemmeno un momento?”
La faccia dell’intruso rimase impassibile. “Non so di cosa stia parlando,” disse. “Mi segua.”
Stupito, Anderton mise giù la sua giacca sportiva. “Lei non è della mia agenzia? Non è un ufficiale di polizia?”
Attonito e recalcitrante, fu spinto fuori dalla casa verso una limousine in attesa. Fu immediatamente circondato da tre robusti uomini armati. Lo sportello sbatté e la macchina imboccò l’autostrada a tutta velocità, allontanandosi dalla città. Impassibili e distaccate, le facce intorno a lui sobbalzavano all’unisono con il movimento del veicolo mentre campi aperti, scuri e cupi, gli sfrecciavano accanto.
Anderton stava ancora inutilmente cercando di afferrare le implicazioni di quanto gli era successo, quando l’auto arrivò ad una sconnessa strada secondaria, svoltò e scese in uno oscuro garage sotterraneo. Qualcuno gridò un ordine. La pesante porta metallica si chiuse cigolando e le luci del soffitto lampeggiarono. Il guidatore spense il motore.
“Avrete modo di pentirvene,” li avvisò Anderton con voce roca, mentre lo trascinavano fuori dalla macchina. “Sapete chi sono?”
“Lo sappiamo,” disse l’uomo col cappotto marrone.
Sotto la minaccia della pistola, Anderon fu fatto salire dall’umidiccio silenzio del garage fino ad un ingresso ricoperto da una soffice moquette. A prima vista, si trovava in una lussuosa residenza privata che sorgeva in un’area rurale devastata dalla guerra. In fondo all’ingresso poté scorgere una stanza – un semplice studio tappezzato di libri, ma arredato con gusto. Seduto sotto un cerchio di luce, col volto parzialmente in ombra, lo aspettava un uomo che non aveva mai visto.
Mentre Anderton si avvicinava, l’uomo inforcò nervosamente un paio di occhiali senza montatura, chiuse di scatto l’astuccio e si inumidì le labbra. Era anziano, settanta o forse più, e sotto il braccio aveva un sottile bastone d’argento. Aveva un fisico asciutto, atletico, e una postura curiosamente rigida. I pochi capelli che aveva erano di un castano sbiadito - attentamente pettinati, davano un tocco di colore alla sua testa pallida e ossuta. Solo gli occhi sembravano veramente vigili.
“Questo è Anderton?” chiese con voce querula, rivolgendosi all’uomo col cappotto marrone. “Dove l’avete prelevato?”
“A casa sua,” rispose l’altro. “Stava facendo i bagagli – come ci aspettavamo.” L’uomo alla scrivania rabbrividì visibilmente. “Faceva i bagagli.” si tolse gli occhiali e con movimenti rigidi, li rimise nell’astuccio. “Insomma,” disse ad Anderton con franchezza, “cosa le succede? È completamente pazzo? Come potrebbe uccidere un uomo che non ha mai incontrato?”
Di colpo Anderton capì: il vecchio era Leopold Kaplan.
“Aspetti, voglio farle io una domanda,” replicò prontamente Anderton. “Capisce quello che ha fatto? Sono un commissario di polizia. Posso mandarla in galera per venti anni.”
Stava per continuare, ma un dubbio improvviso lo bloccò.
“Come lo ha scoperto?” chiese. Senza volerlo, la sua mano corse alla tasca dove era nascosta la scheda ripiegata.
“Non doveva accadere prima di...”
“Non sono stato avvisato tramite la sua agenzia,” sbottò Kaplan, con rabbiosa impazienza. “Il fatto che lei non abbia mai sentito parlare di me, non mi sorprende troppo. Leopold Kaplan, generale dell’esercito dell’Alleanza Federata del Blocco Occidentale.” Risentito, aggiunse. “In pensione dalla fine della guerra anglo-cinese e l’abolizione dell’ AFBO.”
Aveva senso. Anderton aveva sospettato che l’esercito elaborasse immediatamente i suoi duplicati delle schede, a propria protezione. Alquanto rilassato, chiese: “Allora? Mi avete portato qui. E dopo?”
“Evidentemente,” disse Kaplan, “non ho intenzione di eliminarla, o sarebbe saltato fuori in una di quelle miserabili piccole schede. Lei suscita la mia curiosità. Mi sembrava incredibile che un uomo della sua statura potesse progettare l’omicidio a sangue freddo di un perfetto sconosciuto. Ci deve essere sotto qualcos’altro. Onestamente, sono confuso. Se questa fosse una specie di tattica poliziesca...” si strinse nelle sue magre spalle. “Sicuramente lei avrebbe impedito che ci arrivasse il duplicato della scheda.”
“È proprio così,” disse Anderton, veloce nel vedere il vantaggio di asserire francamente quella che credeva essere la semplice verità. “La predizione sulla scheda è stata deliberatamente falsificata da una cricca all’interno della polizia. La scheda viene modificata io sono intrappolato. Vengo automaticamente sollevato dalla mia carica. Subentra il mio assistente che afferma di aver prevenuto l’omicidio nel solito efficiente modo della Precrimine. Inutile dire che non c’è nessun omicidio o intenzione di uccidere.”
“Sono d’accordo con lei che non ci sarà nessun omicidio,” affermò Kaplan mestamente, “Lei sarà consegnato alla polizia. Mi assicurerò personalmente che venga fatto.”
Sconvolto, Anderton protestò: “Vuole riportarmi lì? Se sarò nelle mani della polizia non potrò mai provare...”
“Non mi interessa quello che può provare o non provare,” lo interruppe Kaplan. “Tutto quello che mi interessa è liberarmi di lei.” Freddamente aggiunse; “Per mia personale protezione.”
“Era pronto a partire,” affermò uno dei suoi uomini.
“Esatto,” disse Anderton, sudando. “Appena mi prenderanno, sarò confinato in un campo di detenzione. Witwer prenderà il mio posto, in toto.” La sua faccia si incupì. “E mia moglie. Apparentemente, stanno agendo di concerto.”
Per un momento Kaplan sembrò esitare. “È possibile,” ammise, osservando Anderton attentamente. Poi scosse la testa. “Non posso correre il rischio. Se questo è un complotto contro di lei, me ne dispiace. Ma semplicemente non è affar mio.” Sorrise appena. “Comunque, le auguro buona fortuna.” Rivolgendosi ai suoi uomini, disse: “portatelo negli uffici della polizia e consegnatelo alla massima autorità.” Fece il nome del sostituto commissario e attese la reazione di Anderton
“Witwer!” gli fece eco Anderton.
Continuando a sorridere flebilmente, Kaplan si voltò e accese la console della radio nello studio. “Witwer è già in carica. Ovviamente, ha intenzione di farne un caso.”
Ci fu un breve ronzio statico e poi, improvvisamente, la radio risuonò nella stanza – una stentorea voce professionale, che leggeva un comunicato registrato.
“...tutti i cittadini sono avvisati di non dare rifugio, aiuto o assistenza di alcun genere a questo pericoloso criminale. La straordinaria circostanza di un criminale fuggitivo in libertà ed in grado di commettere atti di violenza è un unicum al giorno d’oggi. Con il presente comunicato viene reso noto che gli statuti legali attualmente in vigore coinvolgono tutti quei cittadini che omettano di dare piena cooperazione alla polizia nel perseguire l’ arresto di John Allison Anderton. Ripetiamo: l’agenzia Precrimine del governo federale del blocco occidentale è attualmente impegnata a localizzare e a neutralizzare il suo ex commissario, John Allison Anderton, che, secondo la metodologia del sistema precrimine, è dichiarato un potenziale assassino e come tale perde ogni diritto alla libertà e ai suoi privilegi.”
“Non gli ci è voluto molto,” mormorò Anderton, sconvolto. Kaplan spense la radio e la voce svanì.
“Lisa deve essere andata immediatamente da lui,” concluse amaramente Anderton.
“Perché avrebbe dovuto aspettare?” chiese Kaplan. “Lei ha manifestato chiaramente le sue intenzioni.”
Fece cenno ai suoi uomini. “Riportatelo in città. Non mi sento a mio agio così vicino a lui. Sotto questo aspetto, concordo con il commissario Witwer. Voglio che venga neutralizzato il prima possibile.”
4
Una fredda pioggerellina batteva sull’asfalto, mentre la macchina si muoveva attraverso le strade buie di New York City diretta alla stazione di polizia.
“Può capire il suo punto di vista,” disse uno degli uomini ad Anderton. “Al posto suo avrebbe fatto proprio lo stesso:”
Arrabbiato e risentito, Anderton guardava dritto davanti a sé.
“Comunque,” proseguì, “lei è soltanto uno delle molte migliaia di persone andate al campo di detenzione. Non sarà solo. Anzi, potrebbe anche dispiacerle di andar via.”
Disperato, Anderton guardava i passanti correre lungo i marciapiedi spazzati dalla pioggia. Non provava particolari emozioni. Sentiva soltanto un’opprimente stanchezza. Svogliatamente, controllò i numeri civici: si stavano avvicinando alla stazione di polizia.
“Questo Witwer sembra sapere come cogliere un’opportunità,” osservò uno degli uomini riprendendo la conversazione. “Lo ha mai incontrato?”
“Brevemente,” rispose Anderton.
“Voleva il suo lavoro e così l’ha incastrato. Ne è certo?”
Anderton fece un smorfia. “Ha importanza?”
“Ero solamente curioso.” L’uomo lo guardò con indifferenza. “Così lei è l’ex commissario di polizia. La gente nel campo sarà felice di vederla arrivare. Si ricorderanno di lei.”
“Senza dubbio,” acconsentì Anderton.
“Di sicuro Wintwer non ha perso tempo. Kaplan è fortunato – con un ufficiale del genere in carica.” L’uomo guardò Anderton quasi con pietà. “Lei è veramente convinto che sia un complotto, eh?”
“Naturalmente.”
“Lei non torcerebbe un capello a Kaplan? Per la prima volta nella storia, la Precrimine ha sbagliato? Un uomo innocente è stato incastrato da una di quella schede. Forse, ci sono state altre persone innocenti… giusto?”
“Probabile,” ammise Anderton con distacco.
“Forse l’intero sistema può collassare. Sicuramente, lei non è sul punto di commettere un omicidio… forse nessuno di quelli lo era. È per questo che ha detto a Kaplan che voleva rimanere libero? Sperava di provare che il sistema è sbagliato? Ho una mente aperta, se ne vuol parlare.”
Un altro uomo si chinò in avanti e chiese, “Detto fra di noi, c’è qualcosa di vero in questa storia del complotto? La stanno veramente incastrando?”
Anderton sospirò. A quel punto nemmeno lui ne era certo. Forse era intrappolato in un incomprensibile circolo vizioso senza via d’uscita, senza né capo né coda. In effetti, era quasi pronto ad ammettere di essere vittima di una logorante nevrosi, derivata da una crescente insicurezza. Era pronto ad arrendersi senza combattere. Era schiacciato sotto il peso di un’enorme stanchezza. Stava combattendo contro l’impossibile – e tutte le carte erano contro di lui.
L’acuto stridio degli pneumatici lo ridestò. Il guidatore stava freneticamente tentando di controllare l’auto, strattonando il volante e pigiando sui freni, mentre un enorme furgone del pane spuntava fuori dalla nebbia e correva proprio lungo la corsia antistante. Se avesse spinto il motore a tavoletta invece, avrebbe potuto salvarsi. Ma capì il suo errore troppo tardi. La macchina slittò, sbandò, esitò per un breve istante e poi si schiantò nel muso del furgone.
Il sedile sotto Anderton si sollevò e lo mandò a sbattere con la faccia contro la portiera. Un dolore improvviso, intollerabile, sembrò scoppiargli nel cervello mentre, ansimante, cercava debolmente di sollevarsi sulle ginocchia. Da qualche parte, il crepitio di un fuoco riecheggiava sinistramente, mentre sibilanti schegge incandescenti lampeggiavano nelle volute della nebbia facendosi strada nella carcassa contorta della macchina.
Mani dall’esterno della macchina lo raggiunsero. Lentamente, si rese conto che stava per essere tirato fuori attraverso lo squarcio che era stato lo sportello. Un pesante cuscino del sedile fu bruscamente tirato via e improvvisamente si trovò in piedi, mentre si appoggiava pesantemente contro una sagoma nera e veniva guidato verso l’oscurità di un vicolo poco distante dalla macchina. In lontananza si udivano le sirene della polizia.
“Vivrà,” una voce gracchiò nel suo orecchio, bassa e pressante. Era una voce che non aveva mai sentito prima, estranea e pungente come la pioggia che gli batteva sul viso. “Riesce a sentire quello che dico?”
“Sì,” rispose Anderton. Provò invano a tirarsi giù la manica sbrindellata della camicia. Un taglio sulla guancia iniziava a pulsare. Confuso, cercò di orientarsi.
“Lei non è...”
“Smetta di parlare e ascolti.” L’uomo era di corporatura robusta, quasi grasso. Ora le sue grandi mani tenevano Anderton addossato al muro di mattoni bagnati dell’edificio, lontano dalla pioggia e dal baluginio della macchina in fiamme. “Abbiamo dovuto agire in questo modo,” disse. “Era l’unica alternativa. Non avevamo molto tempo. Pensavamo che Kaplan l’avrebbe tenuto a casa sua più a lungo.”
“Chi siete?” riuscì a dire Anderton.
La faccia umida, rigata dalla pioggia si contorse in una risata priva di umorismo. “Il mio nome è Fleming. Ci rivedremo. Abbiamo circa cinque secondi prima che arrivi la polizia. Poi ritorneremo da dove siamo venuti.” Un pacchetto piatto fu depositato nelle mani di Anderton. “C’è abbastanza grana per la sua fuga. E dentro c’è un set completo di documenti d’identità. La contatteremo di tanto in tanto.” Il suo sorriso aumentò e divenne un sogghigno nervoso. “Finché lei non avrà provato i suoi sospetti.”
Anderton rabbrividì. “È un complotto, allora?”
“Naturalmente.” Bruscamente, l’uomo imprecò. “Vuol dire che c’è cascato anche a lei?”
“Pensavo...” Anderton faceva fatica a parlare, uno dei suoi incisivi sembrava allentato. “L’ostilità verso Wintwer… io rimpiazzato, mia moglie ed un uomo più giovane, un naturale risentimento...”
“Non si prenda in giro,” disse l’altro. “Lei sa molto più di questo. Tutta la faccenda è stata elaborata attentamente. Avevano ogni singola fase sotto controllo. La scheda era impostata in modo da uscire il giorno in cui è apparso Witwer. La prima parte è ormai conclusa. Witwer è il commissario, e lei è un criminale ricercato.”
“Chi c’è dietro?”
“Sua moglie.”
Ad Anderton girò la testa. “Ne è sicuro?”
L’uomo rise. “Ci può scommettere la pelle.” Si guardò velocemente intorno. “Arriva la polizia. Esca da questo vicolo, acchiappi un autobus al volo e vada nei bassifondi, affitti una stanza, compri una pila di riviste per tenersi occupato. Si procuri altri vestiti. È abbastanza intelligente per badare a sé stesso. Non cerchi di lasciare la terra. Hanno il controllo di tutto l’intersistema dei trasporti. Se riesce a tenere un profilo basso per i prossimi sette giorni, è salvo.”
Fleming lo lasciò andare. Con cautela, andò all’ingresso del vicolo e sbirciò fuori. La prima macchina della polizia si era fermata sulla strada bagnata; con il motore al minimo, scivolò con circospezione verso la fumante carcassa che era stata la macchina di Kaplan. Gli uomini all’interno di quel relitto si muovevano a fatica, iniziando a strisciare dolorosamente fuori dal groviglio di acciaio e plastica per uscire nella fredda pioggia.
“Ci consideri una sorta di società protettiva,” disse Fleming sottovoce, con la sua inespressiva faccia tonda lucida per la pioggia. “Una sorta di forza di polizia che controlla la polizia. Per accertarsi,” aggiunse, “che ogni cosa sia in equilibrio.”
Allungò velocemente la sua grossa mano. Barcollando, Anderton fu scaraventato via, rischiando di cadere tra i rottami bagnati sparsi nel vicolo buio.
“Se ne vada,” gli ordinò Fleming bruscamente. “E non butti via quel pacchetto.” Mentre Anderton si avviava a tentoni verso l’altra estremità del vicolo, le ultime parole dell’uomo aleggiarono verso di lui. “Studi ogni mossa e forse potrà ancora sopravvivere.”
5
I documenti d’identità lo descrivevano come Ernest Temple, un elettricista disoccupato, che riceveva un sussidio settimanale dallo stato di New York, con una moglie e quattro bambini a Buffalo e meno di cento dollari in banca. Una green card macchiata di sudore gli dava il permesso di viaggiare e di non avere obbligo di fissa dimora. Un uomo in cerca di lavoro aveva necessità di viaggiare e magari di andare molto lontano.
Mentre attraversava la città in un autobus quasi vuoto, Anderton studiò la descrizione di Ernest Temple. Ovviamente, i documenti erano stati impostati avendo lui in mente, perché tutte le caratteristiche fisiche corrispondevano. Dopo un po’, si fece il problema delle impronte digitali e dello schema delle onde cerebrali. Non avrebbero sostenuto un confronto. L’intero portafoglio di documenti avrebbe passato soltanto un esame superficiale.
Ma era comunque qualcosa. E insieme alle carte d’identità c’erano anche diecimila dollari in banconote. Mise in tasca denaro e documenti, poi si dedicò al messaggio dattiloscritto in cui erano stati avvolti.
All’inizio non riuscì ad afferrarne il senso. Rimase a pensarci a lungo, perplesso.
‘L’esistenza di una maggioranza implica logicamente una corrispondente minoranza.’
L’autobus era entrato nella vasta area dei bassifondi, le decadenti miglia di hotel economici e palazzoni fatiscenti che erano spuntati dopo la distruzione di massa della guerra. L’autobus rallentò allo stop e Anderton si alzò. Qualche passeggero osservò pigramente il taglio sulla guancia e gli abiti sbrindellati. Ignorandoli, scese giù sul marciapiede spazzato dalla pioggia.
Oltre che a prendere il denaro che gli era dovuto, all’impiegato dell’albergo non importava niente altro. Anderton salì le scale fino al secondo piano ed entrò nella cameretta umida che adesso era la sua. Con gratitudine, serrò la porta e tirò giù le tapparelle. La stanza era piccola ma pulita. Letto, armadio, calendario illustrato, sedia, lampada, una radio con una fessura per inserirvi quarti di dollaro.
Vi inserì una monetina e si gettò pesantemente sul letto. Tutte le stazioni principali trasmettevano il bollettino della polizia. Era una novità eccitante, qualcosa di sconosciuto alle nuove generazioni. Un criminale in fuga! Il pubblico era avidamente interessato.
“… quest’uomo si è avvantaggiato della sua alta posizione per realizzare la sua fuga iniziale,” stava dicendo l’annunciatore, con professionale indignazione. “Grazie al suo alto grado, aveva accesso all’anteprima dei dati e la fiducia di cui godeva gli ha permesso di evadere il normale processo di individuazione e rilocamento. Nel periodo in cui è stato in carica ha esercitato la sua autorità inviando innumerevoli individui potenzialmente colpevoli al loro giusto confinamento, risparmiando così le vite di vittime innocenti. Quest’uomo, John Allison Anderton, è stato determinante per l’originale creazione del sistema precrimine, la preventiva individuazione di criminali attraverso il geniale uso di mutanti precog, capaci di prevedere eventi futuri e trasferire oralmente i dati alle macchine analitiche. Questi tre precog, nella loro funzione vitale...”
La voce si affievolì mentre Anderton lasciava la stanza ed entrava nel minuscolo bagno. Lì si strappò di dosso la giacca e la camicia e fece correre l’acqua calda nel lavandino. Iniziò a lavare il taglio sulla guancia. Alla farmacia all’angolo aveva comprato tintura di iodio e cerotti, un rasoio, un pettine uno spazzolino e altre cosette di cui poteva aver bisogno. Decise che il mattino dopo avrebbe cercato un negozio di abiti usati e comprato dei vestiti più adatti. Dopo tutto, era un elettricista disoccupato, non un commissario di polizia ferito in un incidente d’auto.
Nella stanza, la radio continuava a blaterare. Rendendosene conto solo a livello inconscio, stava di fronte allo specchio incrinato mentre si esaminava un dente rotto.
“...il sistema dei tre precog trova la sua genesi nei computer della metà di questo secolo. Come vengono controllati i risultati di un computer elettronico? Inserendo i dati in un analogo computer. Ma due computer non sono sufficienti. Se ciascun computer arrivasse a differenti conclusioni è impossibile stabilire a priore qual’è quella corretta. La soluzione, basata su meticolose analisi statistiche, è quella di utilizzare un terzo computer per analizzare i risultati dei primi due. In questo modo si ottiene il cosiddetto rapporto di maggioranza. Si può supporre con ottime probabilità che le risposte identiche di due computer su tre indichi quale alternativa sia la più attendibile. Non è verosimile che due computer arrivino ad identiche soluzioni errate...”
“...l’unanimità di tutti e tre i precog è un fenomeno auspicato ma raramente verificatosi, spiega il sostituto commissario Witwer. È molto più frequente ottenere un rapporto di maggioranza collaborativa di due precog, più un rapporto di minoranza con lievi differenze, di solito con riferimento al tempo e al luogo, dal terzo mutante. Questo si spiega con la teoria dei futuri multipli. Se esistesse una sola linea temporale, le informazioni precognitive non avrebbero alcuna importanza, dal momento che non ci sarebbe nessun possibilità, nel possedere queste informazioni, di alterare il futuro. Nel lavoro dell’Agenzia Precrimine, bisogna prima di tutto supporre...”
Anderton iniziò a camminare freneticamente intorno alla minuscola stanza. Rapporto di maggioranza – soltanto due dei precog avevano contribuito al materiale alla base della scheda. Questo era il senso del messaggio incluso nel pacchetto. Il rapporto del terzo precog. Il rapporto di minoranza, era in qualche modo importante.
Perché?
L’orologio segnava la mezzanotte passata. Page aveva finito il suo turno. Non sarebbe tornato nella sezione delle scimmie fino al pomeriggio seguente. Era una remota possibilità, ma valeva la pena di tentare. Forse Page gli avrebbe dato una mano, forse no. Avrebbe dovuto correre il rischio.
Doveva vedere il rapporto di minoranza.
6
Fra mezzogiorno e l’una le strade ricoperte di spazzatura brulicavano di gente. Scelse quell’ora, la più congestionata della giornata, per fare la sua telefonata. Dopo aver scelto un supermercato pieno di clienti, formò il familiare numero della polizia e rimase in attesa, con la fredda cornetta all’orecchio. Aveva deliberatamente scelto la modalità audio, non quella video: a dispetto dei suoi abiti di seconda mano e del suo aspetto trasandato e non rasato, poteva essere riconosciuto.
Il centralinista gli era nuovo. Con fare guardingo, chiese l’interno di Page. Se Witwer stava sostituendo lo staff regolare con suoi uomini, poteva ritrovarsi a parlare ad un perfetto sconosciuto.
“Pronto,” giunse la voce roca di Page.
Sollevato, Anderton si guardò intorno. Nessuno badava a lui. I clienti giravano tra la merce, presi dalla loro routine quotidiana. “Può parlare?” chiese. “O è controllato?”
Ci fu un attimo di silenzio. Poteva figurarsi la faccia mite di Page attraversata dall’incertezza mentre cercava disperatamente di decidere cosa fare. Alla fine arrivarono delle parole esitanti. “Perché… sta chiamando qui?”
Ignorando la domanda, Anderton disse, “Non ho riconosciuto il centralinista. Nuovo personale?”
“Nuovo di zecca,” confermò Page, con un fil di voce. “Grandi cambiamenti, in questi giorni.”
“Così ho sentito.” Con ansia, Anderton chiese, “E il suo lavoro? Ce l’ha ancora?”
“Aspetti un attimo.” Il ricevitore fu messo giù e all’orecchio di Anderton arrivò il suono di passi felpati. Fu seguito dal veloce sbattere di una porta che veniva chiusa in tutta fretta. Page ritornò. “Adesso possiamo parlare più tranquillamente,” disse con voce soffocata.
“Quanto tranquillamente?”
“Non molto. Dove si trova?”
“A zonzo per Central Park,” disse Anderton. “Mi godo il sole.” Per quel che ne sapeva, Page poteva essere andato ad assicurarsi che il meccanismo di localizzazione fosse attivo. Magari in quel momento una squadra di polizia aerotrasportata era diretta verso di lui. Ma doveva correre il rischio. “Ho una nuova attività,” disse bruscamente. “Adesso sono un elettricista.”
“Oh?” fece Page, stupito.
“Pensavo che forse aveva del lavoro per me. Se si può organizzare, mi piacerebbe fare un salto da lei ed esaminare le sue apparecchiature informatiche di base. In particolare, le banche dati e analitiche nella sezione delle scimmie.”
Dopo una pausa, Page disse: “Si...potrebbe fare. Se è veramente importante.”
“Lo è,” lo rassicurò Anderton. “Quando sarebbe meglio per lei?”
“Beh,” disse Page, in difficoltà. “Una squadra di manutenzione verrà a controllare l’equipaggiamento intercom. Il sostituto commissario vuole che sia potenziato, in modo da poter agire più prontamente. Potrebbe accodarsi.”
“D’accordo. A che ora?”
“Diciamo alle quattro. Ingresso B, livello 6. le verrò incontro.”
“Bene,” disse Anderton, mentre già iniziava a riattaccare. “Spero che lei sia ancora al suo posto, quando verrò.”
Riagganciò ed uscì velocemente dalla cabina. Un momento dopo, si stava intrufolando fra la massa di gente che affollava la vicina caffetteria. Nessuno l’avrebbe localizzato lì.
Doveva aspettare tre ore e mezzo. E sarebbero sembrate molte di più. Risultò essere l’attesa più lunga della sua vita prima che potesse finalmente incontrare Page, come stabilito.
La prima cosa che Page disse fu. “Lei è fuori di testa. Perché diavolo è ritornato qui?”
“Non ci resterò a lungo.” Coi nervi tesi, Anderton si aggirò furtivamente per la sezione delle scimmie, chiudendo sistematicamente una porta dopo l’altra. “Non lasci entrare nessuno. Non posso correre rischi.”
“Avrebbe dovuto fuggire quando era in vantaggio.” In preda all’apprensione, Page lo seguì. “Witwer ne sta approfittando alla grande. Ha convito l’intero paese a chiedere la sua testa.”
Ignorandolo, Anderton aprì il principale banco di controllo della macchina analitica. “Quale delle tre scimmie diede il rapporto di minoranza?”
“Non chieda a me. Me ne sto andando.” Mentre si dirigeva alla porta, Page si fermò brevemente, indicò la figura centrale e sparì. La porta si chiuse, Anderton era solo.
Quello centrale. Lo conosceva bene. Quel nano ingobbito era rimasto seduto in mezzo ai suoi cavi e relè per quindici anni. Mentre Anderton si avvicinava, non sollevò lo sguardo. Con i suoi occhi appannati e vacui, contemplava un mondo che ancora non esisteva, cieco alla realtà fisica che lo circondava.
“Jerry” aveva ventiquattro anni. Dapprincipio, era stato classificato come un demente idrocefalo, ma quando aveva raggiunto i sei anni, le sonde psichiche avevano rilevato il talento precog, seppellito sotto strati di tessuti logorati. Sistemato in una scuola di formazione gestita dal governo, il talento latente era stato coltivato. All’età di nove anni il suo talento era arrivato ad un livello di proficua utilità. “Jerry,” comunque, rimaneva nel caos senza speranza dell’idiozia: lo sbocciare della sua facoltà aveva assorbito la totalità della sua personalità.
Mettendosi giù, Andrton iniziò a smontare i pannelli protettivi che coprivano le bobine custodite nelle macchine analitiche. Leggendo gli schemi, rintracciò i terminali delle sezioni finali dei computer integrati, fino al punto da cui si diramava l’equipaggiamento individuale di ‘Jerry.’ Nel giro di pochi minuti stava cautamente tirando fuori due bobine da mezz’ora: dati rifiutati di recente non inclusi nei rapporti di maggioranza. Consultando la legenda dei codici, selezionò la sezione del nastro che si riferiva alla sua particolare scheda.
Lì accanto c’era un registratore. Trattenendo il respiro, inserì la bobina, attivò l’apparecchio e ascoltò. Ci volle solo un secondo. Fin dalla prima frase del rapporto era chiaro cos’era successo. Aveva ciò che voleva, poteva smettere di cercare.
La visione di ‘Jerry’ era sfasata. A causa della natura erratica della precognizione, il mutante stava esaminando un’area temporale leggermente diversa da quella dei suoi compagni. Per lui, il rapporto secondo cui Anderton avrebbe commesso un omicidio era un evento da integrare con tutto il resto. Questa asserzione – insieme alla reazione di Anderton – era un ulteriore dato.
Ovviamente, il rapporto di ‘Jerry’ annullava il rapporto di maggioranza. Essendo stato informato che avrebbe commesso un omicidio, Anderton avrebbe cambiato idea e non l’avrebbe fatto. La previsione dell’omicidio aveva cancellato l’omicidio: la profilassi si era realizzata semplicemente col fatto di essere stato informato. A questo punto, era stato creato un nuovo tracciato temporale. Ma ‘Jerry’ era stato messo in minoranza.
Tremando, Anderton riavvolse il nastro e avviò la registrazione. Fece una copia del rapporto ad alta velocità, mise a posto l’originale e rimosse la copia dall’apparecchio. Là c’era la prova che la scheda era nulla, obsoleta. Tutto quello che doveva fare era mostrarla a Witwer…
Fu sbalordito dalla sua stupidità. Sicuramente, Witwer aveva visto il rapporto e, a dispetto di ciò, aveva assunto la carica di commissario, aveva sguinzagliato le pattuglie di polizia per la città. Witwer non intendeva fare un passo indietro, a lui non interessava l’innocenza di Anderton.
Cosa poteva fare, allora? Chi altro poteva essere interessato? “Dannato idiota!” gracchiò una voce dietro di sé, carica di ansia.
Si voltò velocemente. Sua moglie si era affacciata ad una delle porte, nella sua uniforme di polizia, con uno sguardo sconvolto per lo sgomento. “Non preoccuparti,” le disse laconicamente, mostrando la bobina. “Me ne sto andando.”
La faccia sconvolta, Lisa gli corse incontro come una furia. “Page mi ha detto che eri qui, ma non riuscivo a crederci. Non doveva farti entrare. Proprio non capisce chi sei.”
“Chi sono?” chiese Anderton caustico. “Prima che tu mi risponda, faresti bene ad ascoltare questo nastro.”
“Non voglio ascoltarlo! Voglio solo che tu te ne vada! Ed Witwer sa che qui c’è qualcuno. Page sta cercando di tenerlo occupato, ma...” Si interruppe, con la testa girata di lato. “Adesso è qui! Sta per entrare con la forza."
“Non hai nessuna influenza? Cerca di essere graziosa e affascinante. Forse si dimenticherà di me.”
Lisa gli rivolse uno sguardo di amareggiato rimprovero. “C’è una navicella parcheggiata sul tetto. Se vuoi fuggire...” La voce le venne meno e per un istante rimase in silenzio. Poi disse, “Decollo fra qualche minuto. Se vuoi venire...”
“Vengo,” disse Anderton. Non aveva altra scelta. Si era assicurato il suo nastro, la sua prova, ma non aveva escogitato nessun piano di fuga. Ben contento, corse dietro la figura snella di sua moglie mentre usciva dall’edificio, attraverso una porta laterale e lungo un corridoio di servizio, con i tacchi che risuonavano nella penombra deserta.
7
seduto al volante dell’incrociatore ad alta velocità della polizia, Anderton riassunse il contenuto del nastro del rapporto di minoranza. Lisa ascoltò senza commentare, il voto tormentato e tirato, le mani serrate in grembo. Sotto la navicella, il paesaggio rurale devastato dalla guerra si stendeva come una mappa in rilievo, le zone disabitate tra un città e l’altra cosparse di crateri e punteggiate dalle rovine di fattorie e piccoli impianti industriali.
“Mi chiedo,” disse Lisa quando Anderton ebbe finito, “quante volte è successo prima.”
“Un rapporto di minoranza? Tantissime volte.”
“Voglio dire, un precog sfasato. Usare il rapporto degli altri due come dati… rimpiazzandoli.” Con suoi occhi scuri diventati seri, aggiunse, “Forse un sacco di gente nei campi è nella tua situazione.”
“No,” insisté Anderton. Ma anche lui stava iniziando a sentirsi a disagio. “Io ero nella posizione di leggere la scheda e dare un’occhiata al rapporto. Questo ha fatto la differenza.”
“Ma...” Lisa fece un gesto significativo. “Forse tutti loro avrebbero reagito allo stesso modo. Avremmo potuto dirgli la verità.”
“Sarebbe stato un rischio troppo grande,” rispose testardamente.
Lisa rise amaramente. “Rischio? Casualità? Incertezza? Con i precog intorno?”
Anderton si concentrò sulla guida della veloce navicella. “Questo è un caso unico,” ripeté. “E noi abbiamo un problema immediato. Possiamo affrontare gli aspetti teorici più tardi. Devo portare questo nastro alle persone giuste… prima che il tuo brillante giovane amico lo distrugga.
“Lo stai portando a Kaplan?”
“Certamente.” Picchiettò sulla bobina del nastro che si trovava sul sedile fra di loro. “Sarà interessato. La prova che la sua vita non è in pericoli dovrebbe essere di vitale importanza per lui.”
Con mano tremante, Lisa tirò fuori dalla sua borsa il suo portasigarette. “E pensi che ti aiuterà?”
“Potrebbe… o forse no. È un rischio che vale la pena correre.”
“Come sei riuscito ad eclissarti così velocemente?” chiese Lisa. “Non è facile procurarsi una copertura veramente efficace.”
“Tutto quello che ci vuole sono i soldi,” rispose evasivamente.
Mentre fumava, Lisa rifletteva. “Probabilmente Kaplan ti proteggerà.” disse. “È molto potente.”
“Pensavo fosse solo un generale in pensione.”
“Tecnicamente è così. Ma Witwer ha tirato fuori il suo dossier. Kaplan è il capo di una insolita organizzazione esclusiva di veterani. È una specie di club, con pochi membri selezionati. Solamente alti ufficiali: una società internazionale con membri provenienti da entrambi gli schieramenti della guerra. Qui a New York gestiscono un edificio signorile, tre riviste patinate e occasionali passaggi in televisione che gli costano una piccola fortuna.”
“Cosa stai cercando di dire?”
“Soltanto questo. Mi hai convinta della tua innocenza. Voglio dire, è ovvio che tu non commetterai un omicidio. Ma ora devi capire che il rapporto originale, quello di maggioranza, non era un falso. Nessuno lo ha falsificato. Non è stato creato da Ed Witwer. Non c’è nessun complotto contro di te e non c’è mai stato. Se accetti questo rapporto di minoranza come autentico allora dovrai accettare anche quello di maggioranza.”
Acconsentì con riluttanza. “Penso di sì.”
“Ed Witwer,” continuò Lisa, “sta agendo in completa buona fede. Crede davvero che tu sia un potenziale criminale… e perché no? Ha il rapporto di maggioranza sulla sua scrivania, ma tu hai quella scheda ripiegata nella tua tasca.”
“L’ho distrutta,” disse Anderton con calma.
Lisa si chinò verso di lui con decisione. “Ed Witwer non è motivato da alcun desiderio di prendere il tuo posto,” disse. “È motivato dallo stesso desiderio che ti ha sempre guidato. Crede nella Precrimine. Vuole che il sistema continui. Gli ho parlato e sono convinta che stia dicendo la verità.”
“Vuoi che porti questa bobina a Witwer?” chiese Anderton. “Se lo faccio, la distruggerà.”
“Sciocchezze,” replicò Lisa. “Gli originali sono stati nelle sue mani fin da principio. Avrebbe potuto distruggerli quando voleva.”
“Questo è vero.” Ammise Anderton. “Forse non lo sapeva.”
“Certo che no. Mettila così. Se Kaplan entra in possesso di quel nastro, la polizia sarà discreditata. Non capisci perché? Sarebbe la prova che il rapporto di maggioranza era un errore. Ed Witwer ha assolutamente ragione. Tu devi essere arrestato, se la Precrimine deve sopravvivere. Tu stai pensando alla tua salvezza. Ma pensa, per un momento, al sistema.” Chinandosi, spense il mozzicone della sigaretta e rovistò nella borsa per cercarne un’altra. “Cosa è più importante per te – la tua personale salvezza o l’esistenza del sistema?”
“La mia salvezza,” rispose Anderton, senza esitazione.
“Sei sicuro?”
“Se il sistema può sopravvivere solo imprigionando gente innocente, allora merita di essere distrutto. La mia salvezza personale è importante perché sono un essere umano. E inoltre...”
Lisa aveva tirato fuori dalla borsa una pistola incredibilmente piccola. “Credo,” gli disse con voce strozzata, “di avere il dito sul grilletto. Non ho mai usato un’arma come questa prima. Ma ho voglia di provarci.”
Dopo una pausa, Anderton chiese: “Vuoi che torni indietro? È così?”
“Sì, torniamo alla stazione di polizia. Mi dispiace. Se tu potessi mettere il bene del sistema al di sopra del tuo egoistico...”
“Tieni per te il tuo sermone,” l’interruppe Anderton. “Riporterò indietro la navetta. Ma non starò ad ascoltare la tua difesa di un codice di comportamento che nessuna persona intelligente potrebbe sottoscrivere.”
Le labbra di Lisa si strinsero in una sottile linea esangue. Impugnando saldamente la pistola, sedette rivolta verso di lui, restando a fissalo mentre faceva fare alla navicella un’ampia virata. Alcune cose sparse nel portaoggetti furono sbatacchiate mentre la navicella si inclinava bruscamente, con un’ala che si impennava maestosamente verso l’alto.
Anderton e sua moglie erano assicurati ai sedili da braccioli metallici di sicurezza. Ma non così il terzo membro del gruppo.
Con la coda dell’occhio, Anderton vide un movimento fulmineo. Contemporaneamente ci fu un rumore, quello di un grosso uomo che cercava disperatamente di aggrapparsi a qualcosa mentre perdeva improvvisamente l’equilibrio e andava a sbattere nella parete imbottita della navicella. Quello che seguì accadde velocemente. Fleming si rimise istantaneamente in piedi, barcollante e guardingo, un braccio scattò verso la pistola della donna. Anderton era troppo stupito per gridare. Lisa si voltò, vide l’uomo e urlò. Con un colpo repentino, Fleming le fece cadere la pistola dalla mano facendola rotolare sul pavimento.
Con un grugnito, Fleming spinse la pistola di lato e la recuperò. “Spiacente,” ansimò, raddrizzandosi alla meglio. “Pensavo che potesse dire altro. Per questo ho aspettato.”
“Lei era qui quando...” iniziò Anderton... e si fermò. Era ovvio che Fleming e i suoi uomini l’avevano tenuto sotto sorveglianza. L’esistenza della navicella di Lisa era stata debitamente rilevata e considerata, e mentre Lisa discuteva se sarebbe stato saggio usarla per portarlo in salvo, Fleming si era nascosto nel bagagliaio della navicella.
“Forse,” disse Fleming, “farebbe meglio a darmi quella bobina.” Allungò le sue grosse dita rozze per prenderla. “Lei ha ragione, Witwer l’avrebbe liquefatta.”
“Anche Kaplan?” chiese Anderton con freddezza, ancora disorientato dalla presenza dell’uomo.
“Kaplan sta collaborando con Witwer. Ecco perché il suo nome è comparso sulla quinta riga della scheda. Chi dei due è il vero capo, non lo sappiamo. Forse nessuno dei due.” Fleming gettò lontano la minuscola pistola e tirò fuori la sua pesante arma d’ordinanza. “Ha fatto un vero casino volando via con questa donna. Le avevo detto che c’era lei dietro a tutto.”
“Non lo credo,” protestò Anderton. “Se lei...”
“Non ci arriva proprio. Questa navicella è stata approntata per ordine di Witwer. Volevano che lei si allontanasse dall’edificio così che noi non potessimo raggiungerla. Con lei isolato, separato da noi, non avrebbe avuto nessuna possibilità.”
Il volto tirato di Lisa fu attraversato da una strana espressione. “Non è vero,” sussurrò. “Witwer non ha mai visto questo velivolo. Stavo andando a controllare...”
“Ci era quasi riuscita,” la interruppe Fleming con durezza. “Siamo fortunati se una pattuglia della polizia non vola già sulle nostre teste. Non c’è stato tempo per controllare.” Mentre parlava, si abbassò proprio dietro al sedile della donna. “La prima cosa da fare è liberarsi di questa donna. Poi dovremo portarla assolutamente via da questa zona. Page ha spifferato a Witwer la sua nuova copertura, e può essere certo che è stata già ampiamente trasmessa.”
Restando accovacciato, Fleming afferrò Lisa saldamente. Dopo aver lanciato la sua pesante pistola ad Andaerton, le sollevò abilmente il mento fino a spingere la testa all’indietro contro il sedile. Lisa cercò freneticamente di graffiarlo, un sottile gemito di terrore le salì dalla gola. Ignorandola, Fleming chiuse le sue grosse mani intorno al suo collo e iniziò a stringere inesorabilmente.
“Nessuna ferita da arma da fuoco,” spiegò ansimando. “Cadrà giù, un normale incidente. Succede spesso. Ma in questo caso, il suo collo sarà rotto da prima.”
Sembrò strano che Anderton aspettasse così a lungo. Infatti, Fleming aveva crudelmente affondato le sue grossa dita nella pallida carne della donna prima che Anderton alzasse il calcio della pesante pistola d’ordinanza e la calasse violentemente giù sulla testa di Fleming. Le mostruose mani cedettero. Colto alla sprovvista, la testa di Fleming cadde in avanti mentre lui si accasciava contro la parete della navicella. Cercando faticosamente di riprendersi, iniziò a tirarsi su. Andertton lo colpì di nuovo, questa volta sopra l’occhio sinistro. Fleming cadde supino e rimase immobile.
Lottando per respirare, Lisa rimase per un momento raggomitolata su sé stessa, dondolandosi avanti e indietro. Poi, poi il volto riprese gradualmente colore.
“Puoi prendere i comandi?” chiese Anderton, scuotendola, con voce pressante.
“Sì, credo di sì.” Quasi meccanicamente, si mise al volante. “Starò bene. Non preoccuparti per me.”
“Questa pistola,”osservò Anderton, “è un’arma d’ordinanza dell’esercito. Ma non della guerra. È una di quelle nuove più funzionali sviluppate di recente. Potrei sbagliarmi, ma c’è solo una possibilità...”
Saltò dietro dove Fleming giaceva sdraiato sul pavimento. Cercando di non toccargli la testa, gli aprì il cappotto e rovistò nelle tasche. Un momento dopo, il portafogli zuppo di sudore di Fleming era nelle sue mani.
Tod Fleming, secondo i suoi documenti, era un maggiore dell’esercito assegnato al dipartimento di sicurezza interna del servizio segreto militare. Tra le altre carte, c’era anche un documento firmato dal generale Leopold Kaplan, che asseriva che Fleming era sotto la speciale protezione del suo gruppo, la Lega dei Veterani Internazionali.
Fleming e i suoi uomini stavano operando agli ordini di Kaplan. Il furgone del pane, l’incidente, erano stati organizzati apposta. Significava che Kaplan lo aveva deliberatamente tenuto fuori dalla portata della polizia. Il piano risaliva al primo contatto in casa sua, quando gli uomini di Kaplan lo avevano prelevato mentre stava facendo i bagagli. Incredulo, capì cos’era realmente successo. Anche allora, si stavano assicurando di prenderlo prima della polizia. Fin dall’inizio, era stata una strategia elaborata per assicurarsi che Witwer non sarebbe riuscito ad arrestarlo.
“Dicevi la verità,” disse Anderton a sua moglie, mentre si rimetteva a sedere. “Possiamo metterci in contatto con Witwer?”
Lisa annuì senza parlare. Indicando il circuito di comunicazione sul cruscotto, chiese, “Che cosa hai scoperto?”
“Contatta Witwer per me. Voglio parlargli appena posso. È della massima urgenza.”
Muovendosi a scatti, compose il numero e, attraverso il canale riservato, si mise in contatto con il Quartier Generale della polizia di New York. Davanti agli occhi le spassò una veloce panoramica di ufficiali di polizia in miniatura, prima che sullo schermo apparisse l’immagine rimpicciolita del volto di Witwer.
“Si ricorda di me?” gli chiese Anderton.
Witwer sbiancò. “Buon Dio. Cosa è successo? Lisa, lo sta riportando qui?” D’un tratto, i suoi occhi caddero sulla pistola nelle mani di Anderton. “Senta,” gli ingiunse con decisione, “non le faccia nulla. Qualunque cosa pensi, lei non è responsabile.”
“Questo già lo so.” gli rispose Anderton. “Può localizzarci? Potremmo aver bisogno di una scorta tornando indietro.”
“Indietro!” Witwer lo fissò con incredulità. “Sta tornando qui? Ha intenzione di arrendersi?”
“Sì,” Parlando rapidamente, spinto dall’ansia, Anderton aggiunse, “C’è qualcosa che deve fare immediatamente. Chiuda il reparto delle scimmie. Si assicuri che nessuno vi entri – Page o chiunque altro. Specialmente quelli dell’esercito.”
“Kaplan,” disse l’immagine in doddiesimo.
“Si spieghi meglio.”
“È stato qui… è appena andato via.”
Il cuore di Anderton cessò di battere. “Cosa è venuto a fare?”
“A prendere dati e a trascrivere i duplicati dei rapporti dei nostri precog su di lei. Asseriva di volerli soltanto a sua protezione.”
“Quindi è già in mano sua,” disse Anderton. “È troppo tardi.”
Allarmato, Witwer urlò quasi. “Cosa vuole dire, cosa sta succedendo?”
“Glielo dirò,” rispose Anderton seccamente, “Quando tornerò nel mio ufficio."
8
Witwer lo incontrò sul terrazzo del palazzo della polizia. Appena la navicella si arrestò, un nugolo di navicelle di scorta riprese quota e filò via. Anderton si avvicinò immediatamente al giovane dai capelli biondi.
“Ha quello che voleva,” gli disse. “Può mettermi sotto chiave, e mandarmi in un campo di detenzione. Ma non basterà.”
Gli occhi blu di Witwer scolorirono per l’incertezza. “Temo di non capire...”
“Non è colpa mia. Non avrei mai dovuto lasciare l’edificio della polizia. Dov’è Wally Page?”
“Abbiamo già preso misure restrittive nei suoi confronti,” rispose Witwer. “Non ci darà problemi.”
“Lo state trattenendo per il motivo sbagliato,” disse. “Lasciarmi entrare nel reparto delle scimmie non è stato un crimine. Ma passare informazioni all’esercito, sì. Avete avuto un infiltrato dell’esercito al lavoro qui.” Si corresse, un po’ a fatica. “Voglio dire, io l’ho avuto.”
“Ho annullato l’ordine contro di lei. Ora le pattuglie stanno cercando Kaplan.”
“Con quali risultati?”
“È andato via da qui con un camion dell’esercito. Lo abbiamo seguito, ma il camion è entrato in una caserma militare. Ora c’è un grande carrarmato R-3 del tempo della guerra che sta bloccando la strada. Rimuoverlo significherebbe la guerra civile.”
Lentamente, in modo esitante, Lisa uscì dalla navetta. Era ancora pallida e scossa e sulla gola si stava formando un brutto livido.
“Cosa le è successo?” chiese Witwer. Quindi intravide la sagoma inerte di Fleming stesa sul pavimento della navetta. Affrontando Anderton apertamente, disse: “Allora ha finalmente smesso di credere che c’è una mia cospirazione.”
“Certamente.”
“Lei non pensa che io...” Fece una faccia disgustata. “Stia tramando per prendere il suo posto.”
“Sono sicuro che ci sta provando. Faremmo tutti lo stesso. E io sto tramando per tenermelo. Ma questa è un’altra faccenda… e lei non ne è responsabile.”
“Perché afferma,” chiese Witwer, “che è troppo tardi per consegnarsi? Mio Dio, la metteremo in un campo di detenzione. La settimana passerà e Kaplan sarà ancora vivo.”
“Sarà vivo, sì,” ammise Anderton. “Ma Kaplan può provare che sarebbe comunque vivo anche se io fossi stato libero. È in possesso dell’informazione che prova che il rapporto di maggioranza è obsoleto. Può distruggere il sistema della Precrimine.” Concluse, “in un modo o nell’altro, lui vince e noi perdiamo. L’esercito ci screditerà, la loro strategia è vincente.”
“Ma perché rischiare tanto? Cosa vogliono esattamente?”
“Dopo la guerra anglo-cinese, l’esercito ha perso terreno. Non è più quello che era ai bei tempi del ACBO, quando dominavano sia la scena militare che quella civile. E facevano indagini di polizia in modo indipendente.”
“Come Fleming,” disse Lisa con un fil di voce.
“Dopo la guerra, il blocco orientale fu demilitarizzato. Gli ufficiali come Kaplan furono mandati in pensione e messi da parte. A nessuno piace una cosa del genere.” Anderton fece una smorfia. “Posso simpatizzare con lui. Non è l’unico. Ma non potevamo mantenere in funzione le cose in quel modo. Dovemmo dividere le due autorità.”
“Lei dice che Kaplan ha vinto,” disse Witwer. “C’è niente che possiamo fare?”
“Non ho intenzione di ucciderlo. Lo sappiamo noi e lo sa lui. Probabilmente verrà ad offrirci una specie di compromesso. Noi continueremo ad operare, ma il senato abolirà i nostri reali poteri. Questo non le piacerebbe, credo.”
“Direi di no,” rispose Witwer con enfasi. “Prima o poi sarò a capo di questa agenzia.” Arrossì. “Non subito, naturalmente.”
Il volto di Anderton si incupì. “Peccato che lei abbia divulgato il rapporto di maggioranza. Se l’avesse tenuto nascosto, avremmo potuto eliminarlo alla chetichella. Ma ormai è di dominio pubblico. Non possiamo tornare indietro adesso.”
“Penso di no,” ammise con imbarazzo Witwer. “Forse io… non padroneggiavo questo lavoro così bene come credevo.”
“Ci riuscirà, col tempo. Sarà un bravo ufficiale di polizia. Lei crede nello status quo. Ma impari ad agire con prudenza.” Anderton si allontanò da loro. “Vado a studiare le bobine con i dati del rapporto di maggioranza. Voglio scoprire esattamente come avrei dovuto uccidere Kaplan.” Pensieroso, aggiunse: “Ne potrei ricavare qualche idea.”
Le bobine con i dati dei precog ‘Donna’ e ‘Mike’ erano conservate separatamente. Iniziando con la macchina responsabile dell’analisi di ‘Donna,’ aprì lo schermo protettivo e tirò fuori il contenuto. Come prima, grazie al codice individuò le bobine rilevanti e un attimo dopo mise in funzione il registratore.
Era approssimativamente quello che aveva sospettato. Questo era il materiale usato da ‘Jerry’ - la linea temporale accantonata - secondo cui gli agenti del servizio segreto militare di Kaplan rapivano Anderton mentre guidava verso casa dal lavoro. Portato alla villa di Kaplan, il quartier generale dell’organizzazione dei veterani internazionali, ad Anderton veniva dato un ultimatum: smantellare volontariamente il sistema della Precrimine o entrare in aperto conflitto con l’esercito.
In questa linea temporale scartata, Anderton, come capo della polizia, si rivolgeva al senato per avere supporto. Non gli veniva dato alcun supporto. Per evitare la guerra, il senato aveva ratificato lo smembramento del sistema di polizia e decretato il ritorno alla legge militare ‘per far fronte all’emergenza.’ Con l’aiuto di un corpo di polizia di fedelissimi, Anderton aveva localizzato Kaplan e gli aveva sparato, insieme ad altri ufficiali della lega dei veterani. Soltanto Kaplan era morto. Gli altri erano stati rattoppati. E il colpo di mano aveva avuto successo.
Questa era ‘Donna.’ Riavvolse il nastro e si dedicò alle previsioni di ‘Mike.’ Dovevano essere identiche: entrambi i precog avevano collaborato per presentare un quadro unico. ‘Mike’ iniziava come aveva iniziato ‘Donna:’ Anderton era venuto a conoscenza del complotto di Kaplan contro la polizia. Ma qualcosa non tornava. Perplesso, riavvolse completamente il nastro. Incomprensibilmente, non collimava. Fece andare di nuovo il nastro, ascoltando con meticolosa attenzione.
Il rapporto di ‘Mike’ differiva in parte da quello di ‘Donna.’ Un’ora dopo, aveva finito il suo esame, rimise a posto i nastri e lasciò il blocco delle scimmie. Appena fuori, Witwer gli chiese, “Che succede? Vedo che qualcosa non va.”
“No,” rispose Anderton con calma, ancora immerso nei suoi pensieri. “Non esattamente.” Un suono gli arrivò alle orecchie. Andò lentamente alla finestra e si affacciò.
La strada era piena di gente. Lungo la corsia centrale si muoveva una colonna di truppe in uniforme distribuita su quattro file. Fucili, elmetti… soldati che marciavano nelle loro sdrucite uniformi del tempo della guerra, innalzando gli amati stendardi del ACBO che garrivano al freddo vento pomeridiano.
“Un corteo militare,” spiegò Witwer cupamente. “Avevo torto. Non hanno intenzione di proporci un compromesso. Perché dovrebbero? Kaplan renderà tutto pubblico.”
Anderton non si mostrò sorpreso. “Leggerà il rapporto di minoranza?”
“Così sembra. Chiederanno al senato di smantellarci e privarci della nostra autorità. Affermeranno che arrestiamo persone innocenti – raid notturni della polizia, cose del genere. Il governo del terrore.”
“Crede che il senato cederà?”
Witwer esitò. “Non vorrei fare previsioni.”
“Io sì,” disse Anderton. “Cederà. Quello che sta succedendo lì fuori corrisponde a quello che ho imparato nel seminterrato. Siamo stati incastrati e c’è un’unica via d’uscita. Che ci piaccia o no, non abbiamo scelta.” I suoi occhi ebbero uno scintillio sinistro.
Preoccupato, Witwer chiese, “Qual è?”
“Quando glielo dirò, si chiederà perché non ci ha pensato lei. Molto semplicemente, dovrò realizzare il rapporto reso pubblico. Dovrò uccidere Kaplan. Questo è l’unico modo per impedirgli di discreditarci.”
“Ma,” disse Witwer stupito, “il rapporto di maggioranza è stato rimpiazzato.”
“Posso farcela,” lo informò Anderton, “ ma mi costerà. Lei conosce la pena per l’omicidio di primo grado?”
“Prigione a vita.”
“Minimo. Forse lei può muovere qualche pedina e farla commutare in esilio. Potrei essere mandato su uno degli avamposti planetari, la buona vecchia frontiera.”
“Lo preferirebbe?”
“Diavolo, no,” rispose Anderton con franchezza. “Ma sarebbe il minore dei mali. E deve essere fatto.”
“Non vedo come possa uccidere Kaplan.”
Andrton tirò fuori la pesante pistola militare che Fleming gli aveva lanciato.”Userò questa.”
“Non la fermeranno?”
“Perché dovrebbero? Hanno il rapporto di minoranza che dice che ho cambiato idea.”
“Il rapporto di minoranza è sbagliato?”
“No,” disse Anderton, “è assolutamente corretto. Ma comunque ucciderò Kaplan.
9
Non aveva mai ucciso un uomo. Non aveva mai nemmeno visto assassinare un uomo. Ed era stato il capo della polizia per trenta anni. Per questa generazione l’omicidio premeditato era sparito. Semplicemente non ce n’era mai stato uno.
Nessuno gli prestava la minima attenzione. Una folla impetuosa si spingeva entusiasticamente in avanti, tentando di portarsi il più vicino possibile alla parata. Le uniformi dell’esercito dominavano la scena e lungo il perimetro dell’area di sicurezza, era posizionata una fila di carri armati e armi pesanti – un formidabile armamento ancora in produzione.
L’esercito aveva allestito un palco metallico con una scala per accedervi. Dietro il palco era appesa la grande bandiera dell’ACBO, emblema delle forze alleate che avevano combattuto nella guerra. Per una curiosa usura del tempo, la lega dei veterani dell’ACBO includeva ufficiali dell’esercito nemico. Ma un generale era un generale e le sottili distinzioni erano sparite col passare del tempo.
Seduti in prima fila c’erano gli alti ufficiali del comando dell’ACBO. Dietro venivano gli ufficiali più giovani. I vari stendardi di reggimento sventolavano con una varietà di colori e simboli. Infatti, l’evento aveva assunto l’aspetto di una parata festiva. Sul palco sopraelevato sedevano con un atteggiamento severo i dignitari della lega dei veterani, tutti nervosi per l’attesa. Alle ali estreme, quasi inosservate, attendevano alcune unità di polizia, apparentemente per tenere l’ordine. In effetti, erano lì in veste di osservatori. Se l’ordine doveva essere tenuto, lo avrebbe mantenuto l’esercito.
Il vento del tardo pomeriggio trasportava il frastuono smorzato della moltitudine di gente accalcata. Mentre Anderton si faceva strada attraverso la folla, si trovò inghiottito dalla solida presenza di quell’umanità. Una ansiosa percezione di qualcosa che stava per accadere, teneva tutti fermi. La folla sembrava sentire che qualcosa di spettacolare era in arrivo. Con difficoltà, Anderton si fece strada a forza dietro le file di sedili fino al ristretto gruppo di ufficiali dell’esercito sul bordo della palco. Kaplan era tra di loro.
Ma ora era il generale Kaplan. Il panciotto, l’orologio d’oro da taschino, il bastone, l’elegante abito da uomo – tutto sparito. Per l’occasione, Kaplan aveva tirato fuori dalla naftalina la sua vecchia uniforme. Rigido e inespressivo, era circondato da quello che era stato il suo stato maggiore. Indossava le sue spalline, le sue medaglie, i suoi stivali, il suo spadino e il suo cappello militare. Era strano vedere come un uomo calvo si era trasformato sotto la severa autorevolezza di un cappello da ufficiale.
Notando Anderton,il generale Kaplan lasciò il suo gruppo e si diresse dove si era fermato l’uomo più giovane. L’espressione sul suo volto sottile e mutevole mostrava come fosse incredibilmente felice di incontrare il commissario di polizia.
“Che sorpresa!” esclamò, porgendo ad Anderton la sua piccola mano guantata di grigio. “Credevo fosse stato portato dentro dal sostituto commissario.”
“Sono ancora libero,” rispose seccamente Anderton, stringendogli la mano. “Dopo tutto, Witwer ha quella stessa bobina.” indicò l’involucro che Kaplan stringeva nelle sue dita d’acciaio e lo guardò dritto negli occhi.
A dispetto del suo nervosismo, il generale Kaplan era di buon umore. “Questa è una grande occasione per l’esercito,” rivelò. “Sarà felice di sapere che sto per rendere pubblico un resoconto completo della falsa accusa contro di lei.”
“Bene,” rispose evasivamente Anderton.
“Dirò senza mezzi termini che lei è stato accusato ingiustamente.” Il generale Kaplan stava cercando di scoprire quello che sapeva Anderton. “Fleming è riuscito a metterla al corrente della situazione?”
“Abbastanza,” rispose Anderon. “Leggerà solo il rapporto di minoranza? È tutto quello che avete lì dentro?”
“Lo confronterò con quello di maggioranza.” Il generale fece un cenno ad un suo aiutante che gli consegnò una valigetta di cuoio.
Con freddezza, ma con una specie di veemenza repressa, il generale Kaplan disse: “Così potranno vedere la prova vivente. Lei ed io insieme, il killer e la sua vittima. Fianco a fianco, per rivelare la scellerata frode perpetrata dalla polizia.”
“Volentieri,” accondiscese Anderton. “Cosa stiamo aspettando?”
Sconcertato, il generale Kaplan si mosse verso la palco. Guardò di nuovo Anderton con un certo nervosismo, come se si stesse evidentemente chiedendo perché fosse apparso e cosa sapesse veramente. La sua incertezza crebbe quando Anderton salì tranquillamente i gradini della palco e si mise a sedere proprio a fianco al podio dell’oratore.
“Lei ha veramente compreso quello che sto per dire?” chiese il generale Kaplan. “La mia rivelazione potrà avere considerevoli ripercussioni. Può convincere il senato a riconsiderare la validità basilare del sistema precrimine.”
Sulla folla era sceso un improvviso silenzio. Ma ci fu un moto di impaziente attesa quando il generale Kaplan prese possesso della valigetta e iniziò a sistemare i fogli davanti a sé.
“L’uomo che siede al mio fianco,” esordì con voce chiara e scandita, “è noto a tutti voi. Potreste essere sorpresi di vederlo, perché recentemente è stato segnalato dalla polizia come pericoloso killer.”
Gli occhi della folla si focalizzarono su Anderton. Osservarono avidamente l’unico potenziale killer che avessero mai avuto il privilegio di vedere a distanza ravvicinata.
“Durante le ultime ore, comunque,” continuò il generale Kaplan, “la polizia ha revocato il suo ordine d’arresto, forse perché l’ex commissario Anderton si è volontariamente consegnato? No, questo non è esatto.
Egli siede accanto a me. Non si è arreso, ma la polizia non è più interessata a lui. John Allison Anderton è innocente di ogni crimine passato, presente e futuro. Le accuse contro di lui erano palesemente false, diaboliche distorsioni di un sistema penale contaminato basato su una falsa premessa – un vasto meccanismo impersonale di distruzione che trascina uomini e donne al loro atroce destino.”
Affascinata, la folla spostava lo sguardo da Kaplan ad Anderton. Tutti erano a conoscenza della situazione di base.
“Tante persone sono state prese e imprigionate grazie alla così detta struttura preventiva della Precrimine,” continuò il generale Kaplan, mentre la sua voce guadagnava forza ed enfasi. “Accusati non dei crimini che avevano commesso, ma dei crimini che avrebbero commesso. Si asseriva che queste persone, se lasciate libere, in futuro sarebbero diventate dei criminali. Ma non ci può essere alcuna valida conoscenza del futuro. Appena ottenuta l’informazione precognitiva, questa si annulla da sé. L’asserzione che quest’uomo commetterà un futuro crimine è paradossale. Lo stesso atto di possedere questo dato lo rende spurio. In ogni caso, senza eccezione, il rapporto dei tre precog ha invalidato i loro stessi dati. Se non ci fosse stato nessun arresto, non ci sarebbe comunque stato alcun crimine.”
Anderton ascoltava distrattamente, cogliendo solo metà delle parole. La folla, invece, ascoltava con grande interesse. Il generale Kaplan stava ora facendo un riassunto del rapporto di minoranza. Spiegò cos’era e come era stato creato.
Anderton fece scivolare la sua pistola fuori dalla tasca della giacca e la tenne in grembo. Kaplan stava già mettendo da parte il rapporto di minoranza, il materiale precognitivo ottenuto da ‘Jerry.’ Le sue magre dita ossute cercarono prima il riassunto di ‘Donna’ e poi quello di ‘Mike.’
“Questo era l’originale rapporto di maggioranza,” spiegò. “L’asserzione fatta dai primi due precog: che Anderton avrebbe commesso un omicidio. Ora ecco il materiale automaticamente invalidato. Ve lo leggo.” Tirò fuori i suoi occhiali senza montatura, li fissò sul naso e iniziò a leggere lentamente.
Una strana espressione apparve sulla sua faccia. Si fermò, riprese a leggere balbettando e di colpo si bloccò. Le carte gli sfuggirono di mano. Come un animale messo all’angolo, si girò su sé stesso, si accucciò e fuggì via dal podio dell’oratore.
Per un istante la sua faccia sconvolta sfrecciò davanti ad Anderton. Questi adesso era in piedi, alzò velocemente la pistola, fece un passo avanti e sparò. Inciampando nella fila di piedi che sporgevano dalle sedie che affollavano il palco, Kaplan emise un unico acuto grido di agonia e terrore. Come un uccello ferito, ruzzolò giù dal palco e cadde al suolo dimenandosi convulsamente.
Kaplan, come aveva asserito il rapporto di maggioranza, era morto. Il suo esile torace era una fumante cavità tenebrosa, da cui fuoriuscivano grumi di cenere mentre il corpo si contraeva. Nauseato, Anderton si allontanò e si mosse velocemente tra gli attoniti ufficiali dell’esercito che ora si stavano mettendo in piedi. La pistola, che ancora impugnava, gli garantiva che nessuno avrebbe interferito. Saltò giù dal palco e si fece largo tra la caotica massa di gente lì intorno. Sconvolti, orripilati, spingevano per vedere cosa era successo. L’incidente, avvenuto proprio sotto i loro occhi, era incomprensibile. Ci sarebbe voluto tempo prima che l’accettazione prendesse il posto del cieco terrore.
Alla periferia della folla, la polizia era venuta a prenderlo. “Lei è stato fortunato a cavarsela,” gli sussurrò uno di loro mentre la macchina avanzava cautamente.
“Credo di sì,” rispose confusamente Anderton. Si mise comodo e cercò di ricomporsi. Stava tremando e aveva le vertigini. All’improvviso, si piegò in avanti ed ebbe un conato di vomito.
“Povero diavolo,” mormorò comprensivo uno degli agenti.
Sopraffatto dal disgusto e dalla nausea, Anderton non capì se l’agente si stava riferendo a lui o a Kaplan.
Quattro robusti poliziotti aiutarono Lisa e John Anderton ad impacchettare i loro beni e a caricarli. In cinquanta anni l’ex commissario di polizia aveva accumulato una vasta collezione di oggetti. Cupo e pensieroso, osservava la processione di bauli che andavano verso i camion in attesa.
I camion li avrebbero trasportati direttamente allo spazioporto – e da lì a Centaurus X attraverso il trasporto intersistema. Un lungo viaggio per un uomo anziano. Ma non avrebbe dovuto fare il viaggio di ritorno.
“Ecco l’ultima cassa,” lo informò Lisa, tutta presa dal suo compito. In maglione e pantaloni, si aggirava per le stanze vuote, controllando gli ultimissimi dettagli. “Credo che non potremo usare queste nuove apparecchiature atroniche. Usano ancora l’elettricità su Centaurus X.”
“Spero che non ti dispiaccia troppo,” disse Anderton.
“Ci abitueremo,” rispose Lisa, con un sorriso incerto. “Non credi?”
“Spero di sì. Sei certa che non avrai rimpianti. Se pensassi...”
“Nessun rimpianto,” lo rassicurò Lisa. “Ora, che ne dici di aiutarmi con queste casse.”
Erano appena saliti sul primo camion, quando Witwer arrivò in un’auto di pattuglia. Saltò fuori e corse da loro, col volto stranamente tirato. “Prima che se ne vada,” disse ad Anderton, “deve aggiornarmi sulla situazione dei precog. Il senato sta per interrogarmi al riguardo. Vogliono scoprire se il rapporto di mezzo, la ritrattazione, era sbagliato – o cosa?” Concluse confusamente: “Ancora non riesco a spiegarmelo. Il rapporto di minoranza era sbagliato, è così?”
“Quale rapporto di minoranza?” chiese Anderton divertito.
Witwer sgranò gli occhi. “Allora è così. Avrei dovuto saperlo.” Seduto nella cabina del camion, Anderton tirò fuori la pipa e la riempì di tabacco. La accese con l’accendino di Lisa e iniziò a fumare. Lisa era tornata in casa, voleva essere sicura di non aver tralasciato niente di importante.
“C’erano tre rapporti di minoranza,” disse a Witwer, godendosi la confusione del giovane. Un giorno, Witwer avrebbe imparato a non addentrarsi in situazioni che non capiva fino in fondo. Finalmente, Anderton si sentiva soddisfatto. Vecchio e sfinito com’era, era stato l’unico ad afferrare la reale natura del problema.
“I tre rapporti erano consecutivi,” spiegò. “Il primo era di ‘Donna.’ In quella linea temporale, Kaplan mi disse del complotto e io immediatamente lo uccisi. ‘Jerry’ andò un po’ più avanti di ‘Donna,’ usando i dati del suo rapporto. Incluse la mia conoscenza del rapporto. In questa seconda linea temporale, tutto quello che volevo era tenermi il mio lavoro. Non era Kaplan che volevo uccidere. Mi interessava solo del mio lavoro e delle mia vita.
“E ‘Mike’ era il terzo rapporto? Che veniva dopo quello di minoranza?” Witwer si corresse. “Voglio dire, è arrivato per ultimo?”
“‘Mike’ era l’ultimo dei tre, sì. Messo di fronte al primo rapporto, avevo deciso di non uccidere Kaplan. Questo diede origine al rapporto numero due. Ma messo di fronte a questo rapporto, cambiai di nuovo idea. Secondo rapporto, seconda situazione, quella che Kaplan voleva creare. Ricreare la prima situazione, era a vantaggio della polizia. E allora iniziai a pensare alla polizia. Avevo capito cosa voleva fare Kaplan. Il terzo rapporto invalidava il secondo, allo stesso modo il secondo invalidava il primo. Questo ci riportava al punto di partenza.”
Arrivò Lisa, senza fiato e ansimante. “Andiamo, abbiamo finito qui.” Leggera ed agile, salì i gradini metallici del camion e si infilò tra il marito e l’autista. Quest’ultimo avviò ubbidientemente il camion e gli altri lo seguirono.
“Ogni rapporto era differente,” concluse Anderton. “Ognuno era unico. Ma due di loro concordavano su di un punto. Se lasciato libero, avrei ucciso Kaplan. Questo creò l’illusione di un rapporto di maggioranza. In effetti, non era altro che questo: un’illusione. ‘Donna’ e ‘Mike’ avevano previsto lo stesso evento, ma in due linee temporali diverse, che accadevano in situazioni totalmente differenti. ‘Donna’ e ‘Jerry,’ il cosiddetto rapporto di minoranza e metà rapporto di maggioranza, non erano corretti. Dei tre, ‘Mike’ era quello corretto – dal momento che nessun rapporto è venuto dopo il suo, per invalidarlo. E questo è tutto.”
Witwer trottava ansiosamente accanto al camion, col suo giovane volto segnato dalla preoccupazione. “Succederà di nuovo? Dovremmo rivedere il sistema?”
“Può accadere in una sola circostanza,” disse Anderton. “Il mio era un caso unico, dal momento che avevo accesso ai dati. Potrebbe succedere di nuovo – ma solo al prossimo commissario di polizia. Pertanto, stia in guardia.” Ebbe un fuggevole sorriso, traendo non poca soddisfazione dall’espressione preoccupata di Witwer. Accanto a lui, le labbra rosse di Lisa si contrassero e la sua mano si chiuse sulla sua. “Farà meglio a tenere gli occhi aperti,” consigliò al giovane Witwer. “Potrebbe succederle in qualsiasi momento.”
FINE













Nessun commento:
Posta un commento