martedì 17 maggio 2022

Il tesoro della foresta

 

NEMESI



Il tesoro della foresta” (The Treasure in the Forest) è un racconto breve dello scrittore e scienziato inglese H. G. Wells, padre della moderna fantascienza. Pubblicata per la prima volta nel 1894, la storia è tratta dalla raccolta “The Country of the Blind and other Short Stories.” L’intreccio è quello classico della ricerca del tesoro dei pirati, ma l’autore, come aveva già fatto Kipling ne “L’uomo che volle farsi re,” punta il dito contro la superbia dell’uomo bianco e della sua presunta superiorità, fatta di ignoranza e disprezzo per i popoli da lui sottomessi, di cui ignora cultura e tradizioni, fino a rimanere vittima della propria superbia.


Protagonisti di quest’avventura nei mari della Cina sono Evans e Hooker, “due vagabondi inglesi a corto di mezzi,” che, una notte, vagando per la foresta, intercettano la conversazione di tre cinesi riguardo ad un tesoro nascosto dai pirati e in cui uno di loro, Chang-hi, si è imbattuto per caso, lo ha dissotterrato e seppellito, “con grande sicurezza,” in un luogo noto solo a lui e a cui si può arrivare grazie alla mappa che ha tracciato. I due, dopo aver eliminato il cinese - “La vita di un cinese difficilmente è sacra come quella di un europeo” - si impossessano della mappa e pagaiano tutta la notte per arrivare all’isola dove è nascosto l’oro. Qui, seguendo la mappa, scritta in cinese e piena di strani simboli, arrivano al tesoro e lì, accanto all’oro, scoprono il cadavere gonfio e tumefatto di uno dei compagni di Chang-hi, che li aveva battuti sul tempo e che sembra essere morto per il morso di qualche serpente velenoso. I due, incominciano a tirare fuori i pesanti lingotti senza dare troppo peso alle spine che gli si conficcano nelle dita. Troppo tardi capiranno cosa sono quei simboli misteriosi e a cosa si riferisse Chang-hi quando si vantava della sicurezza del suo nascondiglio.







Il tesoro della foresta

di

H. G. Wells






La canoa si stava avvicinando alla terra. La baia si aprì e un varco nella spuma bianca della barriera corallina segnalò il punto in cui il piccolo fiume incontrava il mare. Il verde più intenso e più cupo della foresta vergine scendeva lungo il crinale della lontana collina. Qui, la foresta si avvicinava alla spiaggia. In lontananza, indistinte e con una consistenza simile a quella delle nuvole, si ergevano le montagne, come onde improvvisamente colte dal gelo. Il mare era calmo, salvo che per un quasi impercettibile movimento dei flutti. Il cielo era in fiamme.

L’uomo con la pagaia intagliata si fermò. “Dovrebbe essere qui da qualche parte,” disse. Poggiò la pagaia e allungò le braccia davanti a sé. L’altro uomo era seduto nella parte anteriore della canoa, ed osservava attentamente la terra. Aveva un foglio di carta gialla sulle ginocchia.

Vieni a vedere questo, Evans,” disse.

I due uomini parlavano a voce bassa, e le loro labbra erano secche e screpolate. L’uomo di nome Evans arrivò dondolando lungo la canoa finché riuscì a guardare da sopra la spalla del compagno.

Il foglio aveva l’aspetto di una rozza mappa. A forza di ripiegarlo, era tutta stropicciato e consumato fin quasi a rompersi del tutto, e il secondo uomo teneva insieme i frammenti scoloriti che si erano staccati. Vi si poteva a malapena distinguere il profilo della baia, disegnato con tratti di matita quasi cancellati.

Ecco la barriera corallina,” disse Evans, “ed ecco il varco.” Fece scorrere l’unghia del pollice sopra la mappa.

Questa linea curva e sinuosa è il fiume – adesso avrei bisogno di qualcosa da bere! - e questa stella indica il posto.”

Vedi questa linea punteggiata,” disse l’uomo con la mappa, “è una linea retta e corre dal varco nella barriera corallina fino ad un gruppo di palme. La stella si trova proprio dove la retta si incrocia con il fiume. Dovremo segnare il posto quando ci inoltreremo nella laguna.”

E’ strano,” disse Evans dopo una pausa, “cosa stiano a rappresentare questi piccoli segni proprio qui giù. Sembra la pianta di una casa, o qualcosa del genere, ma cosa possano significare questi piccoli trattini, che puntano di qua e di là, non ne ho la più pallida idea. E che scrittura è questa?”

Cinese,” disse l’uomo con la mappa.

Ma certo! Lui era cinese,” disse Evans.

Tutti lo erano,” disse l’uomo con la mappa.

Rimasero seduti per qualche minuto a fissare la terra, mentre la canoa scivolava lentamente sull’acqua. Quindi, Evans guardò verso la pagaia.

Tocca a te pagaiare adesso, Hooker,”disse.

E il suo compagno ripiegò con calma la mappa, se la mise in tasca, superò Evans con cautela e iniziò a pagaiare. I suoi movimenti erano affaticati, come quelli di un uomo che ha quasi esaurito le forze. Evans sedette con gli occhi chiusi, a guardare i frangiflutti schiumosi del corallo scivolare sempre più vicino. Il cielo sembrava una fornace, perché il sole era quasi vicino allo zenit. Anche se erano così vicini al tesoro, non sentiva l’esaltazione che aveva immaginato. L’intensa eccitazione della lotta per la mappa e la lunga notte di viaggio dalla terra ferma in quella canoa non equipaggiata lo avevano, per usare le sue parole, “completamente sfinito.” Tentò di scuotersi rivolgendo la mente ai lingotti d’oro di cui avevano parlato i musi giallii, ma non funzionò, la mente ritornò immediatamente al pensiero dell’acqua dolce che gorgogliava nel fiume e all’insopportabile secchezza delle labbra e della gola. Il ritmico frangersi del mare sulla barriera corallina adesso iniziava a sentirsi e aveva un suono piacevole alle sue orecchie, l’acqua batteva lungo i fianchi della canoa e la pagaia gocciolava tra un colpo e l’altro. Dopo un po’, iniziò a sonnecchiare.

Era ancora debolmente conscio dell’isola, ma la trama di uno strano sogno si mescolò alle sue sensazioni. Era di nuovo la notte in cui lui e Hooker si erano imbattuti nel segreto dei musi gialli; vide gli alberi illuminati dalla luna, il fuocherello bruciare e le nere figure dei tre musi gialli – inargentati dal chiaro di luna da un lato, e dall’altro arrossati dalle fiamme – e li sentì parlare tra di loro in pigin-Englishii – perché provenivano da diverse provincie. Hooker aveva subito afferrato il senso dei loro discorsi, e gli aveva fatto cenno di ascoltare. Alcuni frammenti di conversazione non erano udibili, altri frammenti erano incomprensibili.

Un galeone spagnolo proveniente dalle Filippine irrimediabilmente arenato e il suo tesoro seppellito in attesa del ritorno, erano sullo sfondo della storia; una ciurma decimata dalla malattia, una lite o qualcosa del genere, e il bisogno di disciplina e alla fine la necessità di ricorrere alle loro scialuppe di salvataggio e non se ne seppe più nulla. Poi Chang-hi, solo un anno prima, vagando lungo la spiaggia, si era imbattuto nei lingotti nascosti per duecento anni, aveva abbandonato la sua giunca e li aveva seppelliti di nuovo con grande fatica, da solo ma in grande sicurezza. Diede grande enfasi alla sicurezza – era un suo segreto. Ora voleva aiuto per ritornare e disseppellirli. Poi, la piccola mappa venne spiegata e le voci si abbassarono. Una bella storia da ascoltare per due vagabondi inglesi a corto di mezzi! Il sogno di Evans si spostò al momento in cui stringeva in mano la treccia di Chang-hi. La vita di un cinese difficilmente è sacra come quella di un europeo. La piccola faccia furba di Chang-hi, prima tagliente e furiosa come quella di una serpe spaventata, e poi timorosa, infida e spregevole, divenne assolutamente prominente nel sogno.

Alla fine, Chang-hi aveva sghignazzato, uno sghignazzo estremamente incomprensibile e sorprendente. Improvvisamente le cose divennero molto spiacevoli, come lo sono a volte nei sogni. Chang-hi farfugliava e lo minacciava. Nel sogno vide mucchi e mucchi di oro e Chang-hi che si metteva in mezzo e lottava per allontanarlo dal tesoro. Afferrò Chang-hi per il codino – com’era grosso quel bruto giallo, e come si dibatteva e ghignava. E continuava a diventare più grande. Poi, i lucenti mucchi di oro si trasformarono in una rutilante fornace e un enorme demone, sorprendentemente simile a Chang-hi, ma con una grossa coda nera, iniziò a nutrirlo con dei carboni. Gli bruciavano in bocca terribilmente. Un altro demone stava gridando il suo nome: “Evans, Evans, sciocco dormiglione!” o forse era Hooker?

Si svegliò. Erano all’imboccatura della laguna. “Ecco i tre alberi di palma. Il posto deve essere sulla stessa linea di quel gruppo di cespugli.” disse il suo compagno. “Segnalo. Se andiamo verso quei cespugli e poi ci inoltriamo nella foresta in linea retta da qui, lo raggiungeremo quando arriveremo al fiume.” Ora riuscivano a vedere l’estuario del fiume in tutta la sua ampiezza. A quella vista Evans si riscosse. “Svelto, amico,” disse “o per tutti i santi, dovrò bere acqua di mare!” Si mordicchiò la mano e fissò il riflesso argenteo tra le rocce e il groviglio della vegetazione. Poi si rivolse a Hooker quasi con ferocia. “ Dammi la pagaia,” disse.

Così arrivarono all’estuario del fiume. Un po’ più in su, Hooker prese dell’acqua nel palmo della mano, l’assaggiò e la sputò. Un po’ più avanti ci riprovò. “Questa va bene,” disse e iniziarono a bere avidamente.

Dannazione!” disse Evans improvvisamente. “Ci vuole troppo tempo.” E, sporgendosi pericolosamente oltre la parte anteriore della canoa, iniziò a tirar su l’acqua con le labbra. Poco dopo smisero di bere e, dirigendo la canoa in una piccola gola, stavano per toccare terra tra la fitta vegetazione che sovrastava l’acqua.

Dovremo farci strada attraverso la foresta fino alla spiaggia per trovare i nostri cespugli e seguire la linea retta che porta al tesoro.” “Sarebbe meglio arrivarci pagaiando intorno all’isola,” disse Hooker.

Così spinsero di nuovo la canoa nel fiume e pagaiarono a ritroso fino al mare e lungo la costa fino al luogo dove cresceva il gruppo di cespugli. A questo punto, scesero e spinsero la leggera canoa su per la spiaggia e poi salirono fino al margine della giungla finché riuscirono a vedere allineati l’apertura nella barriera corallina e i cespugli. Evans aveva preso dalla canoa un attrezzo indigeno. Era a forma di L, e il pezzo trasversale era munito di una pietra levigata. Hooker portò la pagaia. “Adesso, dritto in questa direzione,” disse, “dobbiamo proseguire finché non arriviamo al fiume. Poi, dobbiamo cercare.”

Avanzarono attraverso un fitto groviglio di canne, grandi felci e giovano alberi e all’inizio fu molto faticoso, ma ben presto gli alberi divennero più grandi e il terreno al di sotto si aprì. Il bagliore della luce solare fu sostituto, in modo impercettibile, da una fresca ombra. Alla fine, gli alberi divennero enormi pilastri che si ergevano fino a formare, molto al di sopra delle loro teste, una canopia di verzura. Delicati fiori bianchi pendevano dai loro steli e rampicanti simili a funi dondolavano da un albero all’altro. L’ombra si fece più fitta. Per terra, funghi maculati e incrostazioni rosso-brune divennero frequenti.

Evans tremò. “Sembra quasi freddo qui, dopo la calura esterna.”

Spero che stiamo andando in linea retta,” disse Hooker.

Poco dopo, videro, molto più avanti, un intervallo in quella cupa tenebra là dove bianchi raggi di luce solare incandescente penetravano nella foresta. C’erano anche un sottobosco verde brillante e fiori colorati. Poi sentirono lo scorrere impetuoso dell’acqua.

Ecco il fiume. Dovremmo essere vicini adesso,” disse Hooker.

La vegetazione lungo la riva del fiume era fitta. Grandi piante, ancora senza nome, crescevano tra le radici di grandi alberi e aprivano i rosoni di enormi ventagli verdi verso la striscia di cielo. Numerosi fiori e rampicanti dal lucido fogliame si aggrappavano ai rami esposti alla luce. Sull’acqua calma dell’ampio stagno, che ora i due cercatori di tesori guardavano dall’alto, galleggiavano grandi foglie ovali e un fiore ceroso bianco-rosato, non dissimile dalle ninfee. Più in là, dove il fiume piegava allontanandosi da loro, l’acqua divenne improvvisamente spumosa e si trasformò in una rapida rumorosa.

Allora?” chiese Evans.

Dobbiamo aver deviato un po’ dalla giusta direzione,” disse Hooker. “C’era da aspettarselo.”

Si voltò a guardare verso le fresche e indistinte ombre della foresta dietro di loro. “Se battiamo il terreno avanti e indietro lungo un breve tratto di fiume, dovremmo trovare qualcosa.”

Hai detto...” iniziò Evans.

Il cinese disse che c’era un cumulo di pietre,” disse Hooker.

I due uomini si guadarono per un momento.

Proviamo a valle, prima,” disse Evans.

Camminarono lentamente, guardandosi intorno con curiosità. Improvvisamente, Evans si fermò. “Che diavolo è quello?” disse.

Hooker seguì il suo dito. “Qualcosa di blu,” disse. Era apparso quando erano arrivati in cima ad una gentile elevazione del terreno. Poi, incominciò a capire cosa fosse.

Avanzò di colpo a passi veloci, finché il corpo a cui appartenevano quella mano e a quel braccio molli divenne visibile. La sua mano si strinse intorno all’attrezzo che aveva con sé. Quella cosa era il corpo di un muso giallo disteso a faccia in giù. L’abbandono della posa era inconfondibile. I due uomini si avvicinarono e rimasero a fissare in silenzio quel lugubre corpo morto. Giaceva in una radura tra gli alberi. Lì accanto c’era una pala di foggia cinese e un po’ più avanti un mucchio di pietre sparpagliate vicino ad una buca scavata di fresco.

Qualcuno ci ha preceduto,” disse Hooker, schiarendosi la gola.

Poi, improvvisamente, Evans iniziò a bestemmiare e urlare e a pestare i piedi per terra.

Hooker sbiancò, ma non disse niente. Si avvicinò al corpo disteso al suolo. Vide che il collo era ingrossato e violaceo e le mani e le caviglie gonfie. “Puah!” disse e improvvisamente si voltò e andò verso lo scavo. Diede un urlo di sorpresa. Gridò verso Evans, che lo seguiva pian piano.

Ehi, stupido! E’ tutto a posto. E’ ancora qui.” Poi si girò di nuovo e guardò prima il cinese morto e poi di nuovo la buca. Evans corse verso la buca. Già parzialmente portate in superficie da quel disgraziato, intorno a loro c’erano diverse barre di un giallo opaco. Si chinò nella buca e, portando via il terriccio a mani nude, in tutta fretta ne tirò via una da quel pesante mucchio. Nel farlo, una piccola spina gli punse la mano. Tirò via la delicata punta con le dita e sollevò il lingotto.

Soltanto l’oro e il piombo pesano tanto,” disse trionfante.

Hooker stava ancora guardando il cinese morto. Era perplesso.

Ha battuto i suoi amici sul tempo,” disse alla fine. “E’ venuto qui da solo e qualche serpente velenoso lo ha ucciso… mi chiedo come abbia fatto a trovare il posto.”

Evans si rimise in piedi con il lingotto in mano. Che importanza aveva un cinese morto? “Dovremo portar via questa roba sulla terra ferma un poco alla volta e seppellirla qui nel frattempo. Come facciamo a portarla alla canoa?”

Si tolse la giacca e la stese per terra e vi gettò dentro due o tre lingotti. Poi si accorse che un’altra piccola spina gli aveva bucato la pelle.

Questo è il massimo che possiamo trasportare,” disse. Poi, improvvisamente, con uno strano scoppio di irritazione, “Cosa stai guardando?”

Hooker si girò verso di lui. “Non lo sopporto...” e fece cenno con la testa verso il cadavere. “Rassomiglia tanto..”

Sciocchezze!” disse Evans. “I musi gialli sono tutti uguali.”

Hooker lo guardò in faccia. “Comunque, voglio seppellirlo prima, e poi ti darò una mano con quella roba.”

Questo è il massimo che possiamo trasportare,” disse. Poi, improvvisamente, con uno strano scoppio di irritazione, “Cosa stai guardando?”

Hooker si girò verso di lui. “Non lo sopporto...” e fece cenno con la testa verso il cadavere. “Rassomiglia tanto..”

Sciocchezze!” disse Evans. “I musi gialli sono tutti uguali.”

Hooker lo guardò in faccia. “Comunque, voglio seppellirlo prima, e poi ti darò una mano con quella roba.”

Non essere sciocco, Hooker,” disse Evans, “Lascia perdere quella massa putrescente.”

Hooker esitò e poi i suoi occhi ispezionarono attentamente il terreno scuro intorno a loro. “Non so come, ma mi fa paura,” disse.

Il problema è,” disse Evans, “cosa fare con questi lingotti. Dobbiamo seppellirli di nuovo qui sopra o trasportarli con la canoa attraverso il canale?”

Hooker si mise a pensare. Il suo sguardo perplesso vagava tra gli alti tronchi degli alberi e poi su in alto, fino al remoto fogliame illuminato dal sole. Tremò di nuovo quando i suoi occhi si posarono sulla figura blu del cinese. Scrutò nelle grige profondità tra gli alberi alla ricerca di qualcosa.

Che ti è successo, Hooker?” disse Evans. “Hai perso la testa?”

Portiamo l’oro via da questo posto, in ogni modo,” disse Hooker.

Prese in mano le estremità del colletto della giacca mentre Evans prese gli angoli opposti e sollevarono il mucchio d’oro. “Da che parte?” chiese Evans. “Per la canoa?”

E’ strano,” Disse Evans quando ebbero avanzato solo di qualche passo, “ma le braccia ancora mi fanno male con tutto quel pagaiare.”

Maledizione!” esclamò. “Quanto mi fanno male! Devo riposarmi.”

Misero giù la giacca, la faccia di Evans era bianca, e goccioline di sudore gli imperlavano la fronte. “Chissà perché, si soffoca in questa foresta.”

Prese in mano le estremità del colletto della giacca mentre Evans prese gli angoli opposti e sollevarono il mucchio d’oro. “Da che parte?” chiese Evans. “Per la canoa?”

E’ strano,” Disse Evans quando ebbero avanzato solo di qualche passo, “ma le braccia ancora mi fanno male con tutto quel pagaiare.”

Maledizione!” esclamò. “Quanto mi fanno male! Devo riposarmi.”

Misero giù la giacca, la faccia di Evans era bianca, e goccioline di sudore gli imperlavano la fronte. “Chissà perché, si soffoca in questa foresta.”

Evans inciampò e poi, con un’improvvisa imprecazione, gli strappò via la giacca. Si fermò un attimo a fissare Hooker poi, con un gemito, si afferrò la gola con le mani.

Non venirmi vicino,” disse e andò ad appoggiarsi contro un albero. Poi, con una voce più ferma, “Fra un attimo starò meglio.”

Poco dopo la sua presa sul tronco si allentò e scivolò lentamente lungo l’albero finché non fu che un mucchio di stracci ai suoi piedi. Strinse convulsamente le mani. Il dolore gli deformava il viso. Hooker gli si avvicinò.

Non toccarmi! Non toccarmi!” disse Evans con voce soffocata.

Rimetti l’oro sulla giacca.”

Posso fare niente per te?” chiese Hooker-

Rimetti l’oro sulla giacca.”

Mentre Hooker maneggiava i lingotti, sentì una piccola puntura sul polpastrello del pollice. Si guardò la mano e vide una spina sottile, lunga forse cinque centimetri.

Evans diede un urlo inarticolato e si girò dall’altra parte.

Hooker rimase a bocca aperta. Per un momento, fissò la spina con gli occhi spalancati. Poi guardò Evans, che ora giaceva a terra raggomitolato, piegando e allungando spasmodicamente la schiena. Poi, guardò tra i fusti degli alberi e il reticolo di piante rampicanti fin dove, nella fioca ombra, era indistintamente visibile il corpo vestito di blu del cinese. Pensò ai piccoli trattini nell’angolo della mappa e in un attimo capì.

Che Dio mi aiuti!” disse. Perché quelle spine erano simili a quelle che i Dyak avvelenano e lanciano con le loro cerbottane. Adesso capiva che cosa volevano dire le asserzioni di Chang-hi sulla sicurezza del suo tesoro. Adesso capiva quel ghigno.

Evans!” gridò.

Ma Evans era ancora silenzioso e immobile, eccetto che per un orribile spasmo delle membra. Un profondo silenzio incombeva sulla foresta.

Allora Hooker iniziò a succhiare furiosamente la piccola chiazza rosa sul polpastrello del pollice – succhiando per salvarsi la vita. Subito dopo sentì uno strano dolore colpirgli le braccia e le spalle, e gli sembrava difficile piegare le dita. Poi si rese conto che succhiare non serviva a niente.

Di colpo, si fermò e mettendosi a sedere vicino alla pila di lingotti, con il mento appoggiato sulle mani e i gomiti sulle ginocchia, guardò il corpo distorto ma ancora tremante del suo compagno. Gli tornò in mente il ghigno di Chang-hi. Quel dolore sordo si spargeva verso la gola e cresceva lentamente di intensità. Su in alto, una lieve brezza smosse il fogliame e bianchi petali di qualche fiore sconosciuto iniziarono a scendere fluttuando nell’oscurità.



 

FINE


iNel testo l’autore usa spesso il termine Chinamen, termine dispregiativo, per sottolineare il disprezzo dei due avventurieri bianchi nei confronti dei cinesi. Io l’ho tradotto con ‘musi gialli’.

iiUna sorta di lingua franca usata nelle città commerciali della Cina tra mercanti stranieri e cinesi, in questo caso tra cinesi che parlano varietà di cinese molto diverse tra loro. Las ua base è l’inglese con un miscuglio di portoghese e indostano, di solito non supera i 700 vocaboli.

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