Black and white
Dickon
il diavolo (Dickon the Devil)
di Joseph
Sheridan Le Fanu
(Dublino, 1814 – Dublino, 1873), fu
pubblicato nel 1872. Ancora una volta lo scrittore, noto soprattutto
come creatore della vampira Carmilla che dà il nome all'omonimo
romanzo, indaga gli incubi e i fantasmi che circondano le nostre
vite.
Mentre
nel romanzo gotico l'horror obbediva a meccanismi stereotipati e
puramente esteriori (il cigolio delle catene, le notti buie e
tempestose…), i fantasmi di Le Fanu diventano proiezione
dell'inconscio dei suoi protagonisti, delle loro paure o delle loro
superstizioni, fino ad
arrivare ai confini del fantastico, lasciando al lettore il
dubbio se quei
fantasmi siano reali o
solo il frutto di una
mente particolarmente influenzabile o addirittura malata.
La
storia è narrata in prima persona dal protagonista: un avvocato di
città che trenta
anni
prima,
per
motivi professionali,
si era
recato
in una remota località del Lincolnshire per
curare gli interessi di due anziane
zitelle che avevano ereditato la casa e i possedimenti di un vecchio
signorotto di campagna, lo Squire
Bowes.
Al
tempo quella regione era ancora
selvaggia e proprio perciò 'pittoresca'
e
ancora più suggestiva perché 'poco
trafficata,'
caratteristica
che ha poi perso con l'avanzare della rivoluzione industriale, che
cambiò non solo il panorama economico e sociale dell'Inghilterra, ma
anche quello naturale,
industrializzando
le
campagne, che vennero
anch'esse sfruttate con criteri capitalistici, perdendo quel fascino
selvaggio che
le
rendeva
così affascinanti
agli occhi del narratore: “...ma
mi è stato detto che ora è molto meno selvaggia e, di conseguenza,
meno bella.”
Anche
la dimora dello Squire Bowes sembra ferma nel tempo: è un vecchio
edificio elisabettiano costruito nel tipico stile 'black and white'
(dal
contrasto che il graticciato in legno scuro crea sull'intonaco bianco
dei muri),
ma
tutto è ricoperto di muffa e porta i segni dell'incuria e della
decadenza e
sembra
essere lo specchio dello spirito antiquato
del suo defunto
proprietario.
La casa a sua volta si riflette nel laghetto antistante che col
suo
“freddo
luccichio di un serpente nascosto nell'ombra” contribuisce
a creare
un'atmosfera
di mistero
e di pericolo.
Ed
è proprio questo contrasto tra antico e moderno che sembra
risvegliare il fantasma del vecchio squire, uomo all'antica,
benvoluto da tutti perché: “Di buon carattere e alla mano… un
po' pigro, forse.” Dopo la sua morte improvvisa, i suoi
possedimenti vanno alle clienti del narratore, due zitelle di città,
detestate dal vecchio squire, che è morto prima di riuscire a
disporre altrimenti dei suoi beni. Le due donne mettono
immediatamente 'a frutto' la tenuta facendo pascolare mandrie di buoi
là dove il vecchio Squire era solito passeggiare. Ma,
inspiegabilmente, gli animali iniziano ad ammalarsi e a morire. E
quale può essere la causa se non la vendetta del fantasma
dell'antico proprietario, che sembra aver perso la sua antica
pigrizia e scatena la sua ira non solo sul bestiame ma anche sul
povero guardiano del bestiame, il giovane e ignaro Dickon Pyke.
Dickon
il diavolo
di
Joseph
Sheridan Le Fanu
![]() |
Caspar David Friedrich, Ingresso del cimitero, 1825-1835 |
Circa
trenta anni or sono, fui incaricato da due ricche e anziane signore
di ispezionare una proprietà in quella parte del Lancashire situata
vicino alla famosa foresta di Pendle, che il romanzo di Mr. Ainsorth
Le streghe del Lancashire1, ci ha reso così
piacevolmente familiare. Il mio compito era quello di suddividere una
piccola proprietà, comprendente una casa e una tenuta, di cui le due
donne erano state nominate coeredi già da molti anni.
Durante
le ultime quaranta miglia fui obbligato a viaggiare in diligenza,
principalmente attraverso strade secondarie, poco conosciute e ancor
meno frequentate, che spesso offrivano scenari estremamente
interessanti e piacevoli. Il paesaggio era reso ancor più
pittoresco2 dalla stagione, i primi di settembre, in cui
stavo viaggiando.