giovedì 25 agosto 2016

I Tuggs a Ramsgate



Tutti al mare


TheTuggses at Ramsgate, è uno dei 56 sketch che compongono Sketches by "Boz," Illustrative of Every-day Life and Every-day People, pubblicato da Charles Dickens nel 1836.

Il racconto è una sorta di commedia tragicomica sulla famiglia Tuggs, onesti bottegai di Londra che improvvisamente entrano in possesso di una ricca eredità, evento che scatena le loro ridicole ambizioni sociali, in particolare quelle del figlio Simon, caricatura del dandy tardo romantico con la sua predilezione per il nero, l'ostentato amore per la natura e l'eccitabilità dei suoi nervi. Mentre il resto della famiglia - il padre Joseph Tuggs, la madre Mrs. Tuggs e la sorella Charlotte - condivide una 'confortevole' pinguedine, Simon, al contrario, è caratterizzato da un fisico mingherlino che nella sua esaltazione era “senza ombra di dubbio sintomo di una grande mente e di una disposizione romantica.
Ma è soprattutto la sua debolezza nervosa a scatenare gli eventi. Appena ricevuta la notizia dell'eredità, egli non trova niente di meglio da fare che svenire, per poi essere risvegliato con vigorosi spruzzi d'acqua. Da questo secondo battesimo egli riemergerà un umo nuovo, coinvolgendo il resto della famiglia nei suoi sogni di grandezza. Prima di tutto cambierà il proprio nome in Cymon, mentre la sorella sceglierà il più esotico Charlotta e i genitori il più modaiolo Ma e Pa. Ma la loro palingenesi sociale non si ferma qui, dopo aver chiuso l' attività, decidono di andar via da Londra per trascorrere le vacanze in una località all'altezza delle loro ambizioni. La scelta di Cymon cade su Ramsgate, cittadina balneare in voga da quando, già nella seconda metà del settecento, i bagni di mare erano diventati la scelta salutistica dell'aristocrazia, per poi trasformarsi, anche grazie alla ferrovia, in meta turistica della media borghesia.
Ed ecco i Tuggs, vestiti a nuovo, in viaggio sul vaporetto City of London Ramsgate, dove incontrano, e non per caso, il geloso e irascibile capitano Waters e la sua graziosa consorte Belinda, “con lunghi boccoli neri, grandi occhi neri, sottogonne corte, e squisite caviglie. Le sue languide occhiate al povero Cymon avranno un effetto devastante sui suoi fragili nervi: egli ne resta immediatamente soggiogato e scoprirà troppo tardi, e a spese del padre, di essersi avvicinato ad acque molto infide.
Il canovaccio della storia sembra anticipare una pochade di fine secolo, del resto lo stesso Dickens fa esplicito riferimento alla pantomima: Lo sgomentato Cymon si nascose dietro la tenda con una velocità da pantomima.
I personaggi sono caratterizzati dai loro tic e dalle loro debolezze, e per questo non c'è scampo al loro destino: gli sciocchi saranno puniti e i mascalzoni trionferanno. E Ramsgate è il palcoscenico ideale, con la sua folla di bagnanti perdigiorno, fatto di bambinaie e bambini; ma anche di ragazze da marito, madri intraprendenti e bellimbusti a caccia di dote; di guardoni col cannocchiale e giovani bagnanti nelle bathing-machine; di scaltre affittacamere e fiaccherai indolenti. Frith avrebbe potuto dipingere il suo famoso Ramsgate Sands (1852-54), solo basandosi sullo sketch di Dickens.
Ma la tela di Dickens è fatta di parole, e pertanto è il modo in cui usa la lingua a caratterizzare i personaggi. Ecco il grasso e sempliciotto Mr. Joseph Tuggs dire “srimps” invece di “shrimps,” immediatamente corretto dal solerte Cymon che si era dato l'incarico di correggere le cattive abitudini del padre, ma poi egli stesso, in preda all'ansia di calmare la gelosia del capitano Waters, si farà sfuggire ‘They ain’t worth your notice.’ tradendo la sua mediocre educazione. Il ritmo del racconto è caratterizzato da figure retoriche quali ripetizioni di frasi, parallelismi, elisioni; il tono generale è ironico, arricchito da iperboli e giochi di parole basati sull'uso di omonimi, non sempre facili da tradurre. Uno per tutto il termine 'fly' per indicare un tipo di vettura pubblica, ma Dickens non resiste alla tentazione di giocare anche con il significato di 'mosca' e 'volare' che il fonema contiene. E così, per terrorizzare il già terrorizzato Cymon, il capitano Waters si presenta in compagnia del suo amico, il tenente Sloughter, e cioè il tenente Ammazzatutti. Proprio come in una pantomima. Ma la figura retorica principale è certamente la coppia di omofoni che oppone il vecchio Simon al nuovo Cymon, un cambiamento solo apparente, perché il suono è lo stesso, e non basterà a nobilitare quello che nobile non è.


§ L'unica traduzione disponibile di tutta l'opera:
Il grande romanzo di Londra/ Charles Dickens 
Mattioli 1885 (collana Classici)
§ Utile strumento di consultazione questo elenco di personaggi in ordine alfabetico: Who's Who in Dickens  
   





I Tuggs a Ramsgate


Ramsgate Sands - William Powell Frith, 1852 to 1854


Tempo fa, in una stradina sulla riva del Surrey del Tamigi, a tre minuti di cammino dal vecchio ponte di Londra, viveva Mr. Joseph Tuggs – un ometto dalla faccia scura, capelli lucidi, occhi ammiccanti, gambe corte, e un corpo di considerevole spessore, se misurato dal bottone centrale della parte anteriore del suo panciotto fino ai bottoni ornamentali sulla parte posteriore. La figura dell'amabile Mrs.Tuggs, anche se non perfettamente proporzionata, era decisamente confortevole, e il fisico della sua unica figlia, la raffinata Miss Charlotte Tuggs, stava velocemente evolvendosi in quella condizione di rigogliosa pienezza che aveva incantato gli occhi e catturato il cuore di Mr. Tuggs in gioventù. Mr. Simon Tuggs, il suo unico figlio, e unico fratello di Miss Charlotte Tuggs, era diverso dal resto della famiglia sia per costituzione fisica che per forma mentale. Nel suo volto pensieroso c'era quell'allungamento e nelle sua gambe interessanti quella tendenza alla debolezza che sono senza ombra di dubbio sintomo di una grande mente e di una disposizione romantica. Anche i tratti più insignificanti della personalità di un tale individuo, suscitano un interesse non trascurabile nelle menti speculative. Di solito appariva in pubblico indossando scarpe bizzarre e calze di cotone nero, e risultava particolarmente affezionato ad un completo di seta nera, senza cravatta o ornamento di alcun genere.

venerdì 1 luglio 2016

Il cactus


Non c'è cactus senza spine...


The Cactus (Il cactus) è un breve racconto scritto da O. Henry* (pseudonimo di William Sidney Porter, 1862-1910) probabilmente nel 1882 e pubblicato nel suo ultimo libroWaifs and Strays’ nel 1917.
Il protagonista della storia, Trysdale, è un giovane uomo egoista arido e insensibile, che per la prima volta nella sua fatua vita deve ammettere la sconfitta: la giovane donna a cui “aveva chiesto di salire con lui sul suo piedistallo e di condividere la sua grandezza...si è appena sposata con un altro. Di ritorno dalla cerimonia insieme al fratello della sposa, nel suo appartamento da scapolo ripercorre con la mente le fasi del corteggiamento cercando di capire come mai lei “… così modesta (si disse), così infantile e devota, e (avrebbe giurato una volta) così sincera,” si fosse improvvisamente allontanata da lui proprio nel momento in cui credeva di averla conquistata. Solo alla fine, grazie ad un raffinato coup de theatre che sa tanto di contrappasso, si renderà conto che la risposta era sempre stata lì, sotto i suoi occhi.
Interessante la tecnica narrativa di questo breve racconto, che sembra anticipare inconsapevolmente le istanze del modernismo novecentesco, in particolare il trattamento del tempo narrativo che mette in contrapposizione il tempo esteriore, che qui coincide con il tempo reale in quanto scandito dai dialoghi, con il tempo interiore. Fedele al postulato iniziale secondo cui “La cosa più notevole del Tempo è che sia così puramente relativo,” la parte centrale del racconto è un lungo flash back del protagonista riportato in terza persona da un narratore onnisciente. Nel breve spazio di tempo che Trysdale impiega a togliersi i guanti, gli passa davanti agli occhi tutta una vita ed è costretto, per la prima volta, a prendere atto dei suoi macroscopici limiti.

*Per un analisi iù approfondita dell'autore e del suo stile consiglio di leggere il mio post Il riscatto di Capo Rosso.
 

Utile lettura su You Tube, che da contemporaneamente il testo del racconto.



Il cactus

di

O. HENRY


Epiphyllum anguliger (as Phyllocactus darrahii)

La cosa più notevole del Tempo è che sia così puramente relativo. E' opinione comune che all'uomo che annega venga concessa una gran quantità di ricordi, e non è incredibile che si possa rivivere un intero corteggiamento mentre ci togliamo i guanti.

lunedì 13 giugno 2016

Il bambino rapito dalle fate


Una favola nera





Il bambino rapito dalle fate (The Child that went with the Fairies), di Joseph Sheridan Le Fanu, fu dapprima pubblicato in forma anonima nella rivista settimanale di Dickens All the Year Round nel 1869-1870. La storia fu poi inclusa da M.R. James nella raccolta 'Madam Crowl's Ghost and Other Tales of Mystery', (G. Bell & Sons, 1923).
Ancora una volta Le Fanu trae ispirazione dal folklore e dalla storia irlandese. Il racconto si apre con la descrizione di un paesaggio aspro e desolato, che, nel 1689, era stato la scena dell'ultima, disperata rivolta contro gli inglesi, finita in un bagno di sangue che aveva decimato e messo in fuga il fior fiore dell'aristocrazia irlandese e lasciato il paese in una misera così nera che nel 1729 Jonathan Swift scrisse il pmaphlet satirico A Modest Proposal per denunciare le condizioni di vita della sua gente, suggerendo come soluzione paradossale quella di vendere i bambini poveri ai ricchi proprietari anglo-irlandesi come carne da mangiare, dopo averli debitamente ingrassati. La satira scatenò le ire dei moralisti e degli ipocriti, che preferirono attaccare Swift piuttosto che ammettere una scomoda verità, e cioè che i bambini irlandesi erano falcidiati dalla malnutrizione, come pure era molto alta era la percentuale di bambini rachitici e malaticci, che la povera gente giustificava con la fiaba consolatoria dei changeligs, creature malate e deformi che le fate mettevano al posto dei bambini sani e belli. E questo racconto si può considerare una variazione sul tema.
I protagonisti sono la vedova Mary Ryan, “Povera in una terra di povertà,” e i suoi quattro figli. La famigliola vive in una misera capanna ai piedi del Lisnavoura “La misteriosa collinetta della 'brava gente' “ come venivano comunemente chiamati fate ed elfi. E contro i loro malefici la povera donna ha adoperato tutti i rimedi della tradizione, dall'acqua santa ai ferri di cavallo. Ma invano, un pomeriggio, al calar del sole, Billy, il bambino più piccolo con i capelli biondi e grandi occhi azzurri…. ragazzo molto bello…. aveva i colori luminosi della salute e lo sguardo di una schietta semplicità che non appartiene ai ragazzini di città della stessa età,attira l'attenzione di una misteriosa principessa in viaggio nella sua carrozza di antica foggia... tutta un luccichio di colori, dorati e sgargianti.La principessa è accompagnata da un'inquietante dama di compagnia, una donna nera che indossa un turbante multicolore e il cui viso scarno rassomiglia ad un teschio, e che ricomparirà brevemente anche nella Carmilla. Quando la principessa, con i suoi modi suadenti, convince Billy a salire in carrozza, la dama nera “... prese il ricco fazzoletto di seta e oro che teneva tra le dita e se lo portò alle labbra e sembrò spingerlo quasi tutto nella sua grande bocca… per soffocare le risate...a suggerire, forse, una famelicità di tipo sessuale. La carrozza, diretta verso il Lisnavoura, sparisce in un misterioso turbine di polvere e i suoi familiari non rivedranno più il piccolo Billy. Solo i fratellini più piccoli vedranno, in più occasioni, “il faccino di Billy spiarli dalla porta con un'espressione maliziosa,” Egli ha ormai perso l'antica ingenuità, e quando i fratellini corrono ad abbracciarlo, sparisce con un sorriso beffardo. E' come sospeso fra due mondi, e questa contraddizione alla fine lo consumerà. Nell'ultima apparizione ormai non è che un pallido ectoplasma “... a piedi scalzi e lacero, e aveva un aspetto pallido e affamato.Di lui non resterà nemmeno una tomba a ricordarlo, se non l'ombra cupa del Lisnavoura.


Curiosità:
Il mito del changeling è presente anche nel folklore italiano. Nel 1902 Luigi Pirandello scrisse la novella Il figlio cambiato, da cui trasse La favola del figlio cambiato, una composizione favolistica del 1932 rappresentata per la prima volta con la musica di Gian Francesco Malipiero nel gennaio del 1934 a Braunschweig.
Changeling è un film del 2008 diretto da Clint Eastwood e interpretato da Angelina Jolie, ambientato nella Los Angeles degli anni '20.



Il bambino rapito dalle fate
di
Joseph Sheridan Le Fanu



 Thatched Cottage, 1880 - Van Gogh



A est della vecchia città di Limerick, a circa dieci miglia irlandesi sotto la catena montuosa conosciuta col nome di Slieveelim hills, famose per ave offerto riparo tra le loro rocce e gole a Sarsfield* quando le attraversò durante la sua coraggiosa calata contro i cannoni e le munizioni di re Guglielmo, che stavano per raggiungere l'esercito assediante, corre una strada molto vecchia e stretta. Questa connette la strada da Limerick a Tipperary con la vecchia strada da Limerick a Dublino, e si snoda lungo paludi e pascoli, colline e gole, villaggi dai tetti di paglia e castelli senza tetto, per circa venti miglia.
Costeggiando le aspre montagne di cui vi ho parlato, in un tratto diventa singolarmente solitaria. Per più di tre miglia irlandesi attraversa un'area abbandonata. Alla sua sinistra, andando verso nord, si stende una vasta palude nera, dalla superficie piana come un lago e delimitata da un bosco ceduo, mentre a destra si erge una frastagliata catena montuosa, ricoperta dalla brughiera, percorsa da strisce di roccia grigia che ricordano il profilo aggressivo e irregolare di una fortificazione, e attraversata da numerosi crepacci, che qui e là diventano delle gole rocciose e alberate, che si allargano man mano che si avvicinano alla strada. Un misero pascolo, dove qua e là brucavano poche pecore o qualche vacca, fiancheggiava questa strada solitaria per alcune miglia, e all'ombra di una collinetta e di due o tre grandi frassini, c'era, non molti anni fa, il piccolo cottage di una vedova chiamata Mary Ryan. 

mercoledì 27 aprile 2016

Mr. Skelmersdale nel paese delle fate


Uno straniero in paradiso


Pubblicato nel 1903, Mr. Skelmersdale nel paese delle fate (Mr. Skelmersdale in Fairyland) è un'insolita incursione di H. G. Wells, padre della moderna fantascienza, nel paese incantato delle fate. Protagonista della magica avventura è un giovane aiuto droghiere, Mr. Skelmersdale appunto, la cui unica aspirazione è quella di possedere un negozietto tutto suo e sposare la sua capricciosa fidanzatina Millie, che lui prosaicamente definisce molto rispettabile.” Ma in una magica notte di mezza estate, dopo un futile litigio con la fidanzata, Mr. Skelmersdale vaga senza meta sulla collina che domina il paesaggio del piccolo villaggio e che altro non è che una di quelle antiche sepolture preistoriche, che con le loro gallerie e camere funerarie, sono probabilmente all'origine delle leggende sul 'piccolo popolo'. E qui, il nostro Endimione1 in dodicesimo, attira l'attenzione della regina delle fate, che se ne innamora e lo fa trasportare nel paese delle fate, un mondo iperuranio dove il cielo e le stelle non si vedono:
Quando si svegliò, si trovò sul più morbido tappeto erboso su cui avesse mai dormito prima e sotto l'ombra di alberi scurissimi che nascondevano completamente il cielo. Infatti, nel paese delle fate, così pare, il cielo è sempre nascosto… Ma nonostante tutto, sotto quegli alberi c'era luce, e sulle foglie e tra la zolla erbosa brillava una moltitudine di lucciole, belle e splendenti.
 E' un mondo incantato pieno di creature meravigliose che trascorrono il loro tempo a giocare e amoreggiare. A governarli è la bellissima e dolcissima regina delle fate, un mix incantevole di innocenza e sensualità:
Indossava un abito verde trasparente, e intorno al suo vitino c'era un'ampia cintura d'argento… Il mento e le guance e la gola avevano i lineamenti dolci di un bambino.”
Ma Mr. Skelmersdale ricorda soprattutto il modo in cui si muoveva.
 Se per i vittoriani la riscoperta delle fiabe popolari, e in particolare del mondo delle fate e degli elfi, come nel recupero del folklore irlandese ad opera del poeta Yeats, significa fuggire dal materialismo trionfante dell'era industriale, in questo piccolo racconto il mondo delle fate è un giardino dell'Eden dove elfi e fate amoreggiano in allegria e la regina delle fate rapisce e seduce il povero Mr. Skelmersdale, facendosi gioco del puritanismo vittoriano che con il suo rigido e ipocrita codice morale, le sue crinoline e cuffiette, mortificava la donna non solo da un punto di vista etico-sociale, ma anche e soprattutto fisico.
Ma Mr. Skelmersdale è così prigioniero dei suoi pregiudizi che è assolutamente incapace di cedere al desiderio e solo troppo tardi, quando la regina delle fate lo rimanderà al suo piccolo mondo, si renderà conto di essersi innamorato anche lui e di dover vivere per sempre con il rimpianto di ciò che ha perduto.


Libri cosigliati: 
                   
I Racconti delle fate
Traduzione dal francese di Carlo Collodi
Biblioteca Adelphi
1976, 4ª ediz., pp. XX-308 , 12 tavv.












Se preferite, ecco il link per una bella edizione in PDF




Mr. Skelmersdale nel paese delle fate

di
H.G. Wells

Arhur Rackham - Comus

C'è un uomo in quel negozio,” disse il dottore, “che è stato nel paese delle fate.”
Sciocchezze!” dissi, e voltai la testa per dare un'occhiata al negozio. Era il solito negozio di campagna con l'ufficio postale, il filo del telegrafo sulla facciata, padelle di zinco e spazzole all'esterno, stivali, stoffa per camicie e carne in barattolo in vetrina.
Mi racconti tutto,” dissi dopo una pausa.
Io non so niente,” disse il dottore. “E' uno zoticone qualunque – si chiama Skelmersdale. Ma tutti quanti qui in giro ci credono come se fosse la Bibbia.”
Dopo un po' ritornai sull'argomento.
Non ne so niente,” disse il dottore, “e non VOGLIO saperne niente. L'ho curato per un dito rotto – partita di cricket sposati contro scapoli – ed è stato allora che ho saputo di questa sciocchezza. Questo è tutto. Ma questo le fa capire con che sorta di gente ho a che fare, almeno, eh? E' un piacere inculcare idee moderne sull'igiene a gente come questa!”

mercoledì 16 marzo 2016

Processo per omicidio


Chi fa per sé fa per... tredici! 


A Trial For Murder di Charels Dickens, è un racconto soprannaturale di delitto e castigo con lo spirito di un uomo assassinato che ritorna sulla terra per assicurarsi che il suo assassino venga condannato a morte. Fu scritto a quattro mani insieme a Charles Allston Collins (Londra, 25 gennaio 1828 – Londra, 9 aprile 1873), marito dell'ultima figlia di Dickens, Kate Perugini (dal nome del secondo marito). Collins fu scrittore e pittore associato alla confraternita dei Preraffaelliti e fratello minore del più famoso Wilkie Collins, considerato l'inventore del romanzo giallo e grande amico di Dickens.
Ancora una volta Dickens pone mano ad un racconto del soprannaturale, quasi a sfidare quella “mancanza di coraggio" dei suoi contemporanei a confrontarsi con l'inesplicabile, come egli denuncia nel paragrafo introduttivo. Ma in questo racconto si incrociano due diversi generi narrativi, da una parte quello del soprannaturale, dall'altra quello del courtroom thriller. La vicenda, infatti, si svolge per buona parte nell'aula dell'Old Bailey dove lo spettro della vittima, visibile solo al narratore, riesce a smontare le tesi della difesa e ad influenzare il verdetto della giuria di cui diventa il tredicesimo giurato, in un crescendo di 'effetti speciali' fino al colpo di scena ultimo.




Processo per omicidio

Noto anche come Cum Grano Salis, Il tredicesimo giurato, Preso con un granello di sale, Processo per omicidio

di

Charles Dickens, 1865




Ho sempre notato una diffusa mancanza di coraggio, anche tra persone di intelligenza e cultura superiori, quando si tratta di parlare delle loro esperienze psicologiche se quelle sono state fuori dall'ordinario. Quasi tutti gli uomini temono che quello che potrebbero raccontare al proposito rischierebbe di non trovare l'eguale o una corrispondenza nella vita interiore dell'ascoltatore, e potrebbe dare adito a sospetto o ilarità.

domenica 21 febbraio 2016

Follemente Fahrenheit


Dr. Jeckyll / Mr. Robot




Follemente Fahrenheit (titolo originale: Fondly Fahrenheit; altri titoli: Furiosamente Fahrhenheit, Fervidamente Fahrenheit) è un breve racconto di fantascienza scritto nel 1954 da Alfred Bester* e adattato per la televisione nel 1959 con il titolo Murder and the Android, tra gli interpreti anche Terry Savalas. 
 
L'idea di partenza è quella di ironizzare sulle famose tre leggi dellarobotica elaborate da Asimov già negli anni '40, raccontando le vicende di un androide multi-attitudini e del suo inetto proprietario James Vandaleur. I due vivono una strana simbiosi che li rende necessari l'uno all'altro: Vandaleur non riuscirebbe a sbarcare il lunario senza il lavoro del suo sofisticato androide multi-attitudini, quest'ultimo può contare sulla protezione del suo proprietario, qualunque cosa faccia. E qui è il problema, perché a dispetto delle direttive di ordine etico incorporate nella sua sintesi, l'androide inizia a comportarsi in modo violento, costringendo lo strano duo a fuggire da un pianeta all'altro per non essere arrestati. Man mano che la narrazione procede, il racconto prende sempre più le caratteristiche di una detective story, volta a scoprire la causa del comportamento violento dell'androide. Anche lo stile narrativo scarno, con dialoghi essenziali, ricco di onomatopee richiama molto quello delle detective story e dei fumetti d'azione. Ma ciò che contribuisce a creare l'atmosfera generale di straniamento è il continuo passaggio di prospettiva da Vandaleur all'androide e vice versa, tanto che a volte è difficile distinguere tra i due, che si scambiano non solo punto di vista e pronomi personali, ma anche tic linguistici, come la filastrocca che l'androide canta quando si accinge a commettere un delitto, dettaglio che richiama un'altra sinistra filastrocca, quella che una bambina canta all'inizio del del film di Fritz Lang M - Il mostro di Düsseldorf (M - Eine Stadt sucht einen Mörder, 1931), capolavoro dell'espressionismo tedesco.


*Alfred Bester (New York 1913 - Doylestown, Pennsylvania, 1987) è considerato uno dei maggiori innovatori della fantascienza contemporanea, anche se la sua produzione letteraria non è corposa come quella di autori quali Isaac Asimov o Arthur C. Clark. Tra le sue opere si annoverano famosi racconti (Furiosamente Fahrenheit, Stella della sera, Il signor Pi) e alcuni romanzi considerati pietre miliari del genere fantascientifico, tra cui L'uomo disintegrato (1952), Destinazione stelle (1956), noto anche come La tigre della notte, Connessione computer (1975), I simulanti (1981) e Psyconegozio, uscito postumo nel 1998. È stato anche sceneggiatore di fumetti per la DC Comics scrivendo storie di Superman, Lanterna Verde, l'Uomo mascherato e Mandrake.


Follemente Fahrenheit

di
Alfred Bester, 1954




Lui non sa chi di noi siamo oggi, ma loro conoscono una verità. Non devi possedere niente se non te stesso. Devi fare la tua vita, vivere la tua vita e morire la tua morte… altrimenti morirai quella di un altro.

venerdì 22 gennaio 2016

Il conte Magnus



Non svegliare il conte che dorme





Ecco un altro conte da aggiungere alla lista dei vampiri: Il conte Magnus (CountMagnus), considerato uno dei migliori racconti di M. R. James e pubblicato nella raccolta Ghost Stories of an Antiquary, 1904. Questa volta non siamo nei Carpazi, ma nelle gelide latitudini scandinave, e precisamente in Svezia, “una regione quasi sconosciuta agli inglesi di quaranta anni fa” ma che James, viaggiatore appassionato, aveva avuto modo di visitare e di cui aveva imparato la lingua (oltre al danese - sarà un ottimo traduttore di Hans Christian Andersen - al copto, l'ebraico, e il siriaco). Anche in questo racconto l'orrore è sapientemente costruito attraverso citazioni colte tratte dalla Bibbia e da libri rari che solo un antiquario raffinato come M. R. James poteva padroneggiare con tanta abilità.
Il meccanismo narrativo è ormai collaudato: c'è un narratore in prima persona che viene casualmente in possesso del diario di viaggio di un solitario turista inglese, Mr Wraxall, in visita alla dimora avita di un'antica e nobile famiglia svedese (realmente esistita), i De la Gardie, alla ricerca di documenti da inserire in una specie di guida turistica. Mr Wraxall resta particolarmente impressionato da alcuni misteriosi frammenti scritti del capostipite, il conte Magnus, appunto, che ai suoi tempi si dilettava di alchimia e magia, e resta come ipnotizzato dall'energia che scaturisce dal suo ritratto, tanto che dentro di lui incomincia a sorgere il desiderio di incontrare il conte.
Mr Wraxall, uomo curioso oltre che solitario, interroga il suo albergatore al riguardo del conte per scoprire dettagli folcloristici da inserire nella sua guida. Viene così a sapere che il conte era uomo poco amato per la sua crudeltà verso i contadini e la sua memoria suscita ancora terrore a causa di un misterioso pellegrinaggio nero da cui aveva riportato qualcosa o qualcuno veramente raccapricciante. Incalzato dalle domande di Mr Wraxall, l'oste gli racconta la fine orribile fatta da due uomini che erano andati a cacciare di frodo nei boschi del conte dopo la sua morte. Uno dei due morirà dopo una terribile agonia, mentre il cadavere dell'altro viene ritrovato orribilmente mutilato: “...ma ora la sua faccia non c'era più, perché la sua carne era stata succhiata via dalle ossa.” Paese che vai, vampiro che trovi.
Ma ciò che attira maggiormente la curiosità del nostro turista è lo strano mausoleo ottagonale attaccato alla chiesa del paese dove il conte Magnus riposa in un sarcofago di rame ornato da misteriose incisioni, tra cui l'immagine di una creatura mostruosa, bassa e tentacolare, avvolta in un mantello con cappuccio che insegue un uomo in preda ad un raptus di follia, mentre un misterioso uomo avvolto in un mantello con in testa un cappello a tese larghe, osserva la scena dall'alto di una collina. Preso da una specie di trance, Mr Wraxall inizia ad invocare il conte, quando ad un tratto gli sembra che il sarcofago si apra. A questo punto se ne fugge via terrorizzato, e prendendo a pretesto alcuni suoi affari urgenti, se ne ritorna in Inghilterra. Durante il viaggio in nave le sue allucinazioni peggiorano al punto che gli sembra di rivede in ogni passeggero le due misteriose figure incise sul sarcofago. Giunto in Inghilterra, si reca in carrozza ad un piccolo villaggio in cerca di un po' di pace, ma ad un incrocio, altro luogo magico per eccellenza, rivede quelli che ormai considera i suoi persecutori. Ora si rende conto di aver risvegliato con le sue invocazioni forze misteriose e malvagie, e due giorni dopo morirà, completamente solo in una piccola stanza ammobiliata, gridando: “Che cosa ho fatto?” e “Non c'è speranza?” L'autore non dice chiaramente come è morto Mr Wraxall, ma ce lo fa intuire attraverso le reazioni della giuria venuta a stabilire le cause della sua morte e che sono identiche a quelle degli uomini che avevano ritrovato il cadavere del bracconiere nella foresta del conte Magnus.






Il conte Magnus

di

M. R. James







In che modo mi siano venute tra le mani le carte da cui ho tratto la storia che segue, è l'ultimo punto di cui il lettore verrà a conoscenza in queste pagine. Ma è necessarie precisare qual è la forma in cui possiedo i miei estratti.